Paolo Pileri

Nel motociclismo ci sono piloti che dovrebbero essere portati ad insegnamento oltre che per le loro qualità umane anche per qualità non comuni quali ad esempio la loro dedizione alla causa, ma purtroppo la nostra nazione è maestra nel dimenticare quei personaggi che in altri paesi sarebbero portati ad esempio. Diverse case italiane si sono fregiate di  titoli mondiali eppure quelli raggiunti dalla Morbidelli hanno un valore e una valenza particolare.

Oggi vogliamo parlare di un pilota che ha contribuito a scrivere la storia della Morbidelli, un grandissimo uomo prima che pilota, che ne ha sposato la causa, l’ha fatta sua e si è battuto per regalare successi ed allori alla casa Italiana. Oggi parliamo del  pilota che il 6 luglio 1975 con la vittoria al Gran Premio del Belgio con tre gare di anticipo ha regalato il primo titolo alla Morbidelli un titolo che inseguiva dal 1970, l’anno di debutto nelle gare: oggi vogliamo parlare di Paolo Pileri.

Nato il 3 Luglio 1944 Pileri cresce accerchiato dalle moto, i genitori sono maestri di musica e intorno al loro negozio di strumenti musicali a Terni ci sono officine e concessionari, nasce così in lui la passione per le moto, passa le sere e i week end a fare modifiche e preparare prima motorini poi moto.

Inizia a gareggiare a 24 anni (impensabile al giorno d’oggi dove se non arrivi al mondiale a sedici anni sei già considerato finito come pilota) è già anche sposato. I genitori non volevano che corresse perché a quel tempo non si mettevano in sella i figli a tre anni nella speranza di avere un nuovo personaggio da copertina, ma si pensava alla loro salute, specie in un epoca in cui le morti sui circuiti erano quasi affare quotidiano, così Paolo per poter correre senza far preoccupare i suoi usa lo pseudonimo “Richard”, il primo che gli era venuto in mente. Come Richard gareggia per tre anni passando dagli juniores prima e tra i senior poi fin quando il padre, vedendolo in televisione, lo riconosce e da quel momento abbandona lo pseudonimo e incomincia ad utilizzare il suo vero nome. Da quel momento è Paolo Pileri ad essere presente sulle griglia di partenza.

La sua prima gara avviene a Imola e con gli occhiali appannati che ne limitano la visuale arriva sesto,  la prima vittoria arriva a Roseto degli Abruzzi e in tale occasione conosce Peter Dürr che lavorava all’Aermacchi .

Nel ’71 è al suo primo anno tra i Senior (dopo aver vinto una gara l’anno prima) in sella ad una Yamaha nella 250 mentre nelle 125 usa la DRS di Dürr e con Peter nasce un forte legame che lo porta nei fine settimana in cui non corre a lavorare con lui sulle moto, cosa che gli permette di ampliare le sue conoscenze tecniche.

Grazie al supporto del moto club Terni nel ’72 riesce a disputare le prime gare internazionali e proprio in queste occasioni che, oltre ad essere un hobby, le corse in moto incominciano ad essere qualcosa di più anche se il suo lavoro principale rimane quella del suo negozio di riparazione di elettrodomestici.

Per due anni corre con la DRS nella 125, con prestazioni altalenanti cogliendo un terzo posto nell’italiano e con la Yamaha nelle 250 e con questa moto si toglie molte soddisfazioni. Ma è quando il cielo si copre, la pioggia scende e l’asfalto  si fa bagnato che Pileri mostra doti di guida rare - il bagnato livella le prestazioni dei mezzi e richiede grande sensibilità alla guida - che lo portano ad ottenere un terzo posto nella gara mondiale nel  gran premio del Belgio a Spa, il terribile circuito nel cuore delle Ardenne.

Nel 74 avviene la svolta della sua carriera di pilota il passaggio alla Morbidelli.

L’incontro con Giancarlo Morbidelli, avvennè l’anno precedente a Pesaro e il patron della casa notò subito in Pileri, oltre alle sue capacità tecniche, quelle di affrontare i problemi e superare gli ostacoli, quella capacità che i manager di oggi definirebbero “problem solving”.

La capacità di massimizzare il prodotto e trovare soluzioni sono queste doti che Morbidelli intuisce avere Pileri il che lo porta a proporgli un contratto da collaudatore.

Con questo tipo di offerta le corse diventano tutto per Paolo che lascia l’attività alla moglie e si dedica pienamente allo sviluppo della moto pesarese ed in pochi mesi riesce a renderla competitiva, soggiornando con una roulotte vicino al reparto corse della Morbidelli in modo da essere sempre vicino ai meccanici e collaborare con loro.

Tuttavia il debutto con Morbidelli non è tra i più felici, cade e si rompe la clavicola, la stagione è compromessa ma continua a dare indicazioni sullo sviluppo.

