Africa Twin - La prova

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In questi mesi non si fa altro che parlare di lei, del suo ritorno. Ogni testata l'ha messa in copertina, ogni sito internet di settore ne ha parlato a lungo, si sono spesi fiumi di parole e aggettivi per definirla ma oltre ai dati tecnici, ai servizi spesso compiacent,i noi ci siamo chiesti: oltre al nome prestigioso, la nuova Honda  Africa twin è una moto in grado di regalare emozioni alla guida? Per rispondere a questa domanda abbiamo voluto provarla. Ecco le nostre impressioni.

In una giornata di Gennaio grazie alla disponibiltà del concessionario Macchion di Legnano abbiamo potuto testare la moto più attesa da anni della casa alata. Una moto il cui nome ha fatto storia e il cui ritorno è stato accompagnato da una campagna di marketing di primissimo livello. Tante le attese, il nome è importante, ma soprattutto è importante il segmento di mercato in cui la moto vuole posizionarsi dove la concorrenza è nutrita e agguerrita.

Honda per questo ritorno non ha voluto rinnegare le sue origini, la sua vocazione al fuoristrada, e il telaio a doppia semi culla in acciaio adottato è simile alla cugina CRF450 da Rally, cosi come per molte altre soluzioni adottate.
Il progetto è ambizioso e le aspettative alte, ed è con queste premesse che ci accingiamo a provare la moto su cui Honda ha deciso di scommettere e in cui i concessionari sperano.
 
In dotazione abbiamo l'Africa con livrea HRC, colore Pearl Glare White versione ABS  e una bella rossa, colore Victory Red versione DCT-ABS (con cambio a doppia frizione DCT, antibloccaggio ABS e controllo di trazione HSTC).

Il primo approccio, dopo quello estetico - che resta comunque soggettivo -  e rispecchia appieno il più classico stile Honda (con il caratteristico doppio faro, in questo caso a led anteriore come elemento distintivo), è legato alla seduta e alla maneggevolezza da fermo.

Si dice che il primo approccio, la prima sensazione siano determinanti nel fare una valutazione ed ecco che l'Africa stupisce subito.

Per chi è abituato alle enduro stradali il paragaone è inclemente. Sembra leggerissima, quasi di una cilindrata più piccola, il baricentro basso aiuta e gli oltre 200 kg non si fanno sentire nelle manovre da fermo. La seduta è comoda,non larga ed anche il serbatoio da 18,8 litri di capacità accoglie bene le ginocchia.

In una moto del genere pensata anche per viaggi di media/lunga portata, le perplessità sono legate alla gomma anteriore da 21 pollici, al capire come si comporterà nei trasferimenti veloci e alla capacità profettiva del cupolino.

La risposta arriva subito nel trasferimento autostradale in cui possiamo verificare come si possa viaggiare a velocità elevate senza che l'anteriore crei nessun tipo di disturbo mentre il cupolino di serie crea delle piccole turbolenze nella zona alta del casco. Esame comunque superato alla grande.

Tuttavia è nel misto che vogliamo provare e testare per bene la moto.

Il nome Africa della prima edizione ormai datata '88 era un riferimento all'Africa, alla Parigi Dakar e alla voglia di avventura. Oggi le emozioni in terra Africana, complice una situazione geopolitica a dir poco critica, sono quasi impossibile pensare di viverle così viene da riparametrare il terreno più consono a questa moto.

A bordo dei due mezzi iniziamo a inforcare tornanti e a salire di quota. Il motore è grintoso, potente e armonico. Ci divertiamo a vedere come gira il motore nelle diverse mappature tra cui è possibile scegliere nell'ormai consueto pulsante sulla manopla sinistra. La differenza di cavalli - il motore bicilindrico parallelo di 1000cc è accreditato di 95 cv - non si fa sentire rispetto ad altre dello stesso segmento, compensato anche dal minor peso e se si mette sul piatto della bilancia tutto quello che l'Africa può fare in più rispetto a quelle dotate di maggior cavalleria, la nuova Honda vince a mani basse.

Perchè è la versatilità il vero valore di questa moto. Anche per la scelta del cambio.

Abbiamo provato quella con cambio automatico e dobbiamo dire che noi siamo tradizionalisti, restiamo fedeli al fascino di schiacciare la frizione in uscita di curva  e buttare la marcia in su e dare gas ma, ad onor del vero,  non sempre si spreme la moto sui piacevoli tornanti di montagna, anzi...
 
 

L'utente verso cui è indirizzata questa moto non è più il sognatore dei deserti africani ma il mototurista, l'appassionato di off-road ma anche il manager motociclista che vuole muoversi in città con due ruote a bordo di un mezzo con classe, stile e personalità. E' proprio in questo ultimo caso che la mancata esistenza della leva della frizione ha un valore aggiunto forse determinante nella scelta di acquisto.

Potersi muovere nel contesto urbano senza i continui metti/scala non ha prezzo.

 

Per completare il concetto di versatilità è bene sottolineare un aspetto che non abbiamo potuto assaporare in pieno: la vocazione fuoristradistica della moto. Basta un po' girare in rete o sfogliare una delle tante riviste che hanno dedicato pagine e pagine a test più specifci e tecnici (noi parliamo di emozioni....il resto lo lasciamo ad altri) per capire cosa può fare questa moto quando l'asfalto finisce.

Noi abbiamo fatto un po' di sterrato e le sensazioni sono state piacevoli, le risposte immediate. Abbiamo eliminato tutti i controlli elettronici in primis il  controllo di trazione e sentire partire il posteriore e governarlo con una facilità quasi imbarazzante ci ha convinto. La confidenza - elemento indispensabile per l'off-road - è stata reale e tangibile.

A fine di questa giornata, poi,  non ci siamo fatti mancare il tragitto da mototurista, con la moto a bassi regime mentre ci godevamo il panorama e le bellezze della Lombardia, nell'attesa romantica che il mezzo di parlasse, comunicandoci la sua anima.

Abbiamo omesso i particolari che caratterizzano la moto, dal kit di bauletti a completare la versione tourer, alle specifiche delle diverse mappature, fino alla sella regolabile e tanti altri particolari che si possono approfondire in concessionaria, perchè questa moto meritano una mezza giornata del proprio tempo.

E' inutile perdersi dietro alle tante riviste: bisogna andare a conoscerla di persona, recarsi presso il concessionario più vicino e vederla da vicino.

Il prodotto c'è e siamo certi che con un prezzo di mercato che parte dai 12.900 euro per la versione ABS monocolor, l'attuale regina del mercato non potrà dormire sonni tranquilli.

Possiamo dire che questa Africa è una moto che a piento titolo può stare su queste pagine: è una moto che emoziona.

Emoziona leggere quel nome sul serbatoio, con tutta la storia che si porta dietro.

Emozionano le sue forme (frutto della matita di Maurizio Carbonara), ma soprattutto emoziona il guidarla.

Emoziona anche perchè, tutta questa confidenza che trasmette, tutti quei particolari e pregi, ci fanno ancora una volta sognare....sognare l'Africa.