Angelo Bergamonti - Una vita per lo sport

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Recentemente mi stavo recando al nuovo autodromo costruito in provincia di Cremona quando poco prima di raggiungere la meta ho visto l’indicazione di un paese. Uno dei tanti paesi della pianura padana, là dove ancora la terra scandisce tempi e ritmi, temprando persone che sono consapevoli che dal niente non nasce niente e che per arrivare al risultato bisogna armarsi di sudore e fatica e ho avuto l'immagine di un pilota impegnato alla guida di una potente MV 500 che di quel luogo era nativo.

Questo paese si chiama Gussola e il 18 marzo del 1939 diede i natali al centauro protagonista di queste poche righe, che risponde al nome di Angelo Bergamonti. Lo chiamarono Spavaldo, Spaccamonti, ma era un talento naturale consapevole di quello che era realmente il suo valore .

A 11 anni correva e vinceva nelle Gimkane, a 18 anni debuttava come pilota per poi ritirarsi per amore della moglie. Per quattro anni si dedicò alla sua officina acquisendo una clientela che spaziava dalla Lombardia fino all' Emilia grazie alle sue capacità di preparatore, fin quando la passione sopita per tanto tempo riemerse quando decise di partecipare ad una gara con in palio in cospicuo premio in denaro per il vincitore. Fu questa vittoria che fece intravedere la possibilità di incrementare le entrate famigliari grazie alle gare la motivazione ufficiale, permettendo di inseguire il suo sogno ed alimentare il proprio spirito.

La stagione del ritorno è il 1964 e Angelo arriva secondo assoluto nel campionato italiano juniores cl. 175 in sella alla Morini, mentre nella stagione successiva sempre in sella alla Morini domina il campionato italiano juniores cl. 175 e il campionato italiano della montagna cl. 175, titolo che riconferma anche la stagione successiva.

Viene iscritto di diritto al campionato senior qui però non solo non trova un ingaggio (cosa utopica per quel tempo) ma neanche una moto competitiva con cui poter mostrare le sue qualità.

La ricerca di una moto con cui correre lo porta in contatto con Giuseppe“ Pep” Pattoni, costruttore delle mitiche Paton. Con quest’ uomo schietto e genuino si costruirà un alchimia, un legame magico. Quel tipo di legame che solo i puri di cuore possono sancire, quelli per cui è ancora sufficiente una stretta di mano per ratificare un accordo e cosi senza firme su pezzi di carta nasce il binomio Bergamonti-Paton che tante emozioni regalò ai tifosi.

Anni di corse e vittorie con le moto del Pep con la 250, 350 e 500.

Fu con la verde PATON che nella massima categoria gustò il podio iridato a Monza e arrivò a sfiorare una mitica vittoria in un Gp iridato in Spagna in cui cedette solo alla inarrivabile MV di Agostini unicamente per la rottura dello scarico sul finale di corsa. Con la Paton vinse un campionato italiano nella categoria più prestigiosa la 500cc nel 1967 che fece il bis con quello della 250 vinto con la Morini bialbero ufficiale che aveva ottenuto dal Cav. Morini dicendogli che se voleva vedere la sua moto vincere doveva affidarla a lui.

Fu un rapporto di amicizia e di reciproca solidarietà con Pattoni, si sobbarcavano stancanti trasferte per partecipare a gare in cui gli organizzatori destinavano premi in denaro per chi stabiliva nuovi primati e vittorie. Bastano pochi episodi per descrivere il rapporto tra i due. Nelle gare (specie quelle nell'Europa dell'Est) in cui erano previsti premi in denaro per il record della pista, il Pep e Angelo stabilivano precedentemente di quanto abbassare il record sul giro, ma abbassarlo troppo avrebbe portato a maggiori difficoltà a ottenere il bonus l’anno successivo, così limavano i tempi con gradualità tenendosi un limite. Un altro episodio merita di essere ricordato: durante una trasferta nella ex jugoslavia in cui Angelo sbancava su avversari non alla sua altezza e già dopo pochi giri dalla partenza aveva un discreto vantaggio, Pattoni si sporgeva dal muretto sbracciandosi invitandolo a rallentare. A un certo punto Angelo rientrò ai box facendo pensare ad un guasto meccanico e questo fece tremare il Pep. Tuttavia non era un guasto meccanico il motivo del rientro ai box, Angelo si avvicinò al Pep e gli disse “impresari, se vado più piano di così, mi fermo a bere un caffè” detto questo ripartì e naturalmente vinse la gara.

