Cremona, 27 settembre 2026.
La bandiera a scacchi è già passata.
Davanti a tutti c’è Iker Lecuona, compagno di squadra di Bulega in Aruba.it Racing, che ha appena conquistato Gara 2 e completato una fantastica tripletta nel weekend: Gara 1, Superpole Race e Gara 2.
Secondo, invece, c’è Nicolò Bulega.
E proprio quel secondo posto gli basta.
Non deve vincere. Non deve rischiare. Non deve fare un sorpasso all’ultimo giro.
Gli basta arrivare al traguardo.
Quando lo fa, il conto è chiuso: Nicolò Bulega è Campione del Mondo Superbike 2026.
Il secondo posto più importante della sua carriera.
E forse uno dei più belli.
Perché dall’altra parte del traguardo non c’è soltanto un titolo mondiale. C’è una storia che, a guardarla oggi, sembra quasi impossibile da immaginare quando Bulega era ancora un ragazzino considerato uno dei grandi talenti del motociclismo italiano.
Nato nel paddock
Per capire cosa significhi questo titolo bisogna tornare indietro.
Quando Nicolò era piccolo, suo padre aveva una squadra nel Supersport. Lui è cresciuto lì, nel paddock delle derivate di serie. A sei, sette anni guardava correre piloti come Troy Bayliss e Noriyuki Haga.
Oggi, in quello stesso paddock, il campione del mondo è lui.
Una promessa con addosso troppe aspettative
Bulega aveva appena 16 anni quando nel 2015 conquistò il titolo del FIM CEV Moto3 Junior World Championship, con il Team VR46.
Era veloce, giovanissimo e aveva già attirato l’attenzione del mondo del motociclismo.
Arrivò il Mondiale Moto3, arrivarono la prima pole position, i primi podi, il settimo posto nella classifica del 2016.
E arrivarono anche le aspettative.
Perché su quel ragazzino si cominciò a parlare di futuro campione, persino di possibile erede di Valentino Rossi.
Ma crescere con addosso un’etichetta del genere non è semplice.
Gli anni successivi in Moto3 non andarono come ci si aspettava. Poi arrivò la Moto2.
E anche lì il salto verso l’alto non arrivò.
Nel 2021, dopo tre stagioni complicate nella categoria intermedia, l’esperienza nel Motomondiale si chiuse con un 26° posto in campionato.
A quel punto, per molti, quella che sembrava essere la strada verso la MotoGP era praticamente finita.
Ma non per Bulega.
La seconda possibilità
Nel 2022 arriva la Ducati.
Bulega entra nel progetto Aruba.it Racing in Supersport, in sella alla Panigale V2. Lui stesso definirà quella chance la sua “ultima possibilità per essere un pilota professionista”.
E per la prima volta dopo anni sembra ritrovare qualcosa.
La velocità c’è sempre stata.
Quello che cambia è tutto il resto.
Già alla prima prova del campionato riporta una Ducati sul podio della categoria. A fine 2022 i podi saranno nove, con il quarto posto in campionato.
Poi arriva il 2023.
Ed esplode.
16 vittorie in 24 gare, 21 podi, 10 pole position e il titolo mondiale Supersport.
La carriera che sembrava essersi inceppata riparte proprio da dove forse nessuno se lo aspettava.
Bulega torna a vincere un Mondiale.
E lo fa con Ducati.
Quella che sembrava una retrocessione rispetto al sogno MotoGP diventa invece la sua rinascita.
E quando arriva in Superbike, non ha bisogno di tempo
Nel 2024 il salto in WorldSBK.
La Ducati Panigale V4 R.
La categoria regina delle derivate di serie.
E Bulega fa subito quello che pochi piloti riescono a fare: vince alla prima gara.
Phillip Island.
Gara 1.
Prima gara in Superbike.
Prima vittoria.
Alla fine della stagione saranno sei i successi e ben 24 podi su 36 gare.
Risultato: secondo posto nel Mondiale da rookie.
Il 2025 conferma che non era stato un colpo di fortuna.
Bulega vince 14 gare, sale sul podio 32 volte su 36 e arriva a giocarsi il titolo fino alla fine.
Ma ancora una volta il Mondiale gli sfugge.
Secondo.
Per la seconda stagione consecutiva.
Due volte vicecampione del mondo.
