Moto Guzzi cambia volto, ma non cambia anima: a Mandello nasce la nuova casa dell’Aquila

105 anni di storia, oltre 50 milioni di euro di investimento e quasi cinque anni di lavori. A Mandello del Lario la Moto Guzzi inaugura una nuova era: una fabbrica all’avanguardia, un museo completamente rinnovato e un grande spazio aperto agli appassionati. Ma soprattutto un luogo nel quale passato e futuro continuano a parlarsi.

Ci sono luoghi che sono semplicemente fabbriche.

E poi ci sono luoghi che, entrando dalla loro porta, raccontano un pezzo della storia di un Paese.

Mandello del Lario è uno di questi.

Qui, sulle sponde del Lago di Como, tra la montagna e l’acqua, nel 1921 è nata Moto Guzzi. Da allora sono passate generazioni di motociclisti, ingegneri, operai, piloti e appassionati. Sono nate moto diventate leggenda, sono state vinte gare, attraversati continenti e costruite storie che ancora oggi fanno parte dell’immaginario di chi ama le due ruote.

Oggi, 105 anni dopo, quel luogo non viene semplicemente ristrutturato.

Rinasce.

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Dopo quasi cinque anni di lavori e un investimento superiore ai 50 milioni di euro, Moto Guzzi ha presentato la sua nuova casa. Un progetto che vuole guardare decisamente al futuro senza perdere il legame profondo con ciò che è stato.

Perché il vero significato di questa trasformazione non è soltanto nei numeri, nei metri quadrati o nelle tecnologie.

È nella volontà di fare di Mandello un luogo nel quale la storia possa ancora emozionare, ma anche continuare a generare futuro.

Una fabbrica moderna nel cuore della storia

Il primo elemento che colpisce è proprio questo contrasto.

Il portone rosso di Via Parodi è ancora lì.

Lo stesso ingresso che dal 1921 ha visto passare tecnici, operai, ingegneri e piloti e che, nel corso dei decenni, è diventato una sorta di luogo sacro per i motociclisti provenienti da ogni parte del mondo.

Dietro quel portone, però, oggi c’è una realtà completamente diversa.

La nuova area produttiva porta il sito industriale a 38.000 metri quadrati, con 5.500 mq di nuovi edifici industriali e una capacità produttiva che sale a oltre 30.000 moto all’anno.

Le nuove linee di assemblaggio dei motori sono automatizzate e progettate secondo i più moderni standard industriali. L’area di assemblaggio finale delle motociclette è collegata all’officina motori attraverso un sistema di conveyor completamente robotizzato.

E qui arriva uno degli elementi più curiosi della nuova fabbrica.

A fine linea le motociclette vengono prese in consegna dai kilo™, i robot autonomi sviluppati a Boston da Piaggio Fast Forward, che accompagnano le moto verso le fasi finali di collaudo.

È una Moto Guzzi molto diversa da quella che immaginiamo quando pensiamo alle fotografie storiche di Mandello.

Eppure è proprio questo il punto.

La tradizione non significa rimanere fermi.

Significa riuscire a portare la propria identità nel futuro.

Anche dal punto di vista ambientale il nuovo impianto è stato progettato con particolare attenzione all’efficienza energetica e all’utilizzo delle risorse, con 1.300 mq di pannelli fotovoltaici e una struttura sviluppata secondo criteri di elevata efficienza energetica.

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Il Museo: quando una motocicletta diventa memoria

Ma se la fabbrica rappresenta il futuro, è probabilmente nel nuovo Museo Moto Guzzi che si trova il cuore più emozionale dell’intero progetto.

3.000 metri quadrati dedicati alla storia dell’Aquila.

Oltre 160 motociclette, accuratamente restaurate, raccontano più di un secolo di evoluzione tecnica, industriale e culturale.

Si parte dalla G.P., il prototipo unico che diede origine alla storia Moto Guzzi, e si arriva alle motociclette contemporanee.

In mezzo c’è praticamente un secolo di motociclismo.

