Intervista a Alex Salvini

Manca poco all'ultimo round del Grand National Cross Country Series e quest'anno ai cancelletti di partenza ci sarà anche il campione mondiale 2013 Enduro 2, attualmente secondo in campionato, nonchè campione italiano enduro per il terzo anno consecutivo Alex Salvini. Abbiamo avuto il grandissimo piacere di poter intervistare il campione prima della partenza per questa nuova avventura..

Buongiorno Alex, vorremmo iniziare la nostra chiacchierata chiedendoti un bilancio di questa stagione.  Posso dire che è stata una stagione a 2 facce. Negativa e positiva. Negativa perché ho avuto tanti infortuni, è stata una stagione molto sofferta dal punto di vista fisico che non mi ha mai permesso di essere in forma al 100%. Positiva perché guardando tutto quello che mi è successo finire secondo nel mondiale è stata una bella conferma. Alla fine ho salvato il salvabile. Ma alla fine il bilancio non è soddisfacente perché non sono mai riuscito a giocarmela fino in fondo.

Ripercorriamo la tua carriera. Come hai iniziato la tua avventura nell’enduro. Molto casualmente alla sei giorni in Cile, si infortunò Albergoni e mi chiamarono 2 giorni prima della partenza per sostituirlo. Partii senza esperienza su una moto che non era mia non sapendo nulla di enduro. Ai tempi facevo motocross ma i risultati furono sorpendenti: terzo nella E1 e vinsi diverse prove speciali, fui sesto assoluto e vincemmo il mondiale. Non so chi altri possa dire di aver vinto la sei giorni al debutto senza mai aver fatto enduro. Dopo questa parentesi continuai col motocross ma fui chiamato nel 2009-2010 sempre per la sei giorni. Andai e fui il miglior italiano e a fine 2010 decisi definitivamente di passare definitivamente a gareggiare nell’enduro non avendo una valida opzione per stare con un team di alto livello nel motocross.

Che differenze hai riscontrato tra queste due fantastiche discipline. Io sono nato con il motocross, ad esso sono ancora molto legato e mi diverto col cross. L’adrenalina del motocross, della partenza gomito a gomito non la trovi da nessuna altra parte. L’enduro da una tensione esagerata quando ci sono delle speciali impegnative e da una scarica di adrenalina altissima, ma diversa rispetto a quella del cross, quando magari sei in quarta piena e passi in un bosco tra gli alberi. La cosa bellissima dell’enduro è il contatto col pubblico. Anche nel cross i tifosi sono a bordo pista ma sono comunque divisi da una rete o da qualcosa che li delimita e li fa star fuori, mentre nell’enduro sono a bordo fettuccia e in alcuni casi sono dentro la pista e si allargano man mano che passi. E’ una emozione incredibile. Quest’anno al Gp Italia è stato indescrivibile. Fare chilometri e chilometri e avere sempre al fianco persone che urlavano e ti incitavano è stato incredibile. 

Una disciplina spettacolare ma forse poco supportata da stampa e media, a tuo avviso quali sono le maggiori criticità?  Il problema dell’enduro attuale è la copertura televisiva: non puoi fare dirette di 7 ore.  Hanno dei format per le televisioni ma ovviamente non sei in diretta e perdi lo stimolo mediatico. Penso comunque che nel futuro si creeranno dei format di gara diversi per sopperire a tutto questo.

Invece quale ritieni essere il valore aggiunto che magari altri sport motociclisti non hanno?  Non dobbiamo dimenticare che nell’enduro ci sono tutte le case motociclistiche e i numeri di vendita queste case li fanno con le enduro, non certo con il cross. La presenza di queste case permette poi di sistemare i piloti.

Può un pilota di media classifica vivere di questo sport.  Diciamo che in questo momento si sta stringendo la cinghia ovunque . Però, a differenza di altri sport a due ruote, i soldi, che magari sono un po’  meno, sono più distribuiti. Nel motocross i top rider prendono un sacco di soldi ma poi c’è un divario enorme con gli altri che prendono pochi soldi. L'impegno di questi piloti è costosissimo e quello che guadagnano serve quasi esclusivamente a coprire i costi delle trasferte. Nell’enduro ci sono meno soldi  ma più equamente divisi.

Anche da voi ci sono casi del pilota con la valigia ? Nell’enduro questo non c’è, al massimo ci sono piloti che corrono gratis. Nel cross invece oltre a una certa posizione per correre devi portare soldi. Fortunatamente non sono ancora ai livelli del motomondiale dove i piloti della moto2 e moto3 devono mantenere i primi 4 piloti della motogp. Nel motomondiale da quel punto di vista c’è tanto fumo ma poca sostanza. Vedendo da fuori sembra un mondo ricco, di investimenti milionari e mega hospitality poi però i meccanici vengono pagati più dei piloti che o corrono gratis o per aver una moto devono portare sponsor o soldi.

Qual è l’aspetto formativo dell’enduro. Per me ogni sport ha qualcosa di formativo ed è una lezione di vita. Al di là degli sport motoristici chi sceglie di praticare uno sport riceve una lezione di vita. Sei costretto a rinunciare a tantissime cose e hai il confronto con gli altri, vivi una sfida con te stesso con la volontà di migliorarti. Poi ci sono le batoste morali e fisiche con cui ti confronti e che ti fanno crescere.

Nello specifico l’enduro può lasciare queste lezioni a un ragazzino? Per me l’enduro andrebbe praticato dopo i 16 anni. Bisognerebbe iniziare con il cross, primo perché la base del motocross ti da una tecnica maggiore, secondo l’essere gomito a gomito poi ti sprona di più, ti mette in condizione di spingerti oltre il limite.  Poi dopo una prima base nel motocross scegliere se passare all’enduro che comunque ti insegna molto a livello di vita perché è faticoso, duro e quando vai in crisi devi andare avanti lo stesso. Ti fa vivere situazioni difficili che ti insegnano tanto.

Parlando di fatica, di tante ore in moto mi viene in mente il rally. Alex Salvini come vede questo mondo? I rally non mi hanno mai entusiasmato quando ero giovane, ma in questi ultimi anni mi stanno incuriosendo.  Il rally non puoi farlo da giovane, non hai la testa e l’esperienza non a caso tutti i rallysti sono più avanti con l’età.  Al giovane non affascina perché è una gara di durata, e invece sei preso dal contatto, dalla velocità mentre andando avanti con l’età cresce la sfida con te stesso che poi è l'essenza del rally, una sfida con te stesso oltre che con gli avversari. Una consapevolezza che può arrivare solo ad una certa età, dai 27 in poi. 

Può essere che tra qualche anno ti vedremo iscritto in un rallyOnestamente mi affascina, se Honda mi proponesse di provare una gara accetterei volentieri.

Noi parliamo di emozioni e non posso che chiederti l’emozione più bella che hai vissuto e quella che vorresti vivere.  L’emozione più bella, può essere banale,  è stata quando ho messo la moto nel parco chiuso e ho avuto la certezza di essere campione del mondo: una liberazione che hai dentro, ti senti più leggero come se avessi 10 chili in meno. Altre grandi emozioni quando ho corso il nazioni e poi la vittoria al Gp d’italia. L’emozioni che vorrei vivere sono quelle di continuare a vivere emozioni, fare esperienze professionali diverse e nuove, a livello personale quella di avere dei figli.

Grazie ad Alex per la disponibilità con l'augurio di vederlo alzare ancora ancora il numero 1 e di fare sempre nuove esperienze.

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