7 x 3: Sette domande a...Gozzi, Masetti, Misterhelmet

Questa stagione motogp che andrà a chiudersi sta regalando grandi emozioni. Molti pensavano alla replica del dominio del talento assoluto Marquez invece a poche gara dalla fine l'eterno Valentino Rossi è ancora lì davanti a tutti. Dopo quasi 20 anni di carriera sta quasi per conquistare il decimo titolo con l'impressionante media di un campionato ogni due anni. Una sfida all'ultima gara con Lorenzo che con le sue cinque vittorie ha dimostrato di essere il più veloce eppure è incappato in errori che probabilmente ne hanno pregiudicano la corsa al titolo. E poi ancora Ducati e i suoi piloti... tanti sono gli spunti di riflessione. Per riflettere su alcuni di questi quesiti vogliamo porre alcune domande a chi il mondo dei motori lo vede da dentro, ne conosce i protagonisti e conosce sfaccettature poco note ai più. 

Sette domande a tre personaggi, è così che vogliamo inaugurare la prima sezione di “ Sette per tre”. Per questa prima volta abbiamo il piacere di ospitare chi racconta il mondo dei motori ai lettori ognuno a modo suo, e ognuno con il suo stile. Un grazie sentito pertanto a Paolo Gozzi che scrive per la Gazzetta, Marco Masetti una delle firme più prestigiose di motosprint e il blogger Misterhelmet.

Prima di tutti grazie a tutti e tre del tempo concesso, vorrei iniziare con il chiedervi che stagione è stata e se Valentino per voi vincerà questo titolo.

GOZZI: E' stata un'estate di caldo record, in Toscana è piovuto quasi e per questo la vendemmia è eccezionale. Anche sulla MotoGP è piovuto poco, ma due gocce a Misano e qualcosa in più a Silverstone sono bastate a Rossi per prendere in castagna Lorenzo. Il 46 ha fatto una vendemmia eccezionale, adesso vediamo a inizio novembre che vino verrà fuori. Ho l'impressione che sarà un'etichetta da collezione, col dieci stampato sopra.

MASETTI: una delle più emozionanti e combattute tra le tante che ho visto. Soprattutto perché chi sta davanti, visto dalla pista, guida da virtuoso e in tre lo fanno, contemporaneamente. Rossi può farcela, eccome, ma dovrà sudare. Tantissimo.

MISTERHELMET: Valentino è uno bravissimo e anche abbastanza fortunato, il che poi è la caratteristica dei campioni compiuti e realizzati. Tutto a livello di coincidenze, situazioni, combinazioni, farebbe pensare a questo decimo mondiale. Personalmente spero che qualsiasi cosa succeda sia dovuta, da questo momento in poi, a vicende puramente sportive, pistaiole, per intenderci, preferibilmente con confronti diretti chiarificatori. In modo che nessuno possa recriminare alcunché.

 

Sulla gestione della stagione da parte del suo principale rivale Lorenzo, Come rispondete alle accuse di  chi lo definisce “fragile psicologicamente”?

GOZZI: Che è una cazzata. A questi livelli non ci sono teste "fragili", stiamo parlando di campionissimi, mica di amatori. Sono le situazioni tecniche che cambiano lo scenario: set up, gomme, posizione sulla griglia, condizioni meteo. Jorge Lorenzo è un pilota eccezionale, anche se perderà il Mondiale per una manciata di punti bisogna ammettere che è stato complessivamente più veloce di Valentino Rossi in quasi tutte le circostanze. Magari avesse avuto casco diverso la storia cambiava.

MASETTI: Lorenzo fragile psicologimanete? Ma chi dice queste cose, qualche rintronato opinionista, oppure qualcuno al bar. Conosce jorge dal giorno antecedente il suo debutto (jerez 2002 con la derbi 125) e uno duro, che soffre, si evolve e lotta anche contro una parte della propria personalità è lui. È un uomo che si è costruito con sacrifici notevolissimi. Il resto è: caffè e sambuca al tavolo.

MISTERHELMET: Bisogna essere fortemente disturbati per affermare che Lorenzo sia fragile. Uno che mette insieme una striscia come la sua quest'anno, senza tenere conto dei risultati del passato, è un duro che sa guidare e anche ragionare. Lorenzo ha battuto Rossi in troppe circostanze precise per considerarlo negativamente come sento troppo spesso. Di sicuro ha fatto degli errori, il più clamoroso dei quali è stato cambiare casco e non porre rimedio alla fesseria nonostante i numerosi avvertimenti. E non voglio entrare sul tema Bridgestone, peché c'è troppo poco spazio per dire la mia sulla questione senza sembrare un complottista, cosa che non sono.

