Intervista a Misterhelmet, Gianluigi Ragno

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Ci sono persone che scelgono la sicurezza e la certezza e si adeguano. Ci sono persone che abbassano la testa e dicono sempre che è tutto bello perché così comprano spazi pubblicitari,. Ci sono persone che sorridono sempre perché così son tutti amici e la verità è un concetto relativo spesso dettata dagli interessi. Poi ci sono persone che non seguono la massa, che dicono sempre quello che pensano senza secondi fini e decidono di restare ed alzare la voce. Oggi abbiamo il grandissimo il piacere di porre qualche domanda ad una persona che nel nostro sport e nei media ha scelto di far parte della seconda categoria.

Buongiorno Misterhelmet, prima di tutto puoi farci un po di storia, come è nato il sito e l’evolversi in questi anni?Il sito Misterhelmet è nato da una consulenza di Marketing. Una casa di caschi mi chiese di cercare tutto quello che si diceva del marchio e dei  suoi prodotti su Internet. Cercavano qualcuno che si occupasse di ricerche online ma non lavorasse nel settore, al fine di non avere un responso viziato da conoscenze ed opinioni personali. Pur essendo un motociclista non operavo professionalmente nel settore delle moto. Era il 2005. Operavo, ed ho sempre operato, invece, in quello del web, sin dalla fine del 95; allora abitavo in Scozia, incontrai internet e ne rimasi folgorato. Tornando alla consulenza di cui sopra, ho compreso una cosa: non si facevano grandi recensioni e c’era grande curiosità sui prodotti. Così ho deciso di studiare per un paio di anni, anche perché in quel periodo facevo viaggi lunghissimi in moto, poi nel 2007 ho rilasciato Misterhelmet, che all’inizio si occupava esclusivamente di prove e recensioni di prodotti. Ci ho messo un po’ perché ho sempre da fare fra lavoro, hobby e fesserie… e una situazione famigliare un po' complessa.In seguito ho deciso di frequentare le corse per chiedere ai piloti di parlarmi dei capi tecnici da loro utilizzati; l’idea era quella di parlare con gli utilizzatori finali di alto livello dell’abbigliamento e dei caschi racing. La sensazione che ho avuto è stata abbastanza strana: quello che leggevamo non era quello che accadeva realmente, non secondo me, per lo meno. Sia dal punto di vista dei prodotti che da quello delle news di gara. Già che c’ero ho deciso di scrivere le mie opinioni.  Ci tengo a dire che tutto quello che riporto è una mia visione.  Non mi sento portatore di alcuna verità se non della mia. Poi ci sono delle situazioni oggettive, ma è un altro discorso. Quelle le documento sempre, altrimenti rimangono ipotesi. A volte mi capita che qualcuno dia alle cose che dico e scrivo più importanza di quello che do io. Sono abbastanza stupito di questo, in fondo parliamo di moto.

Qual è l’obiettivo cui ambisci con il sito?
 Non ambisco a nulla se non a dire quello che penso e quello che vedo. Lo faccio perché colgo un certo interesse anche se probabilmente lo farei in ogni caso. Se facessi qualcosa con l’idea di ottenere qualcosa, farei scelte strategiche mentre è evidente che non ne faccio. Tutto quello che scrivo non ha un piano… scaturisce abbastanza "a cazzo di cane", che è l’unico modo per descrivere la mia non linea editoriale. Mi limito ad applicare quello che conosco del web e del web marketing, oltre che di un video making sporco, che poi è il mio lavoro principale, al mondo delle moto. Ovvio che ogni iniziativa viene da me valutata, ma una pianificazione nel dire, nel pensare e nello schierarsi, non c’è. A me sembra evidente che non ci sia. Se qualcuno la vede diversamente, pazienza. Mi fanno infatti abbastanza sorridere tutte quelle pianificazioni editoriali da social media, facebook o twitter, con post e tweet programmati, magari mensilmente, come fanno molte aziende. Una pagina social falsa si riconosce da lontano. Falsa per contenuti, per genuinità e per interazioni e seguito artefatti, magari con profili falsi e acquisto di liker o follower. Ma questo è un altro discorso.

