Intervista a Pierpaolo Rigo di Tacita

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All’ultima edizione dell’Eicma, fra le tante novità, siamo rimasti incantati ed abbiamo ammirato tre bellissime creazioni. Tre moto della stessa casa, Tacita. Un marchio nuovo, frutto del lavoro di un team di persone in grado di realizzare moto per praticare off-road e vivere le emozioni del fuoristrada in maniera esclusiva, rispettosa dell’ambiente, dei suoi abitanti e della natura. Tacita, come la Dea del silenzio, la prima moto da enduro elettrica totalmente italiana. Un esempio di come nel nostro Paese possano emergere le potenzialità, le professionalità e l'ingegno.

Come nostra prassi abbiamo voluto conoscere meglio l’idea e il progetto e così siamo andati a conoscere la persona che ha prima immaginato e poi creato quello che ad oggi è la prima moto elettrica, totalmente italiana, dotata di cambio. Una moto in grado di far vivere all’utente esperienze indimenticabili.

Oggi siamo in compagnia di PierPaolo Rigo, l’ideatore di Tacita. Buongiorno PierPaolo, prima di tutto puoi dirci come è nata l’idea di fare una moto elettrica off-road?

E’ nata nel 2009 perché già da alcuni anni sentivo la problematica di andare a girare nelle valli in cui abito, in Piemonte, con la moto endotermica. Iniziavano ad esserci dei problemi, perché la conformazione naturalistica delle nostre valli, chiuse e strette, fa sì che siano un amplificatore naturale del rumore.  La domenica mattina, specie quando andavamo in gruppo, il motociclista diventava un elemento di disturbo. Ero arrivato al punto di essere quasi infastidito dall' andare a girare, mi sentivo quasi in colpa. Così l’idea della moto che poteva coniugarsi al silenzio, come anche a una forma di rispetto, ha iniziato a prendere forma. Mi sarebbe piaciuto diventare importatore italiano di un marchio di moto elettrica, ma i riscontri che ho avuto non sono stati quelli sperati. La moto che allora provai mi piacque, ma chiesi di fare delle modifiche. Di fronte al loro rifiuto, piuttosto categorico, tornai a casa con ben in mente quali interventi andavo apportati per renderla più fruibile e godibile. Nacque in quel momento l’idea di fare una moto mia, frutto delle mie esperienze di pilota ed endurista. Ne parlai con mia moglie che mi spinse a realizzare questo progetto.

Il passaggio da sogno a progetto, dall’idea di realizzare una moto elettrica adatta alla proprie esigenze, a quella di presentarsi con una gamma di tre modelli al Salone di Milano, non è da tutti. Quali sono stati gli elementi fondamentali in questo percorso? Io ho sempre fatto  fuoristrada, anche a livello agonistico, e nel corso degli anni ho coltivato alcuni rapporti professionali ed umani che mi sono stati di supporto ed aiuto nella trasformazione del sogno in progetto vero e proprio. Sono queste persone, con cui ho interagito, la parte fondamentale  per la realizzazione di Tacita. 

A questo punto può raccontarci un po’ la storia. Quali sono stati i passaggi fondamentali che hanno portato a dire “si può fareAbbiamo prima iniziato a testare motori, batterie e inverter su un telaio di una moto normale. Dopo un anno e mezzo di prove sono andato nel percorso dove normalmente facevo i test delle moto e mi sono detto “se faccio più di 40 chilometri e resto in un tempo tra  28 e 32 minuti, che più o meno è un tempo normale senza andare agli eccessi, allora si va avanti”. La risposta a quel test fu positiva e da quel momento abbiamo deciso di fare seriamente.

Le cose si sono fatte serie. Sono andato a bussare alla porta di un genio italiano, un progettista di cui preferisco non fare il nome. Mi ha fatto fare una lunga anticamera, ma, una volta visionato il progetto, ha deciso di collaborare e col suo aiuto abbiamo di fatto costruito la moto che poi è andata a fare il Merzouga Rally.

Poche chiacchiere e tanta sostanza direi. Una scelta voluta.  Abbiamo scelto di non fare nessun proclama prima, e far vedere che c’era la moto. Andare al Rally è stata una scelta anche per testare la moto. Ad ogni tappa provavamo nuovi settaggi e nuovi motori.

Quali sono gli elementi che contraddistinguono la moto? La moto è nata da due idee sostanziali. La prima era avere il cambio. In tutti i test che ho fatto la mancanza del cambio si sentiva: toglieva una parte del divertimento ed era problematico in determinate situazioni, tipo quando dovevo arrampicarmi.  La seconda è stata quella di partire da un foglio bianco e fare noi il telaio. Nel motore elettrico le misure sono diverse rispetto a quello tradizionale. Prendere  il telaio di una moto tradizionale ed adattarlo al motore elettrico non era per noi la soluzione migliore nel lungo termine.  Siamo partiti con l’idea di avere un motore con il  cambio e lo abbiamo costruito da zero . Prima di arrivare a quello definitivo avremo fatto una decina di motori,  lavorando sulla grandezza, sul raffreddamento, sulle masse, sui tempi di risposta.

Che caratteristica ha il cambio? Abbiamo scelto per il cambio di avere una prima corta e una quinta lunga da trasferimento.  Le marce sono cinque. La frizione serve più che altro per togliere coppia, mentre per il freno motore abbiamo due diverse mappature. Una mappa libera ed una con motore abbastanza invasivo che serve anche per rigenerare parzialmente le batterie.