E le cadute di Marquez, colpa solo della sua irruenza giovanile, del suo approccio o tutto o niente o pensate ci sia dell'altro nelle cadute di quest'anno?

GOZZI:A mio avviso Marquez è il pilota più veloce di questi anni, ancor più di Jorge e Vale. Per vedergli vincere il terzo titolo di fila bastava una Honda "normale", ci avrebbe pensato lui. Invece in HRC hanno voluto strafare: il motore è potentissimo ma ingestibile e di telai e forcelloni ne hanno sfornati così tanti che sono andati tutti in confusione, tecnici e pilota. Certo, Marc rischia molto. Ma se la RC213V non fosse andata in crisi tecnica non sarebbe caduto quattro volte, magari due soltanto. E con 50 punti in più sarebbe ancora in piena lotta.

MASETTI: quando si fa forte come marc, la caduta è un evento possibile. L'unica cosa che c'è “dietro” a tutto ciò è andare mostruosamente forte. E poi lo dice lui (e non un passante) che “se vado piano mi annoio e mi deconcentro.

MISTERHELMET: Mi risulta davvero difficile credere che uno che l'anno scorso ha ucciso il campionato sia diventato uno che lo manda all'aria per un nonnulla così tante volte. La mia impressione è che Honda abbia tirato troppo la corda, dandogli in più di una occasione del materiale non all'altezza di quello che ci si attendeva da lui. abbiamo visto moto lentissime, moto che non stavano in pista, moto ingestibili e, in alcuni casi, anche moto straordinariamente superiori.Questo non significa che Marquez non ci abbia messo del suo per perdere delle occasioni. Ma il fatto è che sembra tutto molto influenzato da troppi fattori esterni.

Su Ducati. Ottime prestazioni dei loro piloti eppure manca sempre qualcosa. Come vi spiegate quello che è sembrato un blocco della crescita per arrivare a quel definitivo salto di qualità?

GOZZI: Quando c'è Ducati di mezzo parliamo sempre di sviluppo, di motori, di alette, di blocco di crescita. Poi arrivamo a Misano e il tester Pirro gira in prova più forte dei due titolari. La butto là: se la guidasse Marquez, dove arriverebbe la Ducati di adesso?

MASETTI: temo che l'obiettivo dei piloti ducati sia star davanti al compagno di squadra. Questo non piace a molti, tra i quali  il sottoscritto e la... Phillip Morris. Ci vorrebbe un direttore sportivo di polso e cattivo che comandi e parli. Solo lui.

MISTERHELMET: Francamente non penso che Ducati si attendesse, in tutta onestà, molto di più di quanto sta ottenendo. Del resto penso sempre che vincere una gara fortunosamente abbia meno valore che essere tante volte sul podio con merito. Quello che stupisce è il fatto che i protagonisti, all'interno del gruppo di lavoro, siano diversi da quelli che ci si attendeva. Iannone ha sprecato meno di quanto si potesse temere, così come poco ha concretizzato Dovizioso, default tecniche a parte. A Ducati, però, si vuol bene anche e soprattutto perché soffre e quando poi vince sa tutto di sfogo liberatorio. Non dovremo attendere molto.

Questa stagione abbiamo vissuto grandi emozioni. Emozioni tuttavia anche negative, mi riferisco ai fischi di Misano. Misano ha fatto il sold-out e tanti ne hanno beneficiato ma con quale dazio da pagare. Il motociclismo è ormai sport di massa con tutti i pro e i contro?

GOZZI: Fischiano Lorenzo al Mugello e Misano ma anche Hamilton a Monza. Il tifoso ha una sua visione dell'evento che è diversa da quella che abbiamo noi appassionati di vecchia data. Non è un fenomeno di oggi, succedeva pure ai tempi di Agostini. Forse era anche peggio. Mi hanno raccontato che quando Ago lasciò la MV per la Yamaha la gente la prese così male che a Misano gli distrussero la macchina. Succede quando uno sport coinvolge così tante persone. Io però tra un circuito deserto e uno strapieno dove qualcuno fischia preferisco di gran lunga il secondo....

MASETTI: il tifo non avrebbe senso in uno sport come il motociclismo, nel quale chi corre rischia di farsi male davvero o di morire. Però i tempi sono questi e la tv e i social amplificano l'ignoranza e la maleducazione. Perché i problemi sono questi.

MISTERHELMET: Certo motociclismo sì, e la risposta potrebbe finire qui. Una volta avevamo gli ineducati, adesso abbiamo i maleducati, ossia gente fomentata in modalità calcistica. Succede in tutti gli sport ma il motociclismo è un po' particolare perché è sempre stato diverso. A chi dice che è stato sempre così, ammesso che sia vero, rispondo che non è che la ripetizione di un comportamento sbagliato finisca poi per legittimarlo.

