Intervista a Niccolò Canepa

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Abbiamo il piacere di porre alcune domande ad uno dei giovani piloti italiani che ha dimostrato di avere un grande talento ma dopo la conquista del titolo Stock 2007 non ha raccolto quello che le sue capacità gli avrebbero permesso di ottenere. Quest'anno torna in quel campionato che lo ha lanciato con un unico obiettivo: vincere.  Ecco l'intervista a Nicolò Canepa.

Buongiorno Niccolò, innanzitutto come stai ? Benissimo direi! Sono da poco tornato dalla Spagna dopo aver fatto degli ottimi test.

Quest'anno ritorni in quella categoria che ti ha visto trionfare nel 2007, puoi spiegarci i motivi di questo passaggio ? Ad alcuni potrebbe sembrare un passo indietro, ma per me non è così. La Superbike come la intendiamo oggi nel 2014 cambierà e si avvicinerà molto alla Stock che guiderò quest'anno. Non era facile per me trovare una squadra ufficiale in questo periodo di crisi, allora ho preferito puntare sulla Stock e cercare di vincere il campionato per poi passare da protagonista in Superbike nel 2014.

Il contatto con la moto e il nuovo team com'è stato? E' andato tutto alla perfezione! Con i ragazzi c'è stato subito un ottimo feeling, e anche la moto mi sta dando delle soddisfazioni. Ovviamente i test servono proprio a questo, cioè a "cucirsi" la moto addosso e a creare il giusto rapporto con meccanici ed ingegneri. Sicuramente la moto ha bisogno di ancora un pò di sviluppo, ma stiamo lavorando nella giusta direzione.

Obiettivo 2013? L'obiettivo per il 2013 è sicuramente ambizioso. Voglio cercare di bissare il risultato ottenuto nel 2007, e sono convinto che con questa squadra e con questa Ducati, l'obiettivo sia raggiungibile. Ovviamente non sarà facile perchè gli avversari sono agguerriti e non regaleranno nulla, a partire dal mio compagno di squadra, Eddi La Marra, che ha finito secondo nella coppa del mondo lo scorso anno. Avere però un compagno di squadra forte è uno stimolo in più ed inoltre un modo per lavorare e sviluppare la moto ancora più velocemente.

La tua carriera inizia come per la maggior parte di piloti attuali con le minimoto, ritieni essere una buona scuola e quali insegnamento ti ha lasciato ? Ricordo con grande piacere il periodo delle minimoto perchè il 90% dei ragazzi contro i quali correvo, adesso sono come me impegnati a fare un campionato del mondo su due ruote. Questo dimostra quanto sia stato utile e propedeutico. Dovizioso, Simoncelli, Pasini, Corti, Giugliano, sono solo alcuni dei bambini con i quali mi scontravo a 9 anni. Le minimoto ti insegnano cosa è una gara e come affrontare le traiettorie e la piega. Ovviamente hanno dei limiti, perchè sono monomarcia e non hanno le sospensioni, ma sicuramente servono moltissimo.

Oggi a 24 anni hai dalla tua una moltitudine di esperienze in diversi campionati, quali gli elementi positivi e quali quelli negativi dei diversi campionati che hai potuto toccare con mano ? Negli anni sono passato dalla Stock alla Supersport, passando per Motogp, Moto2 e Superbike. Sicuramente il campionato al quale sono più legato è il Mondiale Superbike. L'atmosfera che si respira nel paddock è unica e le moto sono estremamente divertenti da guidare. Non posso dire lo stesso della Motogp/Moto2, campionato nel quale conta molto di più la tua nazionalità o la simpatia che susciti nei confronti degli sponsor piuttosto che la manetta. In ogni caso rimane il campionato più importante al mondo, anche se la Superbike sta crescendo in un modo incredibile e non mi stupirei se nell'arco di un paio d'anni ci fosse una inversione di tendenza.