Bergamonti è ormai nel cuore dei tifosi. Chi lo ha conosciuto racconta di una capacità di visualizzare il tracciato metro per metro, la sera al ristorante con fare quasi borioso comunicava che avrebbe abbassato il tempo sul giro di 1 secondo e mezzo cosa che poi si sarebbe puntualmente verificata. Ripercorreva mentalmente le curve, le staccate per poi affrontarle con uno stile di guida pulito ed elegante con doti tecniche senza pari.

Si sentiva pronto per grandi traguardi per entrare di diritto nell’ olimpo dei grandi, non temeva nessuno, analizzava avversari e mezzi a loro disposizione e si diceva in grado di poterli battere in condizione di parità.

Questo atteggiamento da parte della stampa venne definito come un fare da gradasso e venne ribatezzato come il Cassius Clay del motomondiale. E’ indubbio che col mezzo giusto (la Paton in fin dei conti rappresentava una moto di poco superiore a quella dei privati) avrebbe potuto far andare al tappeto molti dei suoi sfidanti.

Ma se davvero esiste la fortuna di certo non ha mai guardato in direzione del centauro di Gussola anzi….

Al termine della stagione ufficiale 1967 viene invitato in Spagna per una serie di gare ad ingaggio che per i privati sono manna dal cielo, durante la disputa della 250 cade, viene investito riportando una frattura alla base cranica che lo porta in coma con speranze di sopravvivenza poche, quasi nulle. Nelle ore di attesa, di angoscia per le sorti di Angelo, in ospedale insieme alla moglie accorrono al capezzale fra gli altri Jack Findlay, forte privato dell’ epoca, che rinuncia alla partecipazione e agli ingaggi delle corse successive per stare vicino alla moglie e Giuseppe Pattoni. Erano Anni in cui il legame fra le persone era profondo e la parola amicizia andava al di là di quella mostrata a favore di telecamera. Ma Angelo che è un duro, un combattente, temprato da molte battaglie non molla, si riprende e dice alla signora vestita di nero che il loro appuntamento può aspettare perché lui ha ancora del lavoro da fare.

Bergamonti ha quasi ventotto anni una moglie e due figlie ma non pensa al ritiro l’anima magica da motociclista che alberga in lui e la passione per le corse fanno si che torni più forte e determinato di prima. Con ostinazione ricerca quel mezzo che gli possa permettere di mostrare al mondo che la sua è classe non spavalderia, solo ferma convinzione delle sue capacità.

Il 1968 in seguito al ritiro della Morini corre nella 250cc con una moto artigianale dotata di motore mono Aermacchi e con la Paton nella 500. Concluderà la stagione al 2° posto nella 250 cc e al 5° nella 500 cc. Nel 1969 arriva l’ingaggio da parte dell’ Aermacchi come pilota ufficiale e il Berga può finalmente pensare solamente alle corse, si batte come un leone ma contro le 4 cilindri non c’è storia, arriva a pari punti con Pasolini perdendo il titolo della 250 per il maggior numero di vittorie e arrivando 4° in quello delle 500 in sella alla fida Paton.

Ma il destino in una gara minore presenta ancora il conto e dopo aver vinto la gara delle 250 si presenta al via della 125 cade e si rompe femore e tibia e la stagione va in archivio.

Si arriva al 1970 Bergamonti disputa una gran stagione con l’Aermacchi confermandosi come uno dei piloti più validi anche in ambito iridato anche se è pura utopia con il Macchi maggiorato poter battere la MV pilotata da Agostini, ma nei circuiti dove ancora conta il talento riesce a farsi valere salendo per ben due sul podio iridato nella massima cilindrata. La svolta arriva al gran Premio di Monza in cui il Conte Agusta gli affida una MV e viene ripagato con due secondi posti nella 350 cc e nella 500 e nel successivo gran premio di Spagna in cui vince 350 e 500 e stabilisce il record del circuito.

In quella stessa stagione vince anche per la 6°volta il campionato italiano con l’Aermacchi nella classe 125cc.