Ci sono le moto che hanno fatto sognare intere generazioni. Le moto da competizione. Quelle che hanno conquistato 14 titoli iridati nel Motomondiale. Le motociclette legate al cinema, ai viaggi, alle arti, al mondo militare e a quello delle forze dell’ordine.

Ma osservare questa collezione non significa semplicemente guardare delle motociclette d’epoca.

Significa guardare oggetti che hanno attraversato la vita delle persone.

Ogni Guzzi racconta un’epoca, un modo di viaggiare, di lavorare, di correre. Racconta l’evoluzione della tecnologia, del design e della società italiana.

Ed è proprio questo che rende un museo motociclistico davvero interessante: quando le moto smettono di essere semplici oggetti e diventano memoria collettiva.

Il nuovo Museo è stato progettato proprio per questo.

Gli spazi riprendono il linguaggio tecnico e metallico delle motociclette prodotte a Mandello, creando un legame diretto tra l’architettura e l’identità Moto Guzzi.

Ma c’è un dettaglio particolarmente significativo: dalle sale del museo è possibile vedere le nuove linee di produzione.

Da una parte le moto che hanno fatto la storia.

Dall’altra quelle che quella storia la stanno continuando.

È probabilmente una delle immagini più potenti dell’intero progetto.

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Il futuro costruito sopra 105 anni di storia

Il progetto porta la firma dell’architetto americano Greg Lynn, vincitore del Leone d’Oro alla Biennale di Architettura di Venezia.

L’obiettivo non era creare semplicemente una nuova fabbrica o un nuovo museo.

L’idea è quella di costruire un vero hub multifunzionale, nel quale tecnologia, cultura, design, creatività e intrattenimento possano convivere.

La nuova area aperta al pubblico supera complessivamente i 4.200 metri quadrati e comprende spazi all’aperto, due piazze pedonali, una terrazza rialzata affacciata sulla piazza centrale, la restaurata Galleria del Vento, il Motoplex Store, una caffetteria, spazi dedicati a workshop ed eventi e un nuovo auditorium.

Al centro della piazza campeggia inoltre un grande mosaico con l’inconfondibile aquila Moto Guzzi.

Non è soltanto uno spazio destinato a chi viene a visitare la fabbrica.

È pensato come un luogo da vivere.

Un punto d’incontro per i Guzzisti, per i motociclisti, per gli appassionati di design e tecnologia e per chiunque voglia conoscere una delle storie industriali più affascinanti del nostro Paese.

«Chi guida una Moto Guzzi guida oltre un secolo di storia»

È forse questa la frase che meglio sintetizza il significato dell’operazione.

Durante la presentazione, l’amministratore delegato del Gruppo Piaggio Michele Colaninno ha parlato di «orgoglio» e anche di «un poco di follia», ricordando il lavoro durato quasi cinque anni e l’investimento di oltre 50 milioni di euro.

Ma soprattutto ha sottolineato un concetto importante: chi guida una Moto Guzzi guida oltre un secolo di storia italiana, con i ricordi del passato ma anche con le speranze rivolte al futuro.

Ed è proprio qui che questo progetto diventa interessante anche per chi guarda al motociclismo non soltanto dal punto di vista industriale.

Perché Moto Guzzi non sta semplicemente cercando di raccontare ciò che è stata.

Sta cercando di fare qualcosa di più difficile:

dimostrare che una storia lunga 105 anni può ancora emozionare e, contemporaneamente, avere qualcosa da dire sul futuro.

A Mandello il passato non è stato cancellato per fare spazio alla modernità.

È stato messo accanto ad essa.

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Il vecchio portone è ancora lì. Le motociclette che hanno scritto la storia sono ancora lì. La Galleria del Vento è stata recuperata. E poco più in là robot, automazione e nuove tecnologie costruiscono le Moto Guzzi di domani.

È un dialogo continuo tra ciò che è stato e ciò che sarà.

E forse è proprio questo il modo migliore per raccontare la nuova casa dell’Aquila.

Perché certe fabbriche producono motociclette.

Mandello, invece, da 105 anni produce emozioni.

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