Sempre sul comportamenti di alcuni tifosi: quando Vale è salito sul podio di Misano è davvero utopico pensare che potesse prendere il microfono e dire ai suoi tifosi che anche gli avversari devono essere rispettati ? Non potrebbe essere lui con il suo peso, con prese di posizioni nette, a fermare questi atteggiamenti ?

GOZZI: Io dopo il Mugello ho fatto un post per il blog dal titolo "Valentino falli smettere tu". Ma era retorica, ovviamente. Ho il vago sospetto che a Rossi i fischi a Lorenzo non dispiacciano affatto. E lo capisco, pure: se io fossi Vale, godrei come un matto davanti 92 mila persone che acclamano me e fischiano il mio rivale diretto. Lo sport è anche antagonismo. A me le rivalità piacciono.


MASETTI: secondo voi, uno che ha fatto una gara così mediocre, con i nervi a fior di pelle per le emozioni e una vigilia fatta di tonnellate di stress, ha il tempo e il modo di fare questi ragionamenti? E poi, perché deve farlo Rossi? Lui non aizza, mi par di aver capito.

MISTERHELMET: E' utopico perchè sono arrivato alla conclusione che Rossi, per quanto non abbia colpe dirette sull'imbecillità di alcuni suoi tifosi, abbia però responsabilità molto precise sul modo in cui viene fatta l'informazione che genera tali comportamenti. L'accordo con SKY, il team VR46, il palinsesto "valentinocentrico", i commentatori SKY da sempre ultrà fedeli delle sue gesta e lo stesso appoggio di Dorna che lo reputa essenziale per la sopravvivenza di un certo tipo di motociclismo tanto da consentirgli ogni monopolio, da quello dell'informazine a quello della gestione del merchandising, fanno capire che Rossi tollera, approva e favorisce cose di questo tipo. Almeno questa è la mia impressione che spero di veder smentita prima possibile. Questo modo di fare è italianissimo e mi fa abbastanza schifo.


Voi vivete l'ambiente da dentro, ne avete viste tante. In questa stagione dentro il paddock cosa vi ha emozionato di più e cosa invece vi ha fatto pensare “ormai non è più il motociclismo di un tempo”.

GOZZI: Beh facile: la giornata più emozionante è stata il venerdi di Phillip Island quando Troy Bayliss è tornato in pista. Nel Mondiale, su una moto mai provata, dopo sette anni di stop. Leggenda pura. Riguardo al virgolettato, è un pensiero che non mi è mai venuto. Certo che non è più il motociclismo di un tempo, io sono in pista dal 1981 e sicuramente tante cose sono cambiante da allora: Le piste, i piloti, le moto, il mondo. E anche noi. Ma non è vero che sia cambiato tutto in peggio. La vita va avanti, le corse anche. La passione non si ferma. Motociclismo non è solo MotoGP e Superbike. A proposito: se siete liberi domenica 27 settembre ci vediamo alla Scarperia-Giogo, tricolore velocità in salita. Lì non c'è la Dorna, non ci sono i soldi, le hospitality, TV e giornalisti. Ma qualche ombrellina speriamo di si. Sicuro lassù non fischierà nessuno.

MASETTI: io ho inventato un marchio nel quale mi identifico: “No al motociclismo moderno”. È un gioco, ma fino ad un certo punto perché dal passato si potrebbero prendere spunti più che interessanti. Se proprio vuoi un aspetto che mi mette tristezza, eccolo: i sedicenni che, saliti su una moto3, si sentono già professionisti arrivati. UN giovane deve guadagnarsi il posto, lottare, crescere e migliorare.  Se fa la star, beh, ha sbagliato sport. Saluti da aragon

MISTERHELMET: Mi emozionano molto gli exploit: la wildcard che sta davanti, la prima fila di quello che solitamente sta dietro... cose che succedono sempre più di rado nel tecnomotociclismo di questi giorni. Quello che mi ha fatto pensare che il motociclismo non è più lo stesso di una volta è la vittoria del mondiale Superbike da parte di Rea. E' passato in sala stampa e non se ne è accorto nessuno. La conferenza post mondiale, poi, è stata quasi funerea. Ci saranno state sì e no 10 persone. L'applauso l'ho provocato io a fine conferenza e a momenti non riusciva nemmeno! Fino a qualche anno fa tutti quelli che vincevano facevano "comunque" clamore. Adesso ci sono piloti che fanno notizia anche se si lavano i denti e altri che pur vincendo il mondiale, non se li fila quasi nessuno. Il personaggio che vince sul gesto a parità di gesto mi sta bene. Il personaggio che vince sul gesto senza motivo mi preoccupa perché nel motociclismo parliamo soprattutto di piloti. E i piloti devono essere giudicati per quello che fanno i pista, non per altre cose.

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