Le fiabe dei motociclisti - la storia e la consegna delle prime Play

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Dopo lo spazio riservato al volume delle fiabe su Riders n.91 vogliamo proporre il testo integrale della storia del volume, dalla nascita fino alla consegna delle prime 30 playstation acquistate ..buona lettura.

 "Sei un grande", questo è stato il più frequente dei complimenti ricevuti in questi ultimi giorni, dagli sms ai commenti facebook passando per whatsapp. A ognuna delle persone che mi elogiava, avrei voluto controbattere che io, sinceramente, non mi sento affatto un grande, i Grandi sono tutti coloro che a testa alta affrontano le difficoltà quotidiane che impediscono di vivere una vita normale e in alcuni casi devono combattere contro avversari spietati. Persone che ogni mattina indossano una corazza invisibile e vivono problemi sconosciuti ai più.

Io ho fatto una cosa che mi andava di fare, quello che a mio avviso andava fatta. Quello che andrebbe fatto.

Ritengo che per molte cose esistano degli obblighi morali.

Se sei un pilota, un calciatore o più in generale un personaggio pubblico significa che la tua popolarità deriva dalle persone e allora a mio avviso dovresti ridar loro qualcosa, che vada oltre alla semplice donazione, perché senza loro non saresti nessuno.

Così se scrivi per i bambini e soprattutto scrivi favole, dovrebbe essere doveroso far qualcosa per loro, per i bambini.

Nella prima pubblicazione delle Fiabe dei motociclisti, la fiaba principale era quella del Sic così ho voluto legare la pubblicazione alla Fondazione. Nel secondo volume, invece, avendo toccato con mano le battaglie che alcuni bambini sono costretti ad affrontare, ho voluto far qualcosa di concreto per loro.

Tutto è partito qualche anno fa dal desiderio di raccontare a mio figlio alcuni personaggi del motociclismo, persone che con il loro agire o il loro modo di essere, possono essere uno stimolo e un insegnamento. Ho preso le vite o singoli episodi di alcuni piloti, ma non solo, e li ho fatti diventare delle fiabe.

Avrei potuto raccontare le gesta di piloti conosciuti alle masse, magari pluricampioni del mondo, sicuramente sarebbe stata più facile e veloce la diffusione del volume, ma ho scelto di raccontare uomini prima che piloti, uomini da portare ad esempio ai bambini senza se e senza ma.

Da allora, da quel desiderio ne sono successe di cose...

Il contatto con una persona con una nobiltà d'animo anacronistica rispetto al tempo in cui viviamo, dove nulla è fatto senza un tornaconto diretto, ha permesso di dare forma e immagini alle fiabe. Senza di lui tutto questo non sarebbe mai nato. Tre disegni a fiaba nel primo volume, che per alcuni furono pochi ma non osavo chiedere di più, non volevo approfittare di tanta disponibilità: da perfetto sconosciuto non mi permettevo di avanzare richieste a Matitaccia un'icona vivente nel mondo delle due ruote!

Le illustrazioni però sono diventati da 10 a 15 a fiaba nel secondo volume e hanno dato alla pubblicazione un valore artistico e grafico riconosciuto e premiato anche da esperti del settore.

Tuttavia non sono questi riconoscimenti che hanno catalizzato l'attenzione di molte persone sul volume delle fiabe, è stata la destinazione dei proventi delle vendite, sul come impiegare la totalità di quanto incassato e sulle prime donazioni reali.

Il cosa fare, il come destinare i fondi, mi è stato suggerito da una grande persona che oggi mi piace chiamare amico e che ho voluto fosse uno dei protagonisti di una delle fiabe del primo volume: Vanni Oddera.

Con Vanni ci eravamo conosciuti per una intervista e da lì, dopo aver visto cosa realmente e concretamente fa con la mototerapia, grazie anche al fatto di risiedere vicino a Milano, mi sono offerto di prendere contatto e informare le associazioni lombarde della mototerapia, cercando di coinvolgerle quando veniva organizzata in qualche città lombarda. E' bello a distanza di qualche anno poter dire che educatori ma soprattutto che i ragazzi ospiti delle loro strutture, hanno potuto vivere la magia della mototerapia grazie a una mia telefonata o a una mia mail.

E' stato pertanto naturale che la domanda del "vorrei, con il secondo volume delle fiabe, fare qualcosa di concreto per i bambini...ma cosa ?" la rivolgessi a lui. Con la solita concretezza e il suo pragmantismo la risposta è arrivata in una frazione di secondo "Prendiamo della playstation per i bambini in ospedale".

Dopo la mototerapia, si poteva concretizzare un altro progetto per diffondere un pensiero che ci accomuna entrambi. Il pensiero, ma che è poi una certezza, che: le moto fanno bene. Un bene non solo psicofisico che deriva dal guidarle, ma un bene a favore di chi, le moto, le può solo guardare.