Rientra  verso la fine della stagione, appena in tempo per  scrivere una delle più belle pagine del motociclismo romantico, quel tempo in cui i piloti erano eroi, superiori al dolore e alle menomazioni fisiche. Nella tappa cecoslovacca del mondiale, a Brno cade nelle prove e si rompe la spalla, i medici gli impongono un riposo assoluto ma nonostante le raccomandazioni Paolo decide di schierarsi al via. Allora la partenza era a spinta e nelle condizioni fisiche in cui  si trova parte male ma riesce a fare una rimonta impressionante portandosi addirittura al comando quando a poche curve dalla fine la sua Morbidelli resta senza benzina e si vede superato poco prima del traguardo da Andersson, sarà secondo!

Le ultime gare della stagione e l’inverno servono per mettere a punto una moto che grazie al contributo fondamentale del tecnico Jorg Möller avrebbe dominato la classe 125 negli anni ‘75-‘76-‘77 e preparare la 250 che avrebbe vintoil titolo delle 250 con Mario Lega nel ’77.

Il contributo di Paolo in tale preparazione è indiscutibile così come  l’incredibile stagione che gli valse il titolo mondiale conquistato con tre gare di anticipo con un dominio assoluto: caduto alla gara di esordio ma rimessosi in moto riescì comunque ad arrivare terzo e da lì in poi vinse tutte le altre gare.

Nel 1976 è terzo dietro a Nieto ed al compagno di squadra Bianchi che vincerà il campionato e dal quale sarà separato da un aspra rivalità sportiva perchè al di fuori delle corse i due sono veri amici.

Si impegna inoltre nello sviluppo della 250, più adatta alla sua struttura fisica e con questa moto ottiene un secondo posto in Belgio. Il 1977 inizia sotto grandi aspettative ma si infortuna al GP d’Austria e il suo posto in squadra - su suo consiglio - verrà preso da Mario Lega che poi vincerà il mondiale.

Anche in quel titolo mondiale vinto da Lega da Lugo notevole sarà il supporto di Pileri una volta ritornato in pista. Nel ’78 abbandonate le 125 si presenta al via con le 250 e 350 e vince in Belgio sotto un violentissimo acquazzone nelle 250 (concludendo decimo nel campionato) e sarà terzo nel Gran Premio di Venezuela nelle 350 (concludendo tredicesimo).

Nel corso degli anni il rapporto e l’entusiasmo tra Morbidelli e Pileri che pur si è sempre basato su una stima reciproca, va pian piano spegnendosi, Paolo non si rispecchia più nelle scelte di Giancarlo, è molto critico su alcune decisioni e fra i due avviene il divorzio al termine della stagione.

Paolo vorrebbe che il reparto corse fosse allargato, ma gli investimenti non sono di sua competenza ed è critico con la gestione finanziaria, su tutti l’episodio dell’ingaggio per la gara del campionato nazionale di Misano con ingaggio per quella sola gara di Agostini che gli sottrae la possibilità di correre la prova del campionato del mondo in Finlandia. Allora i ricambi erano pochi e vennero destinati ad Ago, cosi come venne riservato al pluricampione un trattamento economico per una sola gara che non era paragonabile a quello dell’intera stagione di Paolo. Paolo non mancàò di sottolineare che cronometro alla mano sulla moto non è che ci fosse salito Mandrake. Ma oltre a scelte economiche ci furono altri episodi che minarono la fiducia da parte di Paolo sull’operato manageriale di Giancarlo e sullo sviluppo che stava prendendo la moto di cui aveva sposato la causa. L’ingaggio di Graziano Rossi, non fu visto bene da parte di Paolo in quanto sebbene avesse molto stima nel pilota Rossi dal suo punto di vista non era una scelta utile allo sviluppo della moto per le diverse visioni che i due avevano. Più volte Paolo dichiarò che a lui non interessava vincere, ma che voleva vincesse la Morbidelli, l’obiettivo era il risultato di squadra, non quello di pilota e quelle scelte tecniche che a suo avviso penalizzavano la scuderia lo portarono ad abbandonarne la collaborazione.

Il 1979 è l’ultima stagione di Pileri, che si presenta nelle 250 con una Yamaha (con cui ottiene una pole position e termina terzo a Brno) e nelle 350 con l’artigianale RTM, moto con cui non riesce a portare a termine la stagione che concluderà con la MBA.

L’esperienza di pilota di Paolo Pileri si conclude qui però altre pagine avrebbe scritto del nostro sport, in altra veste, quella di team manager legando il suo nome e quello del fratello Francesco a grandissimi piloti. L’Inizio è datato 1987 con la MBA per poi passare l’anno successivo alla Garelli e nell’89 con la Honda creando quel “Pileri-AGV team” che porterà Loris Capirossi a vincere il mondiale delle 125 nel ’90 e ’91.  Nel ’92 con il nome “Marlboro Pileri” il team sfiora l’iride con Gresini,e passerà anche alla storia per essere stata la prima squadra a far girare su una moto da Gp sul circuito di Misano il futuro pluricampione Valentino Rossi.

Con gli anni il team Pileri si avventura anche nella massima cilindrata e nel ’95  è sesto sempre con Capirossi e quarto nel ’96 con Barros.

Un malore improvviso il 13 febbraio del 2007 ha tolto prematuramente  il sorriso a Paolo Pileri ma di lui oltre alle gesta sportive, rimangono le parole e gli apprezzamenti di chi con lui ha vissuto quel motociclismo, quell’epoca dove ancora “esisteva” la parola amicizia fra piloti.

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