Intervista a Michel Fabrizio

Nel mondo superbike una notizia ha lasciato l'amaro in bocca a tanti appassionati, la mancata possibilità di vedere le gesta sportive di Michel Fabrizio. Una notizia che ha avvalorato la tesi di molti per cui oggi un pilota anzichè buoni risultati è molto più importante abbia sponsorizzazioni o appoggi importanti da portare al team.

Abbiamo il piacere di scambiare quattro chiacchiere con Michel Fabrizio, che da pochi giorni ha assunto un nuovo ruolo, quello di team manager del MF84 team, la nuova squadra di premoto 3 che vede schierata nel Civ il giovanissimo pilota Leonardo Taccini.

Iniziamo la nostra chiacchierata con il chiedere come è nata questa avventura. L'idea nasce dal fatto che oggi sono senza moto e in attesa di avere risposte per rientrare in superbike ho voluto iniziare questo progetto all'insegna dei giovani. Vicino a casa mia c'era un team molto ben impostato e questo ragazzino di 12 anni che voleva correre e a cui la federazione ha dovuto fare una deroga al regolamento per poterlo iscrivere e con loro ho creato questo team.

Quali sono state le tue prime impressioni ? E' un ragazzino che va molto forte, alla prima uscita a Vallelunga, mai visto la pista e mai visto un 125, ha fatto il miglior tempo di giornata. Posso dire che in questa prima uscita le impressioni sono state positive, ha appreso velocemente e ha un'ottima guida.

Che tipo di aiuto e supporto vorresti dargli? Sicuramente la mia esperienza lo aiuterà. Quello che mi piacerebbe trasmettere a lui e a eventuali altri ragazzi, è la passione e soprattutto il restare sempre coi piedi per terra, specialmente i primi anni che devono essere formativi. Troppo spesso si vedono ragazzini che a 13/14 anni dopo aver vinto qualche gara si sentono già arrivati. Quello che vorrei dir loro è che la strada è molto, molto in salita e non ti regala nulla nessuno.

Come ti trovi in questo nuovo ruolo di team manager? Mi sto divertendo, l'ho preso per il verso giusto. Abbiamo un bel team composto da persone giovani e abbiamo un bel gruppo di lavoro.

Sento positività nelle tue parole e questo mi porta a pensare che tutto sommato hai ancora fiducia in questo ambiente. Con tutto quello che ho passato posso dire di avere ancora fiducia, anche se è un ambiente in cui in un attimo ti possono levare la poltrona da sotto il “piede”.

Un ambiente cambiato molto da quando hai iniziato. Oggi sembrano mancare progetti a medio termine e i piloti vengono valutati solo su quanta dote possono portare al team. Io nel 2002 sono andato a fare il mondiale grazie alla Federazione e non ho tirato fuori un euro, anzi ricevetti un ingaggio con cui di fatto mi pagai tutte le trasferte. Io e il mio compagno di squadra eravamo trattati coi guanti bianchi, ci avevano anche dato due camper. Negli ultimi anni il panorama è molto cambiato e sinceramente non so quale sia il supporto della federazione per far nascere le nuove leve. Mi piacerebbe capirlo, perché magari potrei essere loro di supporto con la mia esperienza. Non sarebbe male essere di aiuto per i giovani del team Italia, in una maniera più strutturata però rispetto all'impostazione attuale. A mio avviso il pilota deve essere legato al team non per un singolo anno ma con un progetto di crescita alle spalle.

Forse una delle maggiori criticità: la mancanza di tempo per permettere ai ragazzini che si affacciano a questo mondo di crescere, maturare e esprimere il loro potenziale. Il motociclismo non è una botta e via. Sfortunatamente però sta diventando così e l'ho toccato con mano. Io ho fatto 3 anni di Honda, tre anni di Ducati e poi dal 2011 ho cambiato team ogni anno e oggi sono a piedi.

Ti sei dato una spiegazione di questo? Ogni giorno la cerco. A volte mi dico “avrò rotto le palle a qualcuno”, però penso di essermi comportato sempre bene e, sotto questo aspetto, non penso sia il mio carattere il motivo dell'allontanamento. Allora la risposta la cerco in questa crisi economica che ha investito tutta l'economia e quindi anche il motociclismo ha nuove regole: il pilota deve contribuire al budget del team per cui deve portare sponsor per correre.

Elemento che magari hai messo in secondo piano nel corso della tua carriera. Io purtroppo ho solo pensato a dare del gas e non ho mai avuto un mio sponsor personale dietro. Sarà stato un mio errore sicuramente, ma ho sempre pensato che il modo per guadagnare il posto migliore fosse quello di far risultato.

Risultati che, comunque, hai dimostrato di saper ottenere. Calcola che nel 2013 ho portato Red Devil, che l'anno prima aveva fatto 16mo nel mondiale, al sesto posto. Poi però mi son trovato a piedi.

Forse avresti dovuto essere un po' più paraculo. Ahh....ieri un amico al ristorante mi ha detto “Cazzo Michel ma te la vuoi tirare un po' di più. Tu sei Michel Fabrizio”. Sinceramente però non cambierei il mio carattere per avere una sella, sotto questo aspetto non scenderei a compromessi.