Far vivere emozioni che altrimenti non potrebbero mai provare ai ragazzi diversamente abili, nel caso della mototerapia, o diventare uno strumento per raccogliere fondi per donare uno svago mentale, proprio come è il guidare una moto, a bambini ospiti in strutture ospedaliere e devono affrontare i veri problemi della vita.

Perché vorrei gridarlo da queste pagine: i problemi non sono i rapporti coi colleghi, il capo incompetente, i vicini maleducati o ancor più i falsi amici o le incomprensioni domestiche con il partner. Quella è la vita ed è assurdo starci male, quelli non sono problemi: sono solo stronzate. I veri problemi sono altri.

I veri problemi spesso non si possono risolvere, bisogna conviverci ogni giorno e impediscono di vivere una vita normale e si fa fatica a vedere il futuro. Non sono semplici problemi, sono battaglie.

A volte poi queste battaglie, per uno strano e atroce scherzo del destino, devono combatterle i più indifesi, le anime più pure, e allora vorresti far qualcosa per loro, anche se già sai che non basterà mai.

Le moto fanno bene... allora forse giocare a un gioco alla playstation può essere simili all'andare in moto, crea uno svago mentale nella battaglia che stanno compiendo. La playstation diventa uno strumento che permette loro, con la fantasia, di uscire dalle mura e dalla camera che per evidenti motivi non possono lasciare.

La scelta di come destinare tutto quello che avrei raccolto con la vendita del volume era stata presa!

Non mancheranno le critiche di alcuni, pochi per fortuna, che sosterranno la contraddizione libro-playstation puntando il dito sul lato diseducativo di quest'ultima. A far tacere una volta per tutte queste persone sarà un messaggio di un ragazzo, vittorioso sulla leucemia, in cui mi dirà che grazie alla playstation le giornate in ospedale avevano tutto un altro ritmo ed è stato più facile affrontare la battaglia.

Il volume ormai aveva preso forma, le fiabe erano state scritte e girate al mitico Matitaccia per le illustrazioni. Due grosse realtà e un gruppo di bikers avevano risposto positivamente alla richiesta di coprire i costi di stampa così già con la prima copia venduta si poteva iniziare ad accantonare i fondi.

Il libro venne presentato a Eicma e subito iniziò l'attività di promozione: far conoscere il volume ai media del settore ma soprattutto agli opinion leader. I riscontri in termine di vendite mi diranno che ormai le decisioni di acquisto, per un prodotto come può essere questo volume, non sono determinate da quello che si legge su un giornale o su un sito, ma da quanto un amico può spingerlo tramite anche ai social (una forma evoluta del famoso passaparola).

Una volta arrivati i primi ordini lo step successivo era, come la mia laurea in economia mi insegna, ottenere il miglior prezzo di acquisto per le play. Dopo tante telefonate a vuoto ero così sconfortato che nessuno comprendesse i fini della iniziativa e non potesse applicarmi condizioni di favore per lotti di circa 25/30 pezzi a ordine, che volevo quasi optare per un altro prodotto. 

La vita però ci insegna che alcune amicizie, magari nate in modo fortuito ad esempio perché i figli frequentano la stessa scuola materna, possono permettere di scavalcare montagne. Così un caro amico che per lavoro è in contatto con responsabili di catene di grande distribuzione, ha fatto suo il progetto e lo ha proposto a uno di questi responsabili e grazie a questa intercessione sono riuscito a ottenere il tanto sperato prezzo di acquisto.

Le serate per promuovere il libro si susseguivano, gli ordini su amazon dopo la prima ondata quasi si fermarono ma per fortuna no il tam tam tra amici, chi 5 chi 10 copie riesco a raggiungere il budget per acquistare le 30 play del primo ordine.

E' stato questo passaparola tra amici e la loro mobilitazione, al pari di una lettera ricevuta da una mamma che ha compreso appieno la scelta dei personaggi raccontati, una delle emozioni più grandi vissute in questo percorso. Da questa mia esperienza vorrei invitare tutti a fare qualcosa di più nel sociale resterete impressionati da quello che riceverete. Il vero dono non è per chi riceve ma per chi da.

Vedere come hanno risposto gli amici è stato incredibile. E' stato altresì edificante assistere al silenzio, al far finta di niente di tanti altri amici o conoscenti, un modo per riconoscere persone simili e probabilmente con gli stessi ideali. Da una parte chi comprava decine di copie a volte e dall'altra chi non chiedeva neanche il prezzo di vendita.

Chi ha guardato oltre non penso lo abbia fatto per invidia, la maggior parte delle volte no, quanto piuttosto per una accusa di protagonismo, di volere mettersi in mostra. Alcune di queste persone sono quelle che magari postano sulle proprie pagine facebook la scritta "Beneficenza si fa in silenzio, il resto è palcoscenico". E' un peccato che non si possa toccare l'argomento con loro, perché basterebbe spiegare che si fa molta beneficenza in silenzio, ma quando vuoi fare qualcosa di grande, di importante, che solo con le tue forze non potresti raggiungere, allora non solo devi salire su un palcoscenico ma su quel palcoscenico devi avere un megafono, dei trampoli da acrobata e con effetti speciali degni di un concerto dei Pink Floyd gridare a squarciagola, così da raggiungere più persone possibili.