La premesse per la stagione 71 sono alte, ha dimostrato che anche senza Agostini una MV può primeggiare sulle altre moto ma soprattutto ha scosso Agostini costretto ad impegnarsi per tenergli testa. Il contratto che lega la casa di Cascina Costa è tuttavia quello di un collaudatore che impone a Angelo di presentarsi quotidianamente presso l’azienda per tutta la settimana a provare le moto. La domenica gli viene concessa la possibilità di correre con le MV, un meccanico collaudatore che la domenica faceva pubblicità all’azienda per cui lavorava a costo zero.

L'apertura della stagione è a Modena e l'operaio specializzato, quello che negli straordinari guida la moto prodotta dalla sua azienda, batte Ago nella 350 e a Rimini nella corsa successiva lo precede nella classe regina, in quella 500 dove il campione non perdeva una gara da tre anni. I risultati parlano per lui, si sta prendendo un posto di rilievo nella MV. Tuttavia dopo la morte del conte Agusta, avvenuta all'inizio di quell'anno, che su di lui molto aveva scommesso, Angelo si sente solo e non si ritrova nell’ambiente che si era venuto a creare nella squadra. Alla vigilia della gara successiva confidò alla moglie “io con questi non corro più, non mi fido di nessuno, mi fido solo di te e delle mie figlie e in questo ambiente mi fido solo di Pattoni". "Torno a correre con lui anche se non vinco, almeno mi diverto”.

Ma il Berga in verde non lo si vedrà più.

Nell ’appuntamento di Riccione la pioggia e una pista allagata accolgono i centauri. Al via della 350 Bergamonti parte male ma recupera forte, guadagna terreno su Agostini... va veloce, cade e là su un marciapiede insieme ai tifosi trova ad aspettarlo quella signora vestita di nero, quella che qualche anno prima aveva già fatto aspettare e che ora che lo vuole a se.

Lascia cosi questa terra per andare in quella degli eroi e divenire immortale il 4 aprile 1971.

Angelo Bergamonti, una vita per lo sport cosi era scritto sotto al poster che lo ritraeva sulla MV 500 presente nella trattoria di famiglia sede del locale Motoclub e nella sua semplicità questa frase racchiude in se lo spirito e la tenacia di questo grande e centauro che tanta gloria avrebbe meritato.

La morte di Bergamonti cambiò il motociclismo, si accesero tante polemiche sulla pericolosità delle corse su strada, ne venne invocata la soppressione cosa che di li a poco avvenne. Una tragedia nella tragedia poi si presentò in un secondo tempo, l'inquadramento come operaio specializzato e non come pilota non gli permetteva di avere una assicurazione. Perchè per un semplice dipendente non era prevista l'assicurazione personale, come invece lo era per i piloti che aveva anche battuto nelle gare precedenti. In questo caso spettava al pilota pensarci personalmente - di sua iniziativa - ma spesso, specie in quei tracciati dove la media oraria era molto bassa non veniva fatta per l'elevato costo richiesto. Non ci fu rimborso per la morte di Angelo. Vogliamo anche dare il prezzo di quanto fu valutata la vita del centauro: 18 milioni è quanto verrà corrisposto alla moglie e alle due figlie, 15 provenivano dai massimali della casa motociclistica e gli altri dalla Sportass, la cassa di previdenza per l'assicurazione degli sportivi.

Fu così che in un sol colpo l’italia perse uno dei suoi campioni e quelle corse che con il calore della gente scaldavano il cuore dei centauri .

Persone e gesta che meritano di essere raccontate, per chi volesse approndire la storia di questo grandissimo pilota, che avrebbe potuto riscrivere la storia del motociclismo consigliamo: L’Angelo Controvento, scritto da Marco Tarozzi, Minerva Edizioni.

Curriculum sportivo:

  • 1965 campione italiano juniores cl.175 (Morini).
  • 1965 campione italiano della montagna cl.175 (Morini).
  • 1966 campione italiano della montagna cl.175 (Morini).
  • 1967 campione d'italia cl. 250 (Morini).
  • 1967 campione d'italia cl.500 (Paton).
  • 1970 campione d'italia cl.125 (Aermacchi).
  • 1970 Vincitore Gp di Spagna cl.350-500 (MV).