Noi crediamo che la stampa di settore abbia poca libertà espressiva ed i giornalisti devono scrivere di chi permette di far vendere spazi pubblicitari o di chi questi spazi li compra. Qual è il tuo parare a riguardo e quali sono le maggiori criticità del settore?Il mio parere è che tutto questo fa schifo. E quello che fa schifo scompare non appena nasce una alternativa. E sta nascendo.La stampa non ha poca libertà, ha un grande potere ma secondo me nel nostro paese c’è un servilismo radicato, un clientelismo millenario. La stampa si è messa a quattro zampe da sola. Lo ha fatto, nel caso delle moto, senza che nessuno glielo chiedesse veramente. Le case tengono in pugno certe riviste con l’acquisto di pubblicità perché queste riviste si fanno tenere in scacco. Se si ribellassero accadrebbe come all’estero, dove c’è un certo equilibrio fra la libertà di scrivere, il dovere di informare e la necessità di investire. E’ sempre difficile mantenersi in equilibrio, ma qui da noi spesso si esagera. C'è una rivista importante del settore su cui tutti ironizzano per il fatto che non c’è una moto che vada male… da anni.   I difetti emergono solo  quando si parla del modello successivo. Lo trovo tragicomico. Le riviste assumono questo atteggiamento perché credono che il servilismo sia l’unica arma di sopravvivenza in un mercato sovraffollato prima, povero di risorse, ora. Poi a volte alzano la testa e se la prendono ingiustamente con qualche player, se questo smette di comprare advertising, di nutrirli, come se questo sia un atto dovuto. Io invece credo che l’arma vincente sia la qualità unita alla diversità dell'offerta. Eppure le case continuano ad acquistare (anche se sempre meno) pubblicità su certe riviste indecenti perché non hanno alternativa. O meglio, pensano di non averla. Molto spesso i responsabili marketing e comunicazione di tante aziende sono over 40 che non sanno da dove iniziare e non se la sentono di abbandonare i vecchi percorsi. L'online o il mobile sono territori ancora troppo inesplorati da noi… e poi poche aziende hanno veri e propri uffici marketing strutturati. Poi ci sono gli amici, i favori, etc. La crisi sotto questo aspetto, però, fa da monatto; porta via i cadaveri.  Il colpo finale lo darà il web molto presto, scacciando la cattiva informazione, creandone di ancora più cattiva ma anche di molto migliore, allo stesso tempo. Il pubblico sceglierà bene, nel medio-lungo periodo. Ho molta fiducia nel pubblico. C’è un pubblico adatto ad ogni tipo di messaggio. Ognuno trovi il suo. Se uno non funziona non può essere sempre colpa del destinatario. La colpa è del messaggio o del mittente. Basta con la cultura dell’alibi, lo scusodromo, lo chiamo io. Come ultima cosa aggiungerei che, a confondere ulteriormente il tutto, da noi c’è la cultura del dato inventato. Su carta si è sempre mentito riguardo alle tirature, fra stampa, diffusione, omaggi e vendite reali. Su web e con le TV satellitari si mente sugli accessi, sulle pagine viste e sugli spettatori. Le stesse persone che si occupavano di carta, adesso mentono senza vergogna sui dati online e tv.  All'estero è molto grave mentire, da noi purtroppo sembrerebbe di no. Per fortuna c’è una cosa che non puoi truccare in modo efficace e che dice sempre la verità. Si chiama interazione, social, riscontro del pubblico. Con la carta e con la tv il messaggio andava in una direzione sola. Quando non ti compravano o non ti guardavano, bastava inventare i dati e girarli agli investitori per farti bello. Adesso il gioco è finito… o quasi. Quello che non ho capito è se alle aziende fa comodo credere alle fesserie raccontate dai responsabili commerciali di certi media, oppure ci credono davvero.