Se faccio passare l'elenco dei piloti che hanno preso parte alla prima gara del mondiale superbike vedo nomi, compresi alcuni ufficiali, i cui risultati non sono neanche paragonabili ai tuoi. Dopo Biaggi sono stato l'unico italiano a portare in alto i colori dell'Italia e con Ducati forse l'unico insieme a Falappa. Ho sempre fatto un terzo al mondiale con Ducati e gli ho fatto vincere un mondiale costruttori. Non è che si parla di robetta.

E forse alcuni ti dovrebbero dire grazie e mostrare riconoscenza. Si è fatto sentire qualcuno ? No. Su questo di dico no. Da quando sono fuori, non mi ha più cercato nessuno. A parte qualche giornalista posso dirti che solo il 3% dell'ambiente si è dimostrato riconoscente.

Nonostante ciò hai scelto di vivere ancora nel paddock, questa volta in veste di team manager. Perchè c'è la passione che spinge tutto. Mia moglie mi dice che quando esco di casa per andare al reparto corse ho il sorriso sul volto.

Un ambiente poco riconoscente ma che ti manca, come vivi questi diversi stati d'animo? Io sto bene, con la coscienza e con me stesso. Questa nuova avventura mi appassiona ma la moto mi manca tantissimo più che altro per il fatto che so cosa potrei dare ancora.

E la tua famiglia come ha preso questa pausa ? Ti posso assicurare che quella più dispiaciuta di non andare in Australia è stata mia moglie. Lei è innamorata di quel mondo ed è stata lei a farmi notare come stava cambiando nel corso del tempo. Abbiamo vissuto il bello della superbike, i miei figli sono cresciuti insieme a quelli di Gobbert, Bayliss e gli altri piloti. Posso dirti che quella per noi era una famiglia allargata. Io non ho mai avuto il medico di base, il mio medico era Corbascio della clinica mobile.

In questa famiglia hai incontrato grandi piloti, chi ti ha impressionato di più a livello umano? Bayliss su tutti.

Uno dei rari campioni che a è riuscito a unire, anziché dividere, stampa, appassionati e gente dell'ambiente. Io non l'ho mai visto contro qualcuno. Per capire chi è Bayliss basta dire Imola 2001.

C'è qualcuno a cui devi dire grazie per averti reso il pilota e uomo che sei? Beh chiaramente mio padre per avermi supportato anche economicamente all'inizio della carriera. A partire dai 17 anni, però, ho remato da solo e l'uomo che sono è il frutto dell'esperienza che ho fatto e dalle botte che ho preso, e non solo quelle fisiche. Cadute che ti fanno rialzare e crescere con le spalle più larghe e maggiore forza. Mi sono sempre sollevato da solo o grazie a mia moglie, con cui sto insieme da quando avevo 18 anni, che è sempre stata al mio fianco e pronta ad allungarmi una mano per aiutarmi a rimettermi in piedi.

A detta di molti avresti potuto essere ai vertici di questo sport. Cosa è mancato per affermarti . L'anno della svolta sarebbe potuto essere il 2010 però è venuto a mancare il mio punto di riferimento interno al team l'ingegnere che Tardozzi portò con lui in BMW. Dopo un 2009 che arrivai terzo mi aspettavo di dare il massimo ma la partenza di Tardozzi mi ha tolto la terra da sotto i piedi. Quell'anno c'è stato il mio errore di non reagire e di non andare sopra i problemi. Poi se ci mettiamo a elencare quante case hanno rinunciato al loro impegno in Superbike negli anni e l'evolversi di alcune vicende ci metterei anche un po' di sfortuna.

Sappiamo del tuo impegno verso chi non ha il privilegio di vivere una vita normale. Anzichè andare alla ricerca di sponsor parte del tuo tempo lo dedichi ai meno fortunati, basterebbe questo a far capire l'uomo Fabrizio. Io ho una mia storia personale legata all'infanzia e alla scuola che ho frequentato, in cui in ogni classe i bambini venivano affiancati a bambini disabili. Da quando ero piccolo ho vissuto con loro, e posso dire che a livello umano mi hanno dato tanto ed è giusto che ricevano tanto. Io mi considero una persona sensibile e spesso mi innamoro di alcune iniziative.

Noi raccontiamo di emozioni, qual'è l'emozione più intensa vissuta da Michel Fabrizio a livello sportivo. Monza 2009, una vittoria indimenticabile fatta con la squadra del mio cuore, la Ducati.

L'emozione che vorresti vivere? Tornare e dimostrare quello che valgo, ancora una volta.

Siamo nel 2035, le tue bimbe ormai sono donne adulte, cosa vorresti leggessero del Michel Fabrizio pilota? A distanza di tempo vorrei che leggessero una bella storia e di tutto quello che mi è successo, perchè penso che sia una lezione che possa servire anche a loro nella vita, e del fatto che mi sono rialzato sempre. Se poi storia deve essere, che sia la storia di un pilota che è caduto, si è rialzato ed è andato a vincere.

Grazie a Michel Fabrizio per il tempo concesso con l'augurio di avere la possibilità di poter scrivere questa storia.

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