Ernst Degner

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Avrete sentito parlare almeno una volta nella vita del termine spionaggio industriale, usato per identificare il furto di tecnologia protetta e privata  operato da un'azienda a danno di un'altra. Nel racconto seguente vi parlerò di  un famoso episodio di spionaggio industriale ma anche di una  vera e propria spy story con contorni oscuri, in cui non è dato sapere dove la  realtà si mescola con il romanzo, per cui ve la racconterò come mi è stata tramandata.

Dovete  sapere che una volta i campionati del mondo vinti in qualsiasi cilindrata avevano pari dignità e prestigio - così come i loro campioni - non come avviene ora dove viene considerato solo chi primeggia nella top-class.

La nostra storia inizia nell'ormai lontano 1961 ed ha per protagonisti la Suzuki ed un pilota che successivamente con le loro moto si sarebbe cinto la testa della corona d’alloro di campione del mondo : “Ernst Degner (Gliwice, 22 settembre 1931 – Isole Canarie 10 settembre 1983)”.

Nel 1961 la Suzuki disputava le sue prime competizioni di velocita'a livello internazionale nelle classi 50cc e 125cc con le sue due tempi ma nonostante le risorse economiche messe in campo, i risultati erano molto inferiori alle attese,  fu così che dal manager della Suzuki corse  Matsumiya  arrivò il “suggerimento” che piuttosto che spendere ulteriori soldi in ricerca e sviluppo una valida soluzione sarebbe stata quella di poter attingere dal know out  di altri.

 L'idea piacque, fu indentificata la best pratice dalla quale attingere  nella MZ, una casa motociclistica della Germania Orientale che con le sue fenomenali due tempi  a disco rotante era in quel momento in testa alla classifica del campionato mondiale della classe 125cc con il suo pilota di punta Ernst Degner.

Il manager Suzuki nel tentativo di raggiungere l'obbiettivo che si era prefissato  iniziò con lo stringere amicizia con Degner attraverso una comune passione per la musica Jazz.

Degner  i cui esordì nel motomondiale erano datati 1957 in sella alla MZ oltre ad essere un ottimo pilota era anche l'aiuto tecnico dell' ingegner Walter Kaaden (considerato il mago dei due tempi ed inventore delle espansioni nei motori 2T) che di quel fenomenale mezzo era il  progettista e costruttore.

In quegli anni la vita nella Germania dell’ Est non è che fosse particolarmente gradevole e in Degner maturò l’idea di abbandonarla, per trasferirsi nella più ospitale Germania dell’ Ovest, cosa però di facile realizzazione per alcune piccole problematiche esistenti, identificate nel  MURO DI BERLINO e nel regime comunista che, si diceva non essere particolarmente tenero ...

Il manager Suzuki Matsumiya prese a cuore le problematiche del pilota e arrivò in suo soccorso proponendogli un organizzato piano di fuga in cambio dei disegni del motore 2 tempi della MZ.

Fu così che in quel fatidico 1961 durante il Gran Premio d'Olanda Degner firmò il contratto con la Suzuki per l'anno successivo e alla vigilia del gran premio di Svezia, riuscì a far fuggire la moglie e i due figli nascondendoli in un doppio fondo creato nel baule di una Lincon Mercury, la prima parte del piano era completata.... la famiglia era al sicuro, lontana da possibili ritorsioni!

Durante la disputa del Gp di Svezia nella classe 125 ruppe volontariamente il motore della sua Mz  e poco dopo fu visto allontanarsi insieme al manager Suzuki, quella fu l’ultima immagine di Degner pilota Mz e cittadino della Germania orientale che si ricorda.

Corrompendo le guardie riuscì ad imbarcarsi sul traghetto per la Danimarca cosa che gli permise successivamente di  raggiungere la Germania occidentale. L'operazione era conclusa: era libero!

Nei mesi successivi andò in Giappone con alcune parti MZ - cilindro, pistone, albero motore e disco -valvola più alcuni disegni e lì lavorò come tecnico Suzuki sotto lo pseudonimo di "Eugen Müller" di Zurigo fino a quando la moto non fu progettata.

Con una moto costruita seguendo i dati presi, nel 1962 diventò campione del mondo nella classe 50cc in sella alla Suzuki che da quell’ anno ottenne innumerevoli vittorie e titoli nelle cilindrate più piccole e successivamente nelle classi maggiori, la  Suzuki 500cc di Sheene che conquistò i titoli nel 76 e 77 aveva componenti, (la valvola di aspirazione ad esempio) che richiamavano alla MZ 125. Quella vittoria fu il primo  titolo mondiale per la Suzuki e l'unica  conquistata da un pilota orginario di un paese facente parto del patto di Varsavia.

Inutile dire che il danno per la Mz fu ingente perché oltre alla sottrazione di progetti, disegni e materiale non vinse quel campionato che avrebbe ampiamente meritato. Ma ancor più grande fu lo smacco per una interna nazione che si sentiva rappresentata da un marchio prettamente nazionalistico. Di fatto questo episodio ha rappresentato l'inizio di un dominio da parte delle case del Sol levante negli  anni successivi e l'inizio  del declino per la MZ.

Degner continuò la sua carriera di pilota fino al 1966 quando in seguito ad un incidente sulla pista di Suzuka in cui riportò ustioni in gran parte del corpo dovette abbandonare l’attività sportiva(la curva in cui avvenne l’incidente porta il suo nome).

Durante la sua carriera, Ernst Degner in 59 Gran Premi disputati  salì 38 volte sul podio vincendo 7 volte nelle 50cc e 8 volte nelle 125cc. Successivamente nella Germania dell'Ovest svolse il servizio di assistenza e formazione al personale tecnico dei concessionari Suzuki.

La storia da uomo "libero"  di Degner si fermò nel 1983 quando nelle Isole canarie dove risiedeva  fu trovato cadavere dal figlio.

Si disse che la sua morte fù  provocata da un overdose di calmanti  e farmaci che assumeva dopo l'incidente occorsogli a Suzuka mentre, altre voci sostengono che al di là del muro ci fosse  qualcuno non aveva dimenticato lo sgarbo fatto da Ernst "il traditore" e  la polizia segreta dell’ Ex Germania Orientale, la Stasi, era una di questi…

Questo è quello che ci è dato sapere fra realtà e finzione sulla storia di Ernst Degner.

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