Sulle mappature della potenza, che scelte avete fatto? Abbiamo tre  mappe. Una power, una eco ed una di riserva nata dopo, quando mi sono accorto che  spesso la gente che provava la moto non guardava il display con l’indicatore della batteria e cosi dovevamo andarli a riprendere perchè restavano a piedi. La riserva  entra in funzione a circa il 25% del residuo della batteria  limitando le prestazioni della moto.

La domanda nasce spontanea: che prestazioni potete assicurare? Con il Merzouga abbiamo dimostrato che la moto ha fatto tutte le dune dell’Erg Chebbi e pertanto ha la potenza e l’affidabilità per fare questo tipo di percorso. Nessuno può dire che ce la suoniamo e ce la cantiamo da soli.

E autonomia ? Con un uso normale siamo sui 60 chilometri, in modalità economy run raggiungiamo i 90 chilometri.

Quale può essere l’evoluzione delle batterie? Sicuramente ci saranno dei progressi anche su quel lato, ma quello che mi sento di dire è che, già ad oggi, quelle che diamo in dotazione sono più che sufficienti per divertirsi e permettere all’utente medio di fare le sue girate. Non vedo nessun motivo per procrastinare il passaggio alla moto elettrica.

E come vita delle batterie Siamo sulle 2000 cariche. Se fai conto che una carica può essere una manche da cross,  io prima di fare 2000 manche  le moto le ho sempre cambiate.

L’altro elemento è il rumore, o meglio la mancanza di rumore, quello per cui i puristi dell’enduro accusano l’elettrico, l’eliminazione di uno degli elementi distintivi della moto.  Le rivelazioni per l’omologazione dicono che Tacita produce 60 decibel. Quindi la moto si sente quando arriva. Poi la mancanza di rumore la vedo solo come fatto positivo e non solo in termini di rispetto per gli altri e ambientale ma anche dal punto di vista del pilota. Puoi ascoltare il suo "rumore" caratteristico, non connotato da fastidiosita', ma che fa apprezzare appieno i giri del motore e le cambiate, puoi sentire i pneumatici e questo ti permette di affinare la tecnica. La moto elettrica in curva non si spegne per cui non  devi fare il tornante sfrizionando: arrivi, la butti giù e dai gas. Hai molta più facoltà di dedicarti ad affinare la tecnica.

All’ EICMA abbiamo ammirato tre modelli, quali sono le diversità tra queste moto? I tre modelli nascono da alcune considerazioni. Il cross è più leggero rispetto all’enduro, che può essere configurata con le due batterie davanti o dietro. La rally era più una provocazione. E’  una enduro configurata con 4 batterie. Personalmente l’ho testata in circuiti ufficiali del campionato rally e con le 4 batterie ha fatto i 100 chilometri della gara rispettando i CO  della FIM.

Troppo spesso sentiamo dire, soprattutto sul versante elettrico, che i modelli vengono presentati ma la data ufficiale di consegna della prima moto viene sempre procrastinata. Tacita come risponde a chi solleva queste considerazioni? La moto è stata omologata e abbiamo già in consegna i modelli che abbiamo venduto al salone. A Maggio c’è la prima consegna.

I mercati verso cui vi state muovendo? Le moto sono vendute in Italia, Francia e Svizzera. Andremo poi al salone di Colonia con l’idea di presentarci ai mercati del nord.  Ad oggi siamo nel momento del lancio.

Tacita non è solo moto però. Il nostro progetto vuole offrire una moto per fare fuoristrada divertendosi, con le stesse prestazioni di una moto endotermica senza disturbare nessuno.  Questo permette, oltre all'avere un prodotto che noi reputiamo bello, di usare la moto ed essere socialmente accettato. 

Un modo diverso di essere visto da parte degli altri. Fra i tanti ricordi uno che mi è rimasto impresso è quando durante i primi test incontrai una mamma con un bambino di, penso, tre anni e per la prima volta da quando facevo enduro non vidi la madre prendere il bambino e  allontanarlo mentre passavo.  Poi ci sono le pacche sulle spalle durante i test quotidiani,  la gente che si avvicina e mi dice “brau, brau…fa minga burdel”(Bravo, bravo, che non fai casino, NDR). 

Tacita però non è solo moto, è un progetto che racchiude altri prodotti. Tacita è una filosofia: T-Station, T-Wear, e T-Ttour.  La T-Station è un carrello portamoto evoluto, a pannelli solari, che  consente di avere una moto totalmente ecologica. In questo modo ricarichi la moto con la forza del sole e non con altre fonti di energia, tipo gasolio. Inoltre puoi creare energia da dare alla tua abitazione. Da quando hai un inizio di sole puoi alimentare casa tua, tranne quando hai picchi di consumi, fino a 3 chilowatt. Abbiamo poi creato la T-Wear, una linea di abbigliamento, con una  linea per l’ off-road e una casual, con  prodotti completamente italiani e di qualità. Per chiudere i T-tour per provare la moto in luoghi e percorsi con ambientazioni suggestive.

Ringraziamo PierPaolo per la chiacchierata, il prodotto c’è così come le competenze e le professionalità; ora dobbiamo solo sperare che si sviluppi sempre più una sensibilità in grado di far comprendere che si può avere la moto da cross, quella da strada e quella elettrica. Una moto oggettivamente ecocompatibile in grado di regalare emozioni uniche e forse più belle rispetto a quelle tradizionali, garantendo le stesse prestazioni e lo stesso divertimento all’utente.

Da parte nostra vogliamo lanciare un forza aTacita e ringraziarla per le emozioni "diverse"che permette di vivere e per il messaggio che lancia a tutti gli amanti delle due ruote.

Si ringrazia per la foto www.motoreeretto.it e rimandiamo alla loro intervista effettuata in Eicma, in cui è possibile veder, tra l'altro, i dettagli tecnici della moto.