Senza contare la competenza di coloro che scrivono o parlano di moto. Fra le tante cose vissute in questi anni qual è l’episodio che ti ha fatto pensare “guarda come siamo messi”.Tutti i giorni mi chiedo come siamo messi. Si passa da piloti mancati e frustrati che credono di essere gli unici a poter parlare di moto, a persone che scrivono di moto senza nemmeno avere la patente, passando per individui che si credono gli unici guardiani del motociclismo, fino a veri e propri uffici stampa occulti di certi piloti che invece di far crescere fra la gente la passione per il motociclismo, hanno concentrato tutto su un pilota. Cosa accadrà quando smetterà? La cosa che però emerge, a mio avviso, soprattutto sul prodotto, è che molta della roba che viene presentata e recensita, in realtà non è mai stata testata, una aberrazione. Mi chiedo: come fai a parlare di un prodotto se non lo hai mai usato? Però sulla competenza non mi sento di giudicare. Io stesso non credo di essere un grande motociclista, sono un motociclista medio. Faccio percorsi anche molto lunghi ma non sono un pistaiolo puro. Cerco di meditare tanto su un prodotto quando lo recensisco. Mi metto nei panni di quando ero cliente (lo sono ancora) e mi faccio delle domande come se dovessi davvero tirar fuori il denaro per quello che sto provando. Lo comprerei? Oppure cerco di rispondere alle domande che solitamente mi arrivano via mail o via facebook. Delle persone che fanno fatica ad arrivare a fine mese e hanno la passione, ti chiedono cosa comprare. E' una grande responsabilità. Che gli dico? Sono sempre abbastanza preoccupato quando vedo che qualcuno si affida completamente a quello che molte volte è un mio semplice gusto personale. Anche qui vale l'invito a sentire sempre molte campane. Come per l'informazione, l'unica soluzione è farsi una idea propria ascoltando svariate fonti. Invece se leggo intorno a me, scopro che, anche in questo settore, non ci sono caschi, giacche, stivali, che hanno difetti. Come è possibile? Così non si aiutano i clienti e nemmeno le case produttrici. Se non c'è critica non c'è miglioramento. E questo per quanto riguarda la competenza. Se poi parliamo di malafede e di marchette, apriamo un altro vaso di Pandora. Ecco come siamo messi.

Puoi raccontarci qualche episodio in particolare? 

Per quanto riguarda un episodio “curioso”,  mi ricordo di aver avuto una controversia con il direttore di una rivista. In una sua comparativa fra maxi scooter, che poi sono quelli che decidono il mercato italiano, ne metteva a confronto due. Uno aveva, secondo l'autore dell'articolo,  il traction control migliore dell'altro. Peccato che quello che aveva il traction control "migliore", in realtà ne fosse sprovvisto! Quindi doppio errore. Invece di ammettere la svista nel pezzo. La rivista in questione ha mantenuto la posizione con testardaggine, distorcendo la realtà a tal punto che è stato necessario far dire anche ad un esperto che il limitatore di coppia di quest'altro scooter  (non un vero e proprio controllo di trazione, quindi) in realtà poteva essere considerato un vero e proprio traction control. Il tutto per non ammettere l'errore. E portare avanti a tutti i costi un atteggiamento talebano dicendo: noi siamo la tal rivista. E quindi abbiamo ragione. L'edicola e la rete li stanno punendo con vendite e accessi web miserrimi. Accessi web miserrimi certificati. Questo per dare l'idea di come vengono fatte certe recensioni. Vengono fatte in base a test non fatti, a orgoglio personale, e in base ad investimenti pubblicitari di certe case. Non aggiungerei altro. Ecco, ancora, come siamo messi.

Il tuo successo deriva a mio avviso da una onestà intellettuale che molti ti riconoscono. Qual è stato l’attestato di stima che ti ha maggiormente emozionato? Non credo onestamente di avere successo nel senso comune del termine. Ho un discreto seguito ma il tutto si svolge all'interno dei una nicchia che è una nicchia della nicchia. Il motociclismo è uno sport di nicchia, io seguo le gare e il prodotto, che è un aspetto da super appassionati, ed è un'altra nicchia. E lo faccio su internet, ossia nicchia della nicchia. Se pensassi di avere successo sarei stupido. Mi segue quella che un giornalista illuminato ha chiamato "minoranza rumorosa di frustrati". E' il mio pubblico.  Sull'onestà intellettuale ti ringrazio. E' una tua opinione, però. Magari c'è qualcun altro che pensa che io porti acqua al mio mulino, anche se io non vedo né l'acqua né il mulino.Per quanto riguarda l'attestato di stima che mi ha maggiormente emozionato, è stato quello di un responsabile di un ufficio stampa molto importante. Dopo avermi fatto, per così dire, la guerra in più di una occasione, ha alla fine riconosciuto la mia professionalità agevolando una mia intervista. Probabilmente ha riconosciuto una mia sincerità nel fare il mio lavoro.  La mia intervista ad Ezpeleta, la devo a lui. Però non è l'unico caso. Parlo con molti dirigenti del settore. Mi capita abbastanza frequentemente di confrontarmi con opinion leader, interlocutori molto preziosi.