Così grazie a quelli che a scatola chiusa hanno acquistato il volume, alle serate e alle vendite online il budget per il primo acquisto è stato raggiunto in poco meno di due mesi.

La scelta del Gaslini nasce dal fatto che Vanni va spesso a trovare i bambini e ragazzi ospiti della struttura e con uno di essi, un suo tifoso, che ha combattuto durissime battaglie ma è stato vittima di un ingiusto destino, si era creato un legame affettivo particolare. Grazie al papà di questa piccola vittima si sono riusciti a espletare gli aspetti burocratici, perché per quanto assurdo possa sembrare per fare donazioni in alcuni ospedali ci sono una serie di normative burocratiche da rispettare a volte decisamente farraginose tali da scoraggiare anche i più volenterosi.

Fortunatamente con il Gaslini non ci sono stati problemi, avrei solo dovuto farmi trovare il giorno convenuto con la macchina carica di playstation.

Tuttavia c'era un piccolo grande particolare da definire: le playstation le avevo con me ma senza giochi con cosa avrebbero potuto giocare i bambini? O meglio i giochi me li aveva dati uno degli sponsor indicati nel volume ma in quantità inferiori rispetto alle mia aspettative.

Così ho chiamato ancora Vanni dicendogli “Ok Vanni le playstation le ho, ma i giochi sono pochi”.

A questo punto se la storia del volume fosse un libro, questo capitolo sarebbe senza dubbi uno dei più belli. Il capitolo intitolato “il post”: la dimostrazione di cosa può fare il web ma soprattutto la bontà delle persone.

Sulla sua pagina facebook Vanni fece un post in cui chiedeva dei giochi usati da abbinare alle playstation per fare la donazione al Gaslini prima e al reparto di pediatria dell'ospedale San Paolo di Savona poi.

Quel post ha generato centinaia di condivisioni che si sono tradotte in oltre 700 giochi, quattro playstation , due wii e una xbox donati da tutta italia.

Ragazzi che singolarmente hanno raccolto oltre 100 giochi, bambini di scuole elementari che hanno fatto collette per acquistarli: gesti che fanno ancora credere nell'essere umano.

A quel punto c'era tutto, dovevo solo attendere la data indicata dai responsabili della struttura per effettuare la consegna e l'installazione.

Nel frattempo visto che le playstation acquistate erano in più per le esigenze del Gaslini ho preso contatti con un amico che sapevo aver combattuto una battaglia e esserne uscito vincitore. A lui ho chiesto se il reparto dell'ospedale in cui era stato ospite, il Rizzoli di Bologna, fosse interessato a installare alcune playstation per le stanze in cui erano ospiti i bambini. Non solo ha preso contatto con l'ospedale coordinando il tutto ma ha coinvolto in fase di consegna anche il dr. Costa, che in quell'ospedale e proprio coi bambini ha iniziato la sua professione, il campione Carlos Lavado e il cuore del volume: Matitaccia.

Il Rizzoli è stata la premessa alla grande consegna al Gaslini. All'ospedale ligure sono intervenuti oltre a Vanni anche uno dei protagonisti delle fiabe del volume Nicola Dutto che più di tanti altri piloti è un esempio in senso assoluto, e i piloti di freestyle Carlo Caresana e Alexey Kolesnikov.

Nei reparti, per evidenti motivi solo pochi potevano accedere, ecco allora che ad accompagnarmi c'erano con indosso stivali, tute e caschi i tre piloti di freestyle motocross.

Non voglio raccontare le emozioni vissute quel pomeriggio, in quelle mura, troppe considerazioni rischierebbero di emergere e non è questo il luogo, vorrei solo sperare - con tutto il cuore - che alcuni di quei sorrisi sbocciati sul viso di alcuni dei bambini mentre stavamo installando le playstation, possanno ancora risplendere sui loro visi, a seguito magari di una vittoria in una gara di moto, di un gol con la squadra del cuore o dell'aver superato il livello di uno schema.

    

Ora la raccolta fondi prosegue, altri ospedali saranno visitati e altre playstation saranno istallate. Sarebbe bello se ad accompagnarmi in una di queste consegne ci fosse uno di quei campioni che spesso vengono scelti nei giochi come protagonisti delle partite da parte dei bambini. Perché forse non si possono soddisfare tutte le richieste di bambini che chiedono un incontro o una foto con il campione preferito, ma basterebbe una mezza giornata da donare agli altri. Sono certo che anche i loro sponsor non vedrebbero questo come tempo sottratto alle attività di promozione, ma sarebbero contenti se il loro portacolori passasse mezza giornata in un ospedale da quei bambini che li vedono come supereroi.