La mototemporada Romagnola

Era festa, ma una festa in cui gli organizzatori dovevano sperare nella clemenza del tempo e delle amministrazioni locali, per non incappare in una pesante e importante perdita di denaro.

Le gare - è opportuno ricordare - che  erano anche una buona fonte di guadagno per albergatori e ristoratori in un periodo della stagione in cui il turismo era pressoché stagnante.

In vista delle gara le strade venivano preparate, trasformate in piste, venivano poste balle di paglia nei tratti pericolosi, talvolta venivano coperte le righe bianche per renderle meno scivolose e poco altro, poi i centauri erano pronti per darsi battaglia dando prova di equilibrismo e capacità fra tombini e marciapiedi. Tutto è pronto: pronti,  partenza, VIA  che lo spettacolo cominci.

In termini di sicurezza si può dire che i circuiti erano estremamente lenti, le medie sul giro basse, non particolarmente pericolosi, infatti, gli incidenti mortali furono due in tutto: oltre al già citato Bergamonti a Riccione, a Milano Marittima nel 1967 perse la vita un meccanico che, preso dall’ euforia per il piazzamento del suo pilota, attraversò la pista non accorgendosi che stava sopraggiungendo un altro motociclista, fu colpito in pieno e morì sul colpo .

La morte di Bergamonti, che avvenne in una giornata forse più adatta agli sport acquatici che non alle corse motociclistiche, accese molte polemiche contro gli organizzatori.

I benpensanti dell’ epoca indicarono nella estrema pericolosità dei circuiti la causa della morte, furono aperte delle inchieste e chiamati a testimoniare dei piloti che dissero chiaramente che i circuiti della mototemporada di per sé non erano pericolosi e che nel giro iridato erano presenti circuiti in cui il rischio di avere un infortunio grave o letale era molto ma molto più alto (TT ad esempio), ma queste osservazioni non furono prese in considerazione e segnò di fatto la fine della Mototemporada.

Un'ultima gara fu corsa a Cesenatico il 18 aprile 1971 e poi  sulla Mototemporada  calò il sipario in favore di circuiti permanenti più sicuri, meglio attrezzati ma asettici e senz’anima.

Per i fortunati che hanno avuto la fortuna di vivere quei tempi, quelle gare, in cui il profumo di salsedine ed  aghi di pino si fondeva con l’odore dell’ olio dei motori, resteranno sempre  delle belle emozioni vissute. Un tempo magico, in cui la televisione non era presente e dove i piloti non bevevano dalla cannuccia miracolose bevande energetiche quando erano a favore di telecamera, ma erano persone comuni in mezzo alla gente comune. Temerari uomini forse meno professionisti rispetto agli attuali, ma sicuramente più umani , più veri, come era vero quel motociclismo fatto di tute nere, di odore di olio di ricino , di numeri dipinti alla meno peggio che non tornerà più.

Per gli amanti delle statistiche possiamo dire che furono 124 le gare disputate e in cima alla lista degli italiani più vittoriosi svetta AGOSTINI con 27 successi seguito da PASOLINI con 14, Provini con 11 successi mentre il grande HAILWOOD con dieci successi è il primo degli stranieri seguito da BRIANS, READ, IVJ  rispettivamente con 5 e quattro successi a testa.

VLAD 

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