E l’intervista o il pezzo che maggiormente ti ha appagato? Credo che appunto l'intervista a Mr Ezpeleta sia stata una occasione fortuita che ho sfruttato abbastanza, per quelle che sono le mie capacità e la mia poca esperienza. I 17 minuti che mi ha dedicato sono tanti, io non mi sono certo trattenuto, e Mr Ezpeleta ha risposto per quanto ha ritenuto opportuno. Ero molto nervoso, non avevo preparato nessuna domanda, e in video si vede. Accidenti se si vede. Spero che però sia andata bene. Anche se la sensazione è che in realtà non sia stato io ad essere bravo a ottenere l'intervista, quanto piuttosto lui che volesse parlare con qualcuno di un po' alternativo. Gli avranno detto che potevo essere abbastanza rognoso da fargli fare la figura del democratico che si metteva in gioco, ma non troppo bravo da metterlo veramente in difficoltà. Penso questo. Vorrei credere che sono stato "tosto", ma in realtà le cose stanno così, secondo me. Certo che per un blogger non è comunque male come colpo, dato che in quella occasione, soprattutto dopo aver unito SBK e MotoGP sotto il suo controllo, nessuno gli aveva fatto domande di quel tipo.

C’è mai stata un’occasione persa?
 Tantissime all’inizio.  Molte volte traevo delle conclusioni che sentivo essere giuste, oppure avevo le prime dritte da parte di qualche contatto, però mi veniva chiesto di non pubblicare, di non scrivere. Io per correttezza obbedivo e poi mi pentivo perché leggevo queste cose altrove.  Col tempo ho imparato che se uno ti dice delle cose, dopo che sa quello che fai e chi sei, spesso, non sempre ma spesso, lo fa perché vuole che tu le scriva. Sta poi a te scriverle nel modo giusto, senza aggiungere cose che non ti sono state dette, tutelando la fonte e lasciando sempre spazio per le repliche. Dal punto di vista della tutela della fonte, posso andare a testa alta, dopo che mi hanno anche portato dietro ad un camion l'anno scorso a Brno per farmi dire chi mi aveva svelato certe cose che avevo scritto su un team. Non ho parlato. Comunque pur cercando sempre di non perdere occasioni, continuo a perderne. Per esempio, ho messo online meno della metà della roba che vorrei. E molto meno della metà della roba che ho filmato, soprattutto per quanto riguarda il prodotto, perché poi devo compilare la scheda e la pagella e questo mi annoia. Sotto certi aspetti sono un pigro. Ogni recensione è una tortura. Su questo devo migliorare. La scelta che ho fatto, per quanto riguarda gli articoli, è che quello che scrivo lo pubblico e lo faccio senza rileggerlo. Per i video di critica, invece, la regola che mi sono imposto è: parlare a braccio e non rifare mai un video. Altrimenti non ne vengo fuori.

Sappiamo che hai un occhio di riguardo per la SBK, molti hanno apprezzato la tua intervista fatta ad Ezpeleta,  (http://www.youtube.com/watch?v=bWUrj7tsMHw) cui hai posto molte domande che tutti noi avremmo voluto fargli, che valutazione dai all’uomo e al business man?Ho il massimo rispetto per l’uomo e per il business man perché entrambi hanno scalato i vertici del motociclismo su pista e lo controllano senza antagonisti. Sicuramente il business man vince sull’appassionato, la mia sensazione è quella. Da qui il rischio maggiore per il motociclismo, per lo meno per quello che piace a me. Se lo confronto con i fratelli Flammini, coloro che hanno gestito la SBK per 26 anni, è evidente la differenza. Però alla fine ha pagato la visione di Mr Ezpeleta. Io sono per le scelte di cuore, mentre invece vedo soprattutto scelte di portafoglio. La cosa che mi dispiace di più è che sono sicuro di non avere ragione io, nel senso che mi rendo conto che quello "fuori luogo" sono io e quelli che la vedono come me… C'è una ragione per tutto, alla fine, diciamo così. Non è che Ezpeleta sia il male, è semplicemente che sta vincendo un altro tipo di motociclismo.  Albert Hirschman, un sociologo che ho studiato da ragazzo, parlava di Voce o Uscita. Un consumatore, il membro di una comunità o di qualsiasi forma di aggregazione, ha principalmente due scelte quando si trova davanti ad un calo di qualità del bene che ama ed acquista o della organizzazione di cui fa parte: lamentarsi per far sentire la sua voce o abbandonare il campo e mollare. Indovina cosa ho scelto io. Ovviamente ho semplificato abbondantemente la faccenda, per fare un esempio.

