Andy Winkler – l’incontro.

 Abbiamo conosciuto Andy Winkler durante una seduta di Mototerapia, quella splendida invenzione con cui Vanni Oddera e i Daboot regalano gioie alle persone meno fortunate. Era lì con loro, per far provare a dei ragazzi speciali la bellezza dell’andar in moto, il poter sentire il vento che ti scompiglia i capelli e ti accarezza la faccia. Però Andy non è un pilota del Daboot Team, ma uno dei migliori piloti italiani di una disciplina altrettanto spettacolare, il Supercross. Una disciplina in ambito nazionale poco valorizzata ma affermatissima in molti altri stati, in grado di regalare fortissime emozioni, dove lo spettatore può vedere i piloti lungo tutto il circuito standosene comodamente seduto con ogni servizio a portata di mano.Bello e appassionante per chi decide di praticarlo ma duro e difficile. Abbiamo deciso di conoscere meglio questo “biondino” Torinese con la passione per il Surf, la Bmx, lo Skate la natura che, per il modo di approcciarsi alla vita sembra più un ragazzo nato sotto il sole della California piuttosto che sotto l’ombra della mole Antonelliana.Alla richiesta di un incontro si dimostra disponibilissimo ed ho così la possibilità di passare una splendida giornata in pista con lui per assistere ad un suo allenamento, uno degli ultimi poco dell’avvio della stagione di corse italiana. Vederlo in azione non può che confermare che gli uomini del “tassello” sono veramente tosti, perchè senza un’adeguata preparazione è impensabile arrivare a certi livelli in questo sport. ANDY (Andrea Winkler) Torinese classe 1992, ha la capacità di lasciarti interdetto quando lo conosci, fatichi a credere che quel pilota dal casco nero con un teschio disegnato sopra che vola sui salti e galleggia sulle Whoops e quel ragazzo, sorridente, dai modi gentili che sembra capitato lì per caso siano la stessa persona.La pista di Supercross di Trofarello è il luogo dell’incontro, con lui ci sono il suo meccanico personale, che gestirà l’allenamento e suo papà che ha portato la sua due ruote con cui girerà nel vicino circuito da Cross.  Il programma  della giornata prevede quattro batterie da 12 minuti ciascuna, prove di partenza e una serie di giri lanciati intervallati da qualche minuto di riposo.Il meteo ci regala un bel sole dopo che le abbondanti piogge sembravano non dovessero aver mai fine.Dopo le normali operazioni di vestizione e controllo del mezzo si parte: Andy in alcuni punti del circuito è un vero spettacolo da vedere, preciso e pulito.La sessione sta quasi per terminare senza problemi quando, dopo un appoggio in curva scivola e papà Aldo ha un sussulto ma il sorriso di Andy con cui lascia intendere che va tutto bene, lo tranquillizza e torna ad essere quella presenza discreta che lo osserva  ad ogni passaggio.  Quello stesso papà Aldo con un passato sportivo importante fra cross e rally, con ben otto partecipazioni alla mitica Parigi- Dakar quella vera di quando ancora si correva in Africa che nelle sabbie dei deserti aveva vissuto esperienze incredibili, contrario al fatto che il figlio guidasse una moto, come racconