Umberto Masetti

Il motociclismo dei giorni nostri è stato eletto a spettacolo mediatico. Il pilota è diventato un prodotto da vendere e spesso per poter essere alla guida di un buon mezzo, oltre alla classica valigia di sponsor, conta avere la “faccia televisiva”. L’importante per i signori che finanziano il circo è che gli attori facciano vendere il prodotto.

Vendere una bevanda energetica, un orologio, un capo di abbigliamento o semplicemente un prodotto alimentare. Il dettame è creare il personaggio: il ragazzino acqua sapone, il comunicatore, il freddo, il pazzo. Il punto di arrivo deve essere uno: far diventare il pilota una star.

Anni fa il motociclismo era uno sport differente, uno sport povero dove le star erano ben poche. Non era sport mediatico ma una passione che nasceva dall’interno e i ragazzini di nascosto falsificavano le firme dei genitori per correre, a differenza di oggi in cui la passione viene distillata già dal primo vagito e ancor prima di camminare i futuri campioni vengono messi sulle minimoto.

Guardando alla storia in bianco e nero, tra i piloti nostrani, per alcuni solo il grande Ago riuscì a raggiungere lo status di star, eppure c’è stato un pilota che già molti anni prima del campionissimo divenne una stella grazie alle due ruote. Questo pilota fu Umberto Masetti che grazie al motociclismo e ai suoi titoli mondiali divenne un divo e scelse di vivere quel ruolo in pieno e al massimo.

Umberto però fu una di quelle poche, rare, persone che star, se vogliamo dare il vero significato alla parola star - ossia una stella che risplende illuminando intorno a se - lo fu davvero.

Giù dalle moto era un distillato di energia, sempre divertente, allegro in grado di ravvivare ogni ambiente. Era come un magnete, in grado di catalizzare l'attenzione e intrattenere con i suoi racconti e aneddoti di vita vissuta. Illuminava - come una stella nel cosmo - l’ambiente circostante. Non a caso erano Gino Bartali e Umberto Masetti a essere richiesti nelle manifestazioni, celebrazioni o convegni. Due persone in grado di rendere memorabile, con la loro simpatia, le loro battute e il loro modo di essere, ogni evento. Era corteggiato e corteggiatore, invidiato da molti ma amato da tantissimi.

Divenne un personaggio pubblico grazie alle sue gesta sportive, alle sue imprese realizzate a bordo di una moto.

Fu il primo campione del mondo italiano della massima classe, la 500, nel ’50 e ’52 con la Gilera quattro cilindri e visse una vita avventurosa, una vita da romanzo. In questo nostro piccolo omaggio vorremmo ripercorre alcune pagine della vita di questo grandissimo uomo.

Umberto naque a Parma il 4 Maggio 1926. Suo padre aveva un officina per riparazioni di bici e col tempo riuscì a diventare concessionario Gilera. Il figlio, allora ventenne, potè attingere all’attività del padre per avventurarsi nella carriera di pilota.

Dopo una prima esperienza, per farsi le ossa, con mezzi di seconda mano, ottenne dal padre una Gilera Ottobuloni con la quale nel ’47 disputò le gare di “terza categoria” prima di passare alla più moderna Saturno. In queste uscite si mise in mostra per uno stile aggressivo e irruente, che lo fece risaltare anche agli occhi del grande mito Omobono Tenni. Nel ’48 corse con la Gilera Saturno nella 500 e con la Morini due tempi nelle 125 con cui vince a Varese, Bologna, Arona e Massa. Il primo titolo italiano arrivò nel ’49 nella classe 125 seconda categoria.

Il ’50 è l’anno del mondiale, la Gilera gli affidò la sua quattro cilindri per rifarsi della mancata vittoria, per solo 2 contestati punti, di Nello Pagani l’anno prima. Dopo aver vinto a Modena, Bologna e Salò nel campionato itailiano iniziò la sua esperienza nel mondiale.

E’ la seconda edizione del campionato del mondo di motociclismo, il primo titolo era stato conquistato dalla AJS ma altri marchi storici volevano scrivere il loro nome nell’albo d’oro, su tutti Norton e Velocette. Tra i marchi italiani la sola Gilera era iscritta, Guzzi aveva messo da parte la categoria e il progetto MV era ancora in cantiere.