E qui c’è una parte della storia che spesso si dimentica.
Perché essere arrivato secondo per due anni di fila significa essere stato vicinissimo.
Ma significa anche dover ripartire un’altra volta.
Poi arriva il 2026
E questa volta qualcosa cambia.
Bulega parte fortissimo e trasforma la Ducati in una macchina da punti e vittorie.
La stagione prende presto una direzione precisa.
Vittoria dopo vittoria, pole dopo pole, il vantaggio cresce.
Prima di arrivare a Cremona, decimo e terz’ultimo appuntamento del calendario, ha già costruito una stagione fuori dall’ordinario: 26 vittorie nelle 27 gare disputate, sempre sul podio.
A Cremona, davanti al pubblico italiano, arriva il momento decisivo.
Non serve vincere.
Anzi, Bulega non vince nessuna delle tre gare del weekend: in tutte e tre arriva secondo, dietro a Lecuona. È il primo round della sua stagione senza una vittoria.
E proprio questo rende ancora più interessante il modo in cui arriva il titolo.
Bulega non deve dimostrare di essere il più veloce quel giorno.
Lo ha già dimostrato per tutta la stagione.
Deve semplicemente portare a casa quello che gli serve.
Lo fa.
Secondo posto.
Bandiera a scacchi.
Campionato del mondo.
Con due round d’anticipo.
Un italiano torna sul tetto della Superbike
Il titolo di Bulega ha anche un peso particolare per il motociclismo italiano.
Prima di lui, l’unico italiano a conquistare il Mondiale Superbike era stato Max Biaggi, campione nel 2010 e nel 2012 con Aprilia.
Quattordici anni dopo, Bulega diventa il secondo italiano nella storia a conquistare il titolo WorldSBK.
Ma c’è un dettaglio che rende questa pagina ancora più particolare:
è il primo italiano a diventare Campione del Mondo Superbike su una Ducati.
Per la Casa di Borgo Panigale è il 17° titolo piloti in Superbike. Il primo con un italiano in sella.
Un pilota italiano.
Una Ducati.
Il Mondiale Superbike.
E tutto questo davanti al pubblico di casa, a Cremona.
E non è finita qui
C’è un altro dato che racconta quanto sia particolare il percorso di Bulega.
Nel 2023 aveva vinto il Mondiale Supersport.
Nel 2026 ha vinto quello Superbike.
È il primo pilota nella storia a conquistare entrambi i titoli mondiali.
Non è soltanto una statistica.
È la fotografia di una carriera che ha preso una strada diversa da quella immaginata da tutti.
Bulega sembrava destinato alla MotoGP.
La MotoGP, allora, non arrivò.
Arrivò la Supersport.
Poi la Superbike.
Poi due secondi posti mondiali.
Poi, finalmente, il titolo.
Il cerchio che si chiude
E adesso la storia fa un giro completo.
Dal 2027 Bulega correrà in MotoGP, con la Ducati del team VR46.
La stessa squadra con cui, da ragazzino, aveva vinto il suo primo titolo nel 2015.
La MotoGP che sembrava perduta per sempre arriva adesso. Non come la promessa di un sedicenne, ma come il traguardo di un campione del mondo.
La cosa più bella? Che questa storia non parla soltanto di vittorie
Parla di ripartire.
Perché quando sei considerato un talento a sedici anni, tutti si aspettano che il percorso sia una linea retta.
Bulega quella linea l’ha spezzata.
Ha avuto anni difficili.
Ha perso posizioni, opportunità e Mondiali.
Ha dovuto cambiare categoria e ricostruirsi.
E proprio quando la strada che portava alla MotoGP sembrava essersi chiusa, ha trovato un’altra strada.
Una strada rossa.
Quella Ducati che nel 2022 gli ha dato una nuova possibilità e con cui oggi ha raggiunto il punto più alto della sua carriera.
A Cremona non ha avuto bisogno di vincere.
Ha semplicemente fatto quello che serviva.
Secondo posto.
Titolo mondiale.
Sei gare ancora da correre.
E una pagina di storia italiana da aggiungere al libro della Superbike.
Nicolò Bulega è Campione del Mondo.
Questa volta non è più la promessa di un campione.
È il campione.
E la strada più lunga, alla fine, lo ha portato esattamente dove tutti pensavano che sarebbe arrivato.
