Roberto Patrignani

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Su come nasce la passione, di come nascono gli amori si potrebbe aprire un dibattito filosofico. A volte questa passione nasce nelle mura domestiche altre a seguito di un incontro, quella figura che avrà poi un nome definito: mentore. Un personaggio che porta a sognare, immaginare e ti condurrà alla ricerca di qualcosa, un qualcosa che prima non conoscevi. Sarà quella ricerca, quel viaggio  che farà crescere, maturare permettendo di trovare la propria identità. 

A volte questo ruolo viene assunto da un romanziere, bastano pochi nomi: Kerouac, London o Hesse per stare alla letteratura classica. I romanzi di formazione, quelli che prendono per mano l'adolescente nel tragitto che lo renderà uomo. 

Nel mondo delle due ruote c'è un personaggio che ha avuto per migliaia di motociclisti questo ruolo. I suoi scritti hanno prima portato a sognare e poi hanno dato la forza a molti ragazzi di caricare la propria due ruote per partire in viaggi che li avrebbero condotti verso una meta non geografica ma esistenziale. Ha inoltre ridato a centinaia di uomini che, leggendo l'impresa di un uomo coi capelli bianchi diretto all'isola magica per i motociclisti, hanno ritrovato una forza ed una energia, nell'inseguire i sogni, che pensavo finita. 
Roberto Patrignani ha un valore assoluto sotto questo aspetto, la sua prosa, la sua narrativa e a tratti la sua poesia, hanno formato migliaia di motociclisti e li ha elevati, perchè ha dato la forza di guardar dentro loro stessi e di intraprendere un viaggio verso una nuova consapevolezza.
Roberto Patringani è stato al tempo stesso pilota, viaggiatore, scrittore, editorialista, meccanico, poeta e sognatore. Ma personalmente, se dovessi usare un unico termine, per descrivere Roberto, userei: formatore.
Nato a Firenze nel 1935 da subito si diletta nello scrivere che affianca alla più impegnativa carriera di pilota. Sotto tale veste disputerà negli anni '50 e '60 diverse gare, tra cui 2 Milano-Taranto, due giri d'italia ed alcune gare del campionato italiano e mondiale oltre che due Tourist Trophy. Diventa inoltre primatista mondiale di velocità nel '63 con la Garelli e nel '69 con Moto Guzzi.

Tuttavia seppur un buon pilota Patrignani è - e sarà ricordato - come scrittore e giornalista (Motociclismo, Motosprint, Giorno Motori, Gazzetta dello Sport, Corriere della Sera e altre riviste hanno riportato la sua firma). Un piccolo riconoscimento gli verrà infatti dato nel '93 quando ottenne il riconoscimento dal Coni l'accoglienza tra gli "Atleti Azzurri d'Italia (riservato a coloro che hanno realizzato e diffuso l'idea dello sport, dei suoi ideali e valori).

Oltre agli scritti su giornali e riviste, la parte più bella che ci ha lasciato però, sono quei libri che narrano del viaggio - dei suoi viaggi -  e non è una forzatura chiamarlo il Kerouac su due ruote. Imprese come il viaggio in solitario Milano Tokyo in Vespa, il Coast to Coast americano realizzato con un ciclomotore  Garelli  ma soprattutto l'aver attraversato l'Africa in motorino Dingo, lanciano un messaggio a tutti, quel messaggio che i poeti della beat generation hanno fatto proprio:  l'importante è andare. Così come decise di andare, senza una lira in tasca ma solo per misurare non solo se stesso ma l'essere umano, a piedi in un viaggio fatto da Mandello del Lario a Sanremo. Gesta raccontate con uno stile unico fatto di poesia ma anche di ironia e tenerezza, con la capacità di descrivere momenti, scenari e stati d’animo con una tale forza da portare il lettore ad immedesimarsi e voler vivere in prima persona le emozioni sapientemente descritte, libri che negli anni hanno ispirato migliaia di viaggiatori.

La grandezza di Patrignani è stata anche quella di sapersi rapportare e far sognare anche un altro tipo di motociclista, non solo quei ragazzi che sognano territori sconfinati e esperienze indimenticabili, ma anche uomini a cui forse potrebbe essere precluso compiere determinati sogni, quei sogni che si ritiene possono essere prerogativa solo della giovane età. In "Ti porterò a Bray Hill" ci insegna che non esiste età per inseguire le proprie passioni o i propri sogni e come ha detto un altro grande viaggiatore/scrittore, è "solo questione di allenamento" e l'invecchiare è un fatto fisico ma diventare vecchi è lo stato mentale di chi ha scelto di non seguire più i propri sogni.

Proprio per questo, a pochi giorni da quel 20 Gennaio di 6 anni fa, quando ha iniziato il suo ennesimo viaggio, a bordo di chissà quale veicolo a due ruote, questa volta in territori a noi sconosciuti, abbiamo la certezza che alla guida di quel mezzo ci sarà un ragazzo, un ragazzo con una voglia di conoscere e scoprire come forse nessuno mai.

Ciao Roberto e grazie per i tuoi insegnamenti!

 

 

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