Intervista a Lucio Pedercini

 pedercini

Ci sono personaggi che sono parte integrante di un sistema e di una organizzazione. Nelle SBK una presenza ormai consolidata da molti anni è quella del Team Pedercini. Abbiamo il grande piacere, dopo la partenza dell’ennesimo mondiale che anche quest’anno li vedrà impegnati su più fronti, di intervistare Lucio Pedercini team manager di uno dei team privati in sbk che ogni anno cerca di sfidare i colossi di questa categoria e che nel mondiale Superstock lo vedrà come team ufficiale Kawasaki.

Buongiorno Lucio, i tuoi inizi nel nostro sport ti vedono come pilota anche della 500, quali sono le emozioni dietro al muretto box rispetto a quelle che si hanno mentre si guida.

Quando sei pilota tutti ti seguono ed il protagonista diretto sei tu, con le tue responsabilità di prestazione e con delle emozioni intensissime. Le emozioni che vivi da manager sono molto diverse e sono vissute in maniera diversa, posso comunque dire che l’esperienza da pilota mi è servita molto in questa professione perché riesco a decifrare il linguaggio dei piloti, con tutti i pro e i contro che ci possono essere. E’ difficile che un pilota possa venirmela a raccontare.

Come sarà questa nuova stagione per il team Perdercini, quali gli impegni?

Stiamo per partire con una stagione che vede impegnato il team con 2 piloti in sbk, 4 in superstock e 2 nel campionato italiano, l’impegno è notevole e questo significa che non c’è sabato, domenica o feste comandate. Si fa tutto questo perché c’è la passione , ma oltre alla passione faccio anche i conti con la penna e con la nostra realtà che comunque è piccola ed ha un gap grande con le case ufficiali. Se ho la gamba che può fare un passo da 1 metro al massimo lo faccio da un metro e venti e non mi metto certo a fare passi da 4 metri.

L’introduzione di nuove tappa nel mondiale per i team privati sono una opportunità o un discriminate.

Fino al 2013 sarà un costo che dovremmo sobbarcarci, poi non so come sarà il 2014 ma mi auguro che venga adottato la stessa linea della motogp in cui le trasferte sono rimborsate.

Quindi non sei particolarmente prevenuto con la gestione Dorna,pensi che possa mettere un freno a uno degli elementi negativi della gestione SBK di questi anni, ossia la poca accortezza nel far iscrivere team con assenza di garanzie a concludere i campionati. Mi riferisco a team che si iscrivevano e poi magari a metà stagione abbandonavano per mancanza di budget.

Diversi team hanno interrotto la stagione lasciando a casa meccanici e maestranze con tutte le conseguenze del caso. Non c’è mai stata una considerazione sotto tale aspetto, nel mio caso non hanno mai tenuto conto che in 10 anni di sbk non ho mai saltato una gara, e solo un anno fa ho ricevuto lo stesso trattamento riservato a quei team che han fatto una sola stagione e poi non si non più iscritti o non hanno finito il mondiale. Lo stesso trattamento di team che magari i soldi degli sponsor se li sono messi in tasca per poi a metà stagione andarsene.

Una tutela che potrebbe venire da Dorna? Loro sotto questo aspetto hanno maggiore professionalità, possono magari mettere un muro tra motogp e moto2 ma tutelano l’ambiente e le persone che ci lavorano. Ho vissuto momenti in cui avevo già pronta la firma con piloti e meccanici di un buon livello ma poi altri team hanno offerto loro incredibili offerte per spingerli a firmare, poi però queste faraoniche offerte non hanno avuto riscontro, però nel frattempo hanno sottratto i meccanici migliori per la stagione. Non è bello per un ambiente se ci sono team che hanno debiti con meccanici e fornitori. Dal mio punto di vista, specie in questo momento di crisi in cui la gente non crede più alle favole, penso che non è stato un male questa acquisizione. Alla fine la gestione dorna è una garanzia sotto questo aspetto.

Quanto ha influito l’attuale crisi nella raccolta di sponsor con la crisi.

Ne ho persi tanti, sponsor che col tempo sono diventati amici ed oggi alcuni di loro sono anche costretti a fare la cassa integrazione. Tuttavia sono riuscito a trovarne di nuovi e comunque ho aiuti da Kawasaki.

Già Kawasaki, quali sono i rapporti con la casa?

Per il campionato sbk la casa ha il proprio team diretto dal Giappone e noi siamo un team satellite, mentre per la stock si appoggia a Kawasaki Europa e noi siamo il team di riferimento. Per il mondiale sbk ci danno del materiale ma come contratto non ho nulla. Quest’anno in quanto teamufficiale l’obiettivo è vincere la Stock.

Sempre più spesso sentiamo parlare di piloti con la valigia, puoi dirci la tua esperienza? E’ un discorso complesso, in un campionato sbk un pilota sconosciuto contribuisce al budget del team e penso sia giusto, una scelta per tutelare tutta la struttura e raggiungere il budget. Questa ormai è prassi consolidata in tutti i campionati e anche nel nostro caso si chiede al pilota di contribuire, compatibilmente con i singoli casi, tuttavia personalmente non ho mai sposato completamente questa linea, spesso sono riuscito a trovare il budget autonomamente e al pilota non ho chiesto nulla.