Masetti mise in riga tutti: vinse in Belgio davanti al “maestro” Nello Pagani e poi ancora ad Assen in Olanda. Si piazzò secondo a Ginevra e sesto all’Ulster. Per consacrarlo campione (allora si conteggiavano i migliori quattro risultati delle sei gare) però, fu necessario il secondo posto di Monza dietro a Duke. I 28 punti di Masetti contro i 27 dell’inglese fecero scrivere il nome Masetti nell’albo d’oro del motociclismo.

La sua città lo elesse ad eroe. Ad attenderlo una Parma in festa, negozi chiusi e 30.000 tifosi acclamanti. Lo stesso Umberto ricorderà quel giorno come il più emozionante della sua vita.

E' forse questo successo a far nascere la star. La sua simpatia, il suo sguardo ironico unito al sorriso malandrino, la sua gogliardia, le sue battute taglienti e sempre pronte, erano ricercate: tutti volevano Umberto Masetti e raccontare qualcosa di lui.

Per la gente è il "bel'Umberto", per gli amici è "Scarciola" ("scricciolo", in dialetto emiliano), a identificare la sua minutezza fisica, per la stampa è "il Duca di Parma" in contrapposizione al rivale Geoff Duke, "il Duca di Ferro".

A dare lustro al personaggio ci sono anche i complimenti in prima persona di Walt Disney che dopo aver visto una sua foto sulle prestigiosa rivista Life gli invia una medaglia d’oro a simbolo di stima. Masetti correva infatti con la effige di un topo sul casco, un Mickey Mouse che non passava inosservato.

Ci si aspettava il bis per l'anno '51 ma quello fu l’anno sfortunato per Umberto. Vinse la prima gara a Barcellona poi però venne il turno del G.P. di Svizzera a Berna (famigerato tracciato in cui persero la vita Tenni e Varzi). In curva ad alta velocità colpì col piede un marciapiede, sentì un gran dolore ma proseguì, fece per mettere la marcia superiore ma non entrò. Riprovò ma non ci riusci, pensò potesse essere un guasto, il preselettore saltato e si fermò ai box. I meccanici gli si fecero incontro e si accorsero del piede indietro rispetto alla gamba. Una terribile frattura che lo tenne lontano per le successive tre gare e compromettendo la stagione che vide Duke, il suo acerrimo rivale, vincitore.

Il 1952 fu l’anno del riscatto, anche se Duke gli restituì il favore infortunandosi al G.P di Germania e saltando la seconda parte di stagione. E’ bene sottolineare però che prima di questo infortunio Umberto battè il rivale in due occasioni: Assen e Belgio. Con i secondi posti di Monza e Barcellona Masetti fu nuovamente campione del mondo davanti a Leslie Graham alla guida della MV Agusta quattro cilindri.

E' nuovamente campione e le sue gesta riescono a regalare emozioni agli italiani che hanno dovuto emigrare. Le sue vittorie fanno inorgoglire questi uomini e Umberto ne è consapevole, la vittoria più bella nei suoi ricordi sarà quella nel GP del Belgio davanti a 5.000 minatori italiani.

Questo secondo titolo darà ancor più lustro al campione, ormai è una star conosciuta ovunque. Lui non si risparmia in questo ruolo: amante della bella vita, delle belle donne, delle feste con comportamenti che non passano inosservati .

Le riviste di gossip parlavano di lui, delle sue relazioni, della sua fama di playboy e dei vezzi come ad esempio quello di girare con un ghepardo al guinzaglio. La sua love story con Moira Orfei tappezzò decine di riveste.

Forse per questi atteggiamento un po' sopra le righe, lontani dai canoni tradizionali del pilota, la Gilera per la stagione ’53 firma un accordo con il grande rivale di Umberto, quel Geoffrey Duke con cui aveva ingaggiato bellissime battaglie per il titolo. Si sentì tradito, anche se di fatto non venne mai messo in disparte dalla casa di Arcore, decidendo di partecipare a poche gare.

