Marco Simoncelli - Il guerriero sceso tra noi

 

Parlare, ricordare Marco Simoncelli non è semplice. Tanti hanno scritto e raccontato chi era Marco. In questi anni la ferita è ancora aperta e forse oggi, ancor di più, si sente la mancanza di un ragazzo come lui nel nostro sport. Il Sic era anacronistico per un ambiente ormai schiavo dell'apparire e mostrarsi ed è proprio la sua spontaneità che lo ha fatto entrare nel cuore di molti, ma prima di tutto lui era un guerriero. Un guerriero dolcissimo.

Sì perchè il bello di Marco erano questi suoi diversi aspetti che convivevano, si autoalimentavo e si fondevano in un mix che non poteva che suscitare ammirazione, rispetto e simpatia. Marco era un guerriero, quando abbassava la visiera la sua gentilezza, il suo essere scanzonato si trasformava in totale combattività, voglia di raggiungere l'obiettivo dando sempre il massimo.

Non voglio ricordare qui la sua crescita sportiva e umana. Tanti hanno scritto in questi anni del Sic, su tutti la testimonianza più pura e completa sicuramente è "il nostro sic", il libro scritto dai genitori di Marco che rimanda alla sua intimità e al suo percorso professionale, dalle prime uscite sulla minimoto fino alle ultime curve a bordo della motogp. Nessuno scritto è in grado di trasmettere il ricordo del Sic in maniera più diretta.

  

A distanza di alcuni anni da una parte è fantastico vedere ancora così vivo il 58 e dall'altra però c'è un vuoto che nessuno è stato in grado di colmare e oggi ancor di più sentiamo la mancanza di un pilota di quel tipo. Un guerriero prestato al motociclsimo. Si perchè il Sic era l'archetipo del guerriero moderno.

Parlando di guerrieri il pensiero va a Leonida e agli spartani o ai Samurai, o riconducendo il termine al genere femminile, alle Amazzoni o Giovanna d'Arco. L'immagine del guerrieri si è solito associarla a un tempo ormai andato, inconciliabile con la nostra tecnologia e il nostro progresso. Ai giorni nostri potrebbe sembrare impossibile definire una persona guerriero. Tuttavia non è così,  essere guerriero non significa affrontare battaglie, spargere sangue o compiere azioni truci. Un guerriero è un mix di qualità e caratteristiche che nel corso della storia si sono fuse in alcune persone e che ancora oggi si possono trovare in chi sceglie di seguire una propria voce interiore con una determinazione sconosciuta ai più.

Il guerriero prima di tutto è una persona coragggiosa, che non significa non avere paura ma anzi riconoscerla e accettarla, guardarla negli occhi e affrontarla. Coraggio unito alla dedizione, alla disciplina e alla volontà di raggiungere uno scopo a prescindere da ogni condizione esterna. La determinazione nel conquistare l'obiettivo, che spesso può portare a andare incontro a fallimenti, che diventano per il guerriero una condizione necessaria per il raggiungimento della meta finale.

Meta che non si può raggiungere senza uno degli altri elementi distintivi nel guerriero: l'aggressività, l’energia che si utilizza nella salita versa la vetta. L’aggressività può essere senz’altro negativa, ma il guerriero ricorre allaggressività positiva per spingere se stesso a oltrepassare i propri limiti.

Ecco allora che tutte queste caratteristiche si possono trovare in Marco Simoncelli.

E' per questo che il Sic è stato un guerriero moderno.

Quando ho voluto raccontare a mio figlio, allora di 3 anni e mezzo chi era Marco Simoncelli ho voluto raffigurarlo proprio così: come un guerriero.

Il progetto delle fiabe dei motociclisti nasce dalla volontà e desiderio di raccontare chi era Marco e l'insegnamento che ci ha lasciato. Il guerriero Sic, così ho voluto raffigurarlo, un guerriero che scende sulla terra e ricorda a tutti il vero significato dell'essere guerriero, sia sul modo di affrontare la battaglia sia nella nobiltà d'animo che caratterizza i guerrieri: non restare chiusi nelle proprie tende ma andare tra le persone comuni dando loro gioia.

Perchè Marco era così, una volta tolto il casco era l'amico che trovavi al bar con cui sparare cazzate e giocare a biliardino. Lui non restava chiuso nei motorhome o era impossibile da avvicinare, lui a dispetto dei risultati che aveva raggiunto nella 250 e stava raggiungendo nella motogp, non si era montato la testa, era il ragazzo di sempre.

A questo si aggiungeva il rapporto speciale con la famiglia, con Paolo prima di tutto. La casa vicino ai genitori in procinto di essere vissuta e abitata con il suo tipico fracasso, con Kate. Non un attico in qualche luogo paradisiaco ma vicino alla sua famiglia. Era anche per questo che Marco entrava nel cuore delle persone. Era l'amico, il figlio e anche il fidanzato che molti avrebbero avuto avere.

Ero a Coriano per i suoi funerali, un paese in cui non c'era mai stato prima se non per quella triste occasione, e percorrere le vie in cui Marco era cresciuto con quel fiume di persone venute a dargli l'ultimo saluto con una nazione che si era fermata, ha dato il là qualcosa in me.

Le parole di Kate si sono depositate nel profondo dell'anima e poi sono uscite quando hanno pensato fosse il momento giusto "Io da credente, ma non so in che cosa, ho una mia teoria. Marco era una persona perfetta e le persone perfette non possono vivere con noi comuni mortali". Così aveva detto con la voce rotta dal pianto. A volte servono alcuni sacrifici per riparametrare tante cose nella società comune e in tante persone, io la vedo così.

Quello che è successo dopo, tutta l'emotività e le belle cose fatte ne ricordo di Marco, penso sia una conferma di questo o per lo meno...mi piace pensarla così.

Oggi la Fondazione sta realizzando progetti concreti attraverso i fondi raccolti o donati. Con il nome del guerriero, per mezzo del suo numero, del suo brand, diverse operazioni di carattere sociale e benefico vedono la luce. Tanti eventi a ricordo del Sic sono stati realizzati in questi anni.

E' successo che in uno di questi eventi una tragedia abbia visto il concretizzarsi di un altro destino e sembra quasi che il guerriero abbia chiamato a se un altro guerriero.

Durante un evento per la raccolta fondi a favore della Fondazione, che prevedeva la una gara benefica tra piloti in attività, vip e expiloti, Doriano Romboni ha avuto un incidente dalle conseguenze fatali.

Da allora - e sarà sempre così - per quanto tanta stampa se ne dimentichi, il guerriero Sic vedrà sempre unito il suo nome a quello del guerriero Doriano.

Per le caratteristiche tipiche del guerriero che ho elencato prima sono certo che se Marco fosse ancora qui vorrebbe il nome di Doriano sempre al suo fianco.

In ogni manifestazione che porta a una raccolta benefica a favore della Fondazione: Sic e Doriano, uniti per sempre. Perchè sembra proprio che lui, dalla nuova dimensione in cui si trova, abbia voluto così.

Mi auguro che nel prossimo futuro la Fondazione, colei che dovrebbe portare avanti i valori tipici del guerriero che Marco incarnava, decida di dare risalto e mettere sullo stesso piano Doriano, colui che il Sic ha voluto chiamare a fianco a se.

Perchè andare avanti in questo modo, facendo finta di niente non rende onore a Doriano ma soprattutto al guerriero Sic.

 

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