Stephane Peterhansel

Dopo aver scritto di Sabine, genio padre del Raid-Dakar e dopo aver parlato di Auriol che ci ha emozionato con le sue imprese nel deserto, come possiamo esimerci dal far conoscere colui che ha reso la Dakar il suo mondo, pieno di sensazioni ed emozioni uniche, trasmesse a noi "mortali" attraverso le sue imprese?
Stiamo parlando di "Peter" all'anagrafe Stéphane Peterhansel il più titolato e incontrastato rider d'Africa.

Stéphane nasce a Échenoz-la-Méline il 6 agosto 1965, a otto anni riceve in regalo da papà la sua prima moto. E' amore a prima vista; complici anche gli immensi spazi collinari e le piste di motocross attorno al suo paese natale che diventano il suo parco giochi naturale di formazione. 
In gioventù, passione ed emozioni sono divise tra motocicletta e gare di skate tanto da diventare a 14 anni, in quest'ultima disciplina,  campione di Francia.
"....Questa è stata la mia passione principale; ho trascorso molti dei miei fine settimana e delle mie serate...."
Nel 1980 all'eta di 15 anni decide che ormai i tempi sono maturi per dedicarsi completamente al motociclismo, ma non potendo ancora avere regolare licenza per le competizioni, spesso per placare la sua anima affamata di passione per il correre, si trova a gareggiare -con ottimi risultati- sotto mentite spoglie, utilizzando l'identità del padre e ritrovandosi il più delle volte squalificato a fine gara.
L'anno successivo, avendo finalmente i requisiti, s'iscrive al Campionato Francese di enduro e se lo aggiudica alla guida di una Husqvarna.
Da qui in poi Peter sarà un puro "rullo compressore" di successi; pensate che il titolo francese lo vincerà per altre dieci volte.
Ma ciò che lo proietta nell'olimpo dei centauri sono state le sue vittorie al prestigiosissimo non che arduo Raid d'Africa...la Paris-Dakar.
Nel 1987 entra a far parte dello squadrone Yamaha con gli amici Auriol e Neveu.
L'anno successivo partecipa alla sua prima Dakar classificandosi 18°, ma gli bastano pochi anni di apprendistato per aggiudicarsi il primo posto in questa avventura.
Sì perchè nel 1991 di questo si tratta: l'ultima vera Dakar, essenza pura dell'esploratore sognatore capace di adattarsi improvvisare e raggiungere lo scopo.
E questo è riuscito a fare Stéphane: incarnare lo spirito dell'esploratore.
Si aggiudicherà in seguito le edizioni più tecnologiche del 1992, 1993, 1995, 1997 e 1998 dove la concorrenza è più agguerrita grazie all'aiuto alla navigazione dato dal GPS, conquistando il primato di vittorie in moto. Tutti i sei titoli conquistati con la stessa casa motociclistica, la Yamaha.
A causa di dolori fisici, per colmare il suo mal d'Africa, decide di passare alla guida delle auto, partecipando all'edizione del 1999 della Dakar con la Nissan, ma bisogna aspettare fino al 2004 dove a bordo di una Mitsubishi conquista la vittoria bissata poi l'anno successivo e riconquistando l'iride anche nel 2007 facendolo diventare il pilota che ha vinto più Rally Dakar in assoluto.
Stéphane Peterhansel e la Dakar, un binomio sempre vincente destinato a rimanere nella storia e conclusosi con la vittoria del 2007.
Sì, perchè adesso la Dakar, quella Sud Americana -che per altro ha conquistato nel 2012- non è più quella Dakar dei grandi deserti che è stata capace di regalargli infinite emozioni e senzazioni.
"...Arrivare al Lago Rosa di Dakar dopo quindici giorni di gara e quasi 8000 km, è già di per sè una grande vittoria per chiunque. Arrivarci davanti a tutti poi è un emozione ancora più grande. Ormai dovrei esserci abituato, ma ad ogni edizione c'è sempre qualcosa di nuovo, di diverso, che rende la vittoria speciale."  
Peter è un grande sportivo, un grande uomo determinato, freddo calcolatore nel raggiungere i suoi obiettivi, ma capace di godersi tutte le emozioni che la sua carriera gli ha offerto, sicuramente una forma di espressività da prendere come esempio.

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