Che ripercussioni avrà a tuo avviso sul mondo SBK ? A mio avviso c'è la possibilità che non saranno buone. Non voglio entrare in dettagli, ho ovviamente le mie idee e posso fare le mie supposizioni in merito, ma non avrebbe senso adesso, soprattutto perché spero di sbagliarmi. Di sicuro, se mi perdonerete il paragone, è come se una persona giocasse a scacchi da sola, tenendo sia i bianchi che i neri. Non credo che la partita avrebbe uno sviluppo troppo naturale. Così sarà fra MotoGP e SBK. La MotoGP è i bianchi, chi gioca a scacchi sa che è un grosso vantaggio, soprattutto se il giocatore gioca da solo.

In questi anni hai incontrato tantissimi campioni, fuori dal political correct chi ti ha sorpreso in meglio e chi ti ha deluso ? Sono rimasto sorpreso soprattutto da quei piloti che venivano definiti  a volte antipatici dai media. Non vuol dire nulla. Ho imparato che spesso molto è dovuto alla compiacenza o antipatia creata da chi li racconta o a situazioni isolate. I nostri media ne hanno favoriti alcuni, bastonati altri e utilizzati altri ancora a loro piacimento con bastone e carota, per il loro scopo. Quindi quello che il pubblico ha visto non è esattamente la realtà, secondo me. Guarda Biaggi e Melandri, ad esempio, personaggi così diversi fra loro. Sono entrambi, dopo anni, ancora scottati dai media. Di persona, per quanto diversi e sicuramente non perfetti, sono gentili, disponibili, hanno molto da dare. A gran parte del pubblico questo non arriverà mai perché si sono chiusi per colpa di certi "addetti ai lavori". Per quanto riguarda le delusioni… ne ho avuta qualcuna, ma non farò dei nomi. Voglio pensare che siano stati casi isolati, magari dovuti ad una situazione di stress o impegno. Del resto i piloti sono lì per lavorare. Non è sempre detto che abbiano voglia di stare al gioco con un rompipalle che gli chiede cose a volte stupide o nel moneto sbagliato. Ti racconto però un aneddoto che mi ha dispiaciuto molto. Su un forum, un pilota, livello nazionale, non di più, alla domanda su cosa pensasse di me, ha risposto che sì, mi conosceva, aveva anche parlato con me, che non gli piacevo ma che bisognava tenermi buono perché in quanto stampa avevo il coltello dalla parte del manico. Una cosa molto triste perché da parte mia non ho mai pensato di comportarmi con un pilota in visione dell'ottenimento di qualcosa.

Quale personaggio ti ha dato maggiori emozioni? Una situazione. Qualche anno fa giravo un reality per Moto TV ( si chiamava ancora così) insieme ad Alex Polita. Raccontava le nostre vicissitudini durante le giornate di gara e non. In occasione di una wild card a Imola Alex, con una buona Ducati del Team Barni, che è un preparatore meticoloso e serio, ma allora per la SBK non certo all'altezza delle moto ufficiali, stava facendo una gara incredibile. A 3-4 giri dalla fine era 6° dopo una rimonta pazzesca. Alex cercava una nuova occasione mondiale, il campionato italiano non stava andando secondo le sue aspettative e quindi è facile immaginare quanto avesse bisogno di questo risultato. Per farla breve, mentre stava andando a prendere il 5°… rottura del motore, la peggiore delle beffe. Finita la gara, eravamo tutti nel box, direi abbastanza sconsolati, puoi immaginare. Mentre suonavano gli inni nazionali e la gente correva in pitlane sotto il podio, abbiamo sentito un po' di casino. Era la gente delle curve, delle tribune. C'era il podio, c'erano i vincitori, ma loro erano lì, al nostro box, perché avevano visto la gara di Polita e lo chiamavano per festeggiarlo, fuori dal box, dalla pitlane. Lui era lì, accucciato sulla sua poltrona, già svestito, tuta calata, maglia smanicata, barba e tatuaggi da lanciatore di coltelli, demoralizzato come se avesse colpito la sua assistente... e non si voleva alzare. Questi non c'era verso che se ne andassero. Lo acclamavano, battevano i piedi, lo applaudivano. Saranno state 50 persone. Sarà durato qualche minuto. Alla fine c'è mancato poco che io, che sono un bastardo, mi mettessi a piangere. Alessandro dice che ho pianto ma non è vero. Però ci è mancato poco. Questa qui è la Superbike. Nelle corse tutti possono raccontare episodi di questo tipo. Ma questi tifosi qui li ha solo la SBK.