Come sono i rapporti con i piloti, esistono rapporti umani o ormai tutto è strumentale al risultato ?

Posso dire di avere vissuto emozioni opposte. C’è stata delusione, amarezza e tristezza quando ad un pilota a cui personalmente ho dato tanto per esempio farlo correre gratis, dargli camper, officina trovargli casa e trattarlo come un figlio, poi ti ferisce quando lo vedi accasarsi in altro team senza un minimo di riconoscenza. Ma c’è stata anche felicità, gratificazioni e sorprese, come nel caso di Mercado.

Puoi raccontarcelo?

Con Mercado la stagione scorsa aveva assicurato un budget da parte dello stato argentino, così mi sono fermato nella ricerca degli sponsor, fatto salvo che della cifra concordata ne è arrivata una decima parte e così per non interrompere la stagione e lasciare a casa tutte le persone che lavoravano ho dovuto sopperire con miei fondi personali. Quest’anno ha ricevuto una offerta per correre gratis ma invece è rimasto con noi ed ha contribuito alla stagione con suoi sponsor. Ancora ricordo le parole di suo padre quando mi ha detto di aver ricevuto offerte per far correre gratis il figlio con tutte le spese pagate, “sono andato da mio figlio e gli ho detto che per quello che ha fatto Lucio e la sua famiglia siamo troppo in debito, non possiamo andare a correre da un’altra parte: cerchiamo qualche sponsor da portargli”. Questa cosa che mi ha gratificato.

E Salom che ha rifiutata la Kawasaky ufficiale che gli avevano offerto dopo l’infortunio occorso a Lascortz?

Eravamo ad Assen, lui è una persona straordinaria come tutta la sua famiglia e mi ha informato di questa proposta. Io gli ho detto di fare quello che voleva, gli ho messo di fronte i pro e i contro di quella scelta e quando la sera mi ha detto “Resto con te” mi ha fatto molto piacere.

Quale ritieni essere l’elemento distintivo del tuo lavoro ?

Faccio questo lavoro con passione, non guardo le festività ed anche l’aspetto economico viene in secondo piano. Io non ho ambizioni di ricchezza, se a me serve 10 per vivere non vado oltre, il resto è solo per le moto, se un anno ho 100, 90 vanno alle moto e se l’anno dopo ho 500, 490 vanno per le moto. Qualche anno fa mi è arrivato uno sponsor da 50 mila euro a metà stagione e non li ho neanche visti, siamo andati subito a fare dei test e il resto materiale aggiuntivo. Mi ritengo di essere un privilegiato e non ho bisogno di comprarmi una Ferrari o grandi cose, la mia famiglia e la mia casa sono già tutto. Cerco di fare il meglio per esserci in questo mondo. E’ la passione che ti permette di superare gli ostacoli.

Com’è cambiato l’ambiente in questi 20 anni?

Ora io mi trovo un pesce fuor d’acqua. Quando ti senti dire che sei uno dei pochi team seri perchè rispettiamo gli impegni e le scadenze con personale e fornitori fa riflettere ma anche mi demoralizza su quello che è diventato questo ambiente. A parte le case ufficiali sento sempre più spesso che sono ben pochi i team privati seri e questo me lo sento dire non solo dagli appassionati ma anche i fornitori che riconoscono nel lavoro mio e della mia famiglia una professionalità e un rispetto negli impegni. Una serie di episodi mi portano a dire che ormai l’ambiente è peggiorato in maniera drammatica. Per il cattivo operato e inettitudine di alcuni si è guastato l’ambiente.

Il nostro sito parla di emozioni, in tanti anni di carriere quali le più intense?

La più bella che ho vissuto è stata la pole a misano nel 2004 mondiale SBK, poi in 20 ani di carriera ce ne sono state tante, i campionati italiani con i miei figli sui podio non hanno prezzo. Tante cose mi hanno emozionato, anche le piccole cose, per dire l’anno scorso a Salt Like City all’uscita de box c’era Wayne Rayne che vedendomi ha alzato la mano, mi ha chiamato vicino a lui e mi ha detto “Lucio io mi ricordo di te quando correvi in 500” è stata una forte emozione, e devo ringraziare mio Padre in primis e poi le altre percose che ho conosciuto nel mio cammino professionle che mi hanno fatto correre nel mondiale 500 ed ho avuto la fortuna di gareggiare con piloti veri, gente con contro palle.

E l’Emozione che vorresti vivere?

Vincere qualcosa come team manager. L’importante però è che tutti nel team, e questo è un insegnamento che mi ha dato la mia famiglia, diamo il 100 per cento. Perché se arrivo decimo ed ho dato il 100 per cento va bene,ma se arrivo quinto ma ho dato l’ottanta a me non piace più.

 
 

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