Nel ’54 fece qualche apparizione in cui ottenne una vittoria a Codogno e due secondi posti a Monza e Piacenza che gli fecero sfiorare il titolo italiano. Nell’unica gara del campionato del mondo cui prese parte, il G.P. delle Nazioni a Monza, fu secondo dopo Duke e davanti alle MV di Bandirola e Dale.

Forse questo ottimo risultato gli diede nuovi stimoli e per la stagione ’55 firmò con la MV, in cui si erano accasati molti ex uomini Gilera. I risultati furono buoni: terzo a Barcellona e Assen, quarto al Nurburgring e concludendo la stagione al terzo posto nella classifica di campionato, con una entusiasmante vittoria al G.P. delle Nazioni, unica vittoria stagionale M.V.

Nel ’55 gareggiò anche con la 250 salendo sul podio ad Assen e all’Ulster. Vinse facilmente il titolo italiano 175 con una MV Agusta bialbero.

Negli anni successivi si segnalano le vittorie a Faenza e Cesana con la MV 500 il secondo posto alla Solitude e una vittoria a Monza nel ’56. L’anno successivo sarà ricordato per la Coppa d’Oro Shell a Imola. Mentre stava battagliando per il primato un doppiato perse i bavaglio che venne risucchiato nella carena andandogli a ostruire un carburatore. Nel tentativo di rimuoverlo, nel mezzo del curvone dopo il traguardo, perse il controllo della moto e in piena velocità finì nel Santerno. Umberto fortunatamente risultò incolume ma i soccorritori lo trovarono in lacrime. Con quella caduta doveva dire addio al premio di un milione e mezzo di lire e al raddoppio dello stesso che il conte Agusta gli aveva promesso in caso di vittoria.

Nel ’58 il miglior risultato fu un terzo posto al G.P. delle nazioni sempre con la MV 500 dopo i compagni di marca Surtees e Venturi.

I risultati non sono più quelli di un tempo, però più che per la mancanza di affermazioni in ambito sportivo fu la vita giù dalla sella che divenne difficile per Masetti. La vita famigliare fu compromessa dai suoi eccessi, i soldi spesi e sperperati furono tanti, una situazione difficile da sostenere fino a quando ricevette l’invito a gareggiare in alcune gare in Sudamerica (tournèe organizzata per piloti italiani). In quel clima e ambiente totalmente nuovo Umberto scoprì il suo mondo.

Rientrò per un piccolo periodo in Italia nel 1962, ma ripartì poco dopo per il Cile dove rimase per altri dieci anni. In terra Sudamericana le sue doti da pilota, o forse la mancanza di degni avversari, lo fecero primeggiare in ogni classe e con ogni moto che ebbe a disposizione.

Sembrò aver trovato il suo "far-west” fin quando nel 1972 arrivò l’invito a presenziare alla 200 miglia di Imola. Umberto era di nuovo a casa. Da quel giorno non tarderà molto a far trasferire la famiglia nuovamente sul suolo natio.

Masetti ha vissuto una vita al massimo, a detta di colleghi e meccanici avrebbe potuto raccogliere molto di pù se non si fosse fatto distrarre dal successo. Un campione che con la preparazione atletica corretta e uno stile di vita più consono alle moto e non al fare tardi la sera, anche prima di gare importanti, avrebbe forse vinto altri campionati. Negli ultimi alcuni han detto che si impegnava solo quando c’erano buoni premi di classifica altrimenti si limitava.

Eppure Masetti è rimasto nel cuore di molti, è stata forse la prima vera star del motociclismo portando il motociclismo fuori dal paddock.

Umberto Masetti ci ha lasciato il 29 Maggio del 2006, negli ultimi anni è stato possibile incontrarlo a diverse manifestazioni storiche. Due mondiali vinti, oltre 200 gare vittoriose, la nomina ad Atleta dell'Anno nel 1951, una medaglia al valore atletico e il titolo di Cavaliere al merito sportivo e una statua a bordo della sua Gilera fatta erigere a Denia, città in cui si svolge il "Festival de motos historicas" nel 2005, sono i ricordi tangibili delle sue gesta.

Tuttavia, per i molti che lo hanno conosciuto, rimane quel qualcosa di magico che ancora a distanza di anni trasmetteva. Umberto irradiava luce, impossibile da non vedere e non restarne ammaliati, la luce delle stelle.

Ciao Umberto.

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