Negli ultimi anni hai cambiato moltissime moto e ti sei trovato in situazioni magari anche fastidiose, è evidente che c'è qualcosa che "non va" nel sistema, quali ritieni essere la causa di una mancata serenità di poter fare un piano programmatico di sviluppo di una moto o anche solo iniziare un campionato e poi portarlo a termine? Il problema principale? I soldi e la scarsa professionalità di alcuni team manager, che vivono alla giornata e sperano che il milione di euro che serve per fare una stagione piova dal cielo. Far andare avanti un team è esattamente come gestire un'azienda, e con la sola passione senza le conoscenze necessarie si fa poca strada. Credo che le organizzazioni dei campionati dovrebbero essere più severe nella scelta dei team che corrono nel campionato del mondo, e che tutelino i piloti. Il mestiere del pilota non è facile, perchè l'infortunio è sempre dietro l'angolo, ma doversi improvvisare anche commercialisti del team non è cosa giusta.

Oggi sembra che per avere una buona moto è più importante avere una valigia piena di sponsor anzichè fare la differenza in pista, come ti poni a riguardo? Purtroppo la tendenza è sempre di più questa. Non si può fare di tutta l'erba un fascio, ma ad esempio in una categoria come la moto2, l'80% dei piloti sono paganti. Questo è profondamente sbagliato, perchè in un campionato del mondo ci si arriva per merito e non perchè "puoi permettertelo". E' come se alle Olimpiadi potessero accedere il 20% di atleti per merito e l'80% perchè pagano. Non avrebbe senso, come non hanno senso alcune categorie motociclistiche oggi. Però i team che non hanno il budget per finire la stagione, preferiscono il pilota che magari va un po meno veloce ma ha degli sponsor. Tutto questo però va a rovinare lo spettacolo e il livello del campionato, che come mondiale, deve essere la massima espressione del talento, e non delle disponibilità economiche.

Nella tua carriera hai vissuto emozioni intense, quale la più grande? Credo che vincere la Coppa Del Mondo sia stata la più grande e la più intensa. Mi piacerebbe riprovare le stesse emozioni.

Tuttavia sono le difficoltà che fanno cresce e maturare e magari trovare una forza interiore che prima non c'era, hai passato momenti difficili e come ne sei uscito con quale nuova consapevolezza ? Il 2010 è stato il periodo per me più difficile, perchè il team per il quale correvo è fallito ed oltre a non aver preso un centesimo di quello che mi dovevano, sono rimasto a piedi per metà anno. Non trovavo più una moto per correre e non pensavo che nel giro di 12 mesi la mia vita potesse cambiare così tanto in peggio dopo tutto quello che avevo dimostrato. Ma ho avuto la forza di ripartire e fare 5 passi indietro con umiltà. Se hai il talento, non puoi essere dimenticato e io ho lottato e sto lottando per dimostrarlo.

Com'è cambiato l'ambiente da quando hai iniziato ? Ho iniziato che avevo 14 anni ed era tutto un gioco per me. Poi con gli anni ho capito che non è più un gioco, perchè molte persone sono spietate e non guardano in faccia nessuno, soprattutto in questi ultimi anni, perchè la crisi ha creato tante difficoltà nel mondo delle due ruote e chi lotta per sopravvivere si incattivisce per definizione.

Puoi dirci l'aneddoto sul tuo numero? Il 59 lo ho usato dalla mia prima gara in minimoto. era il numero che usava mio padre quando correva in coppia con il grandissimo Gianfranco Bonera, un amico ed un incredibile pilota.

Riesci sempre a conciliare la professione con l'università ? Non è facile perchè gli impegni sono tantissimi, sempre di più. Però la laurea è un obiettivo che voglio raggiungere prima o poi.

Il nostro sito parla di emozioni, quali ti piacerebbe vivere ? Io vivo dell'adrenalina che mi da la moto ogni volta che la guido. Non posso farne a meno ed è la mia benzina per vivere tutti i giorni.

In bocca al lupo per questa stagione che sta iniziando.

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