 Il nostro sito parla di emozioni, la tua emozione più grande vissuta? Non ho fatto motociclismo agonistico ma sono stato agonista nelle arti marziali, anche con discreti risultati in ambito nazionale. La prima gara che ho vinto, però, è stata una gara locale. Ero un ragazzino ex asmatico con gli occhiali e con problemi di salute, ma ci credevo. Da lì ho capito che l'emozione deriva dal lavoro più che dal talento. Infatti alla fine sono sempre andato meglio nelle cose in cui non sono dotato.  Non è granché come risposta ma era per dire che mi emoziono quando faccio cose che in teoria non dovrei saper fare, ecco.

 E Misterhelmet che rapporto ha con le moto ? Ho comprato la mia prima moto molto tardi, quando me la potevo permettere, perché i miei genitori mi avevano proibito due cose: moto e computer e ovviamente, soprattutto le due ruote, richiedevano risorse che da studente con piccoli lavoretti saltuari che servivano a pagare il mio hobby sportivo, non avevo. Curioso come adesso viva di e per entrambe. Ovviamente quando ho iniziato a comprare le prime moto le cambiavo più spesso, ultimamente invece mi sono calmato, anche perché finanziariamente ho altri impegni.

Sappiano del tuo triumph...ma com'è composto il tuo garage ? Al momento come sai ho una Triumph Rocket III, abbastanza customizzata. E' la mia seconda Rocket e l'ho comprata dopo aver grippato in autostrada con la prima. Sono arrivato al casello di Alessandria sud di traverso, praticamente sotto l'esattore, a cui ho dato il biglietto e ho detto: mi sa che ho grippato. E lui, per niente impressionato, mi ha detto: sono COMUNQUE 37 euro e 50. Adesso ho il Telepass, posso grippare senza fermarmi al casello. Poi ho un'altra Triumph, una Daytona 955 solo pista, che però non uso da molto. Ho anche uno scooter, un Gilera Fuoco 500. Ci faccio ogni giorno 92km, visto che lavoro in città ma abito in campagna. E a Roma campagna e città sono molto lontani. E' un aggeggio strano. Molti denigrano gli aggeggi 3 ruote. Io invece mi ritengo un pioniere e cerco di provare tutto. Quasi tutto. Sono in cerca di un'altra naked, adesso che ho lo spazio per tenerla, ma ho le idee confuse e pochi soldi. Accetto consigli.

 Mai provato l'ebrezza della pista ? Certo. Sono stato in pista molte volte, ho anche seguito dei corsi di guida. Come moto da pista ho avuto una Suzuki GSXR 750 oltre al Daytona. Per un certo periodo, quando i miei genitori abitavano in Puglia, ho avuto un mio box fisso all'autodromo di Binetto. E' stato istruttivo, è una pista difficile e molto tecnica, anche se molto corta. Adesso ho altre priorità, giro di rado, soprattutto perché ho avuto un brutto infortunio e ho una situazione famigliare che non mi consentirebbe di farmi male. Però, anche quando ero in forma, devo ammetterlo, la mole non mi ha mai aiutato. Ho sempre praticato sport di combattimento o di forza. Li sento più adatti a me. Sono comunque 183 cm per oltre 110kg. Sulla maggior parte delle moto sembro l'orso del circo e poi, diciamocelo, aldilà delle passioni, uno deve sapere cosa è alla sua portata e cosa no.

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