Rumi: tra moto e arte

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Capita spesso a noi appassionati, trovandoci di fronte ad una moto che ci colpisce di esclamare: “questa è una vera  opera d’arte!” Sentendo questa frase mi torna in mente che ci fu un tempo, non molto lontano in cui moto e arte si incontrarono davvero, dando vita ad una realtà industriale che scrisse pagine importanti nella storia del motociclismo italiano. L’artefice di questo straordinario incontro fu Donnino Rumi, la cui vicenda personale ha dei tratti degni di un romanzo.  

 

Cresce a Bergamo facendo il garzone nella fonderia del padre e coltiva di pari passo la grande passione per l’arte. Sul finire della seconda guerra mondiale si da alla macchia rifiutando di collaborare con i tedeschi che avevano  preso il controllo delle Fonderie Officine Rumi, di proprietà della sua famiglia. Dopo l’arresto del 1943, evita  il plotone di esecuzione e viene definitivamente liberato nel 1945, anno in cui torna alla guida dello stabilimento. A guerra finita si pensa di riconvertire i macchinari superstiti dell’azienda  in impianti per la produzione di macchine per la lavorazione della lana e per i pastifici. Le varie commissioni tecniche anglo-americane però  non concedono il permesso, in quanto mirano ad impedire qualsiasi eventuale rapida riconversione a scopi bellici. L’Italia di quegli anni ha bisogno di muoversi velocemente  e cerca mezzi di trasporto veloci, sicuri ed economici che sostituiscano la bicicletta, fu così che Rumi come molti altri imprenditori dell’epoca  decise di dedicare le proprie energie alla produzione di motociclette. La prima moto Rumi viene presentata alla stampa nel 1949, si tratta di una 125 che si  fece subito notare  per la sua meccanica avveniristica. L’ingegner  Salmaggi infatti seguendo il desiderio di originalità di Donnino Rumi, progettò una 125 a due cilindri orizzontali affiancati con motore a due tempi e cambio a tre velocità.

Il blocco motore-cambio si trova appeso a una struttura a doppi tubi anteriori e posteriori di cui costituisce la culla. La moto è inoltre dotata di forcella anteriore telescopica e sospensione posteriore ad ammortizzatori telescopici  verticali. La produzione Rumi si arricchirà poi di altri modelli anche di cilindrate superiori, sempre caratterizzati dalla ricerca di soluzioni tecniche innovative,se non addirittura futuristiche, quali ad esempio:  i semicarter  che come sulle moderne pluricilindriche si uniscono secondo un piano orizzontale, o la frizione calettata direttamente all’estremità dell’albero a gomiti. Non dimentichiamo però che Donnino Rumi, oltre ad essere imprenditore fu anche artista. Non a caso infatti le moto che portano il suo  nome si distinsero anche per la loro estetica d’avanguardia che fa di alcuni di alcuni modelli dei veri e propri oggetti di design.  Miglior esempio del design innovativo firmato Rumi resta senza dubbio il Formichino, uno scooter lanciato nel 1954 , che si narra venne modellato con la creta dallo stesso Donnino Rumi.

Dotato di una carrozzeria portante in lega d’alluminio troncata in due parti, quella anteriore, divisa nuovamente in due che contenevano la forcella, il faro,il serbatoio da 7 litri, la carenatura posteriore e il parafango della ruota posteriore. Il motore (bicilindrico orizzontale, 2 tempi) si trovava tra le due parti per collegarle. Oltre al settore delle moto leggere e dei ciclomotori Rumi si cimentò anche in ambito sportivo, sia nelle competizioni stradali, da cui deriva il modello Rumi Junior, sia nel fuoristrada con la partecipazione alla Sei giorni internazionale di regolarità del 1954 in Inghilterra, da cui ebbe origine il modello Rumi Regolarità Sei Giorni, prima moto pensata e progettata appositamente per il fuoristrada. La produzione di motociclette da parte delle Fonderie Officine Rumi cessa nel 1960. A più di cinquant’anni di distanza,oggi possiamo  riconoscere che questa realtà industriale e “artistica” al tempo stesso, ha lasciato tracce indelebili nella storia del motociclismo italiano e nel cuore degli appassionati, contribuendo oltretutto, grazie all’estro del suo fondatore a quel  processo di continua innovazione tecnologica ed estetica che oggi ci permette di guidare moto sempre più belle, divertenti e sicure.