Gli occhi del passato

La prima cosa che colpisce è l’odore…quell’odore che fa scattare un collegamento nel cervello e ti scaraventa prepotentemente in una realtà quasi parallela, in cui tutto si altera, anche il tuo essere e la figura.

La seconda cosa è il rumore, vedi gente che si tappa le orecchie raggruppate intorno a chi genere tale armonia, ti scosti e vedi la Benelli di Pasolini e poi quasi a voler fare a gara di decibel la MV trecilindi di Agostini.

Poi ci sono i colori: le rosse cagiva, le arancioni laverda le verdi kawasaky e i colori scuri delle anteguerra. Poi qualcosa ti prende lo stomaco, sono li davanti a te e le puoi toccare, le moto di Pasolini,  Sheene, Spencer, Cadalora.

Passeggi tra i box: Ubbiali che stringe mani e fa foto con gli appassionati di turno, in quello successivo vedi  Spencer e Lavado che poi ritrovi in pista con le moto del tempo, Read che con il suo banchetto raccimola euro su euro nella vendita di suo gadget autografati.

Il paddock è gratuito, nessun costo di ingresso, e senza un ordine preciso inizi a vagabondare ed è inevitabile che ti perdi ad ammirare tutte le moto presenti e in esposizione. Impressionante la bellezza e la soggezione che mettono alcuni esemplari di moto, quello che hanno rappresentato per diverse generazioni, sia da un punto di vista tecnico ma soprattutto di legame emotivo e di attaccamento verso quello che quella particolare moto ha saputo regalare: emozioni e stati d’animo unici.

Li vedi i Valentino, gli Stoner e i Lorenzo di allora, con i loro 50 60 o 70 primavere alle spalle, la pancetta i capelli bianchi e le rughe che solcano il volto e non puoi che provare ammirazione per chi, come loro, ha fatto qualcosa di esclusivo.  Adesso cerchi di immaginarteli nella vita normale, fuori dal circuito e fai fatica, provi difficoltà, troppo chiare sono impresse le gesta di quello che hanno fatto.

A dispetto delle chiacchiere sulle situazioni finanziarie di questo campione o delle frequentazioni eccessive con Sir John Barleycorn dell’altro, decidi di lasciarti alle spalle i pensieri su come gli dei una volta scesi dall’olimpo diventano delle persone normali e su come si muovano nell’arena cercando di vivere oltre i cordoli.

Ma è forse nella faccia di questi campioni di anni fa che emerge l’umanità di questo mondo, quel collante che identica chi ha scelto le due ruote.  L’immagine che resta viva in questa edizione dell’AsiMotorshow non sono alcune degli splendidi esemplari del parco moto, ma sono gli occhi di Spencer. 

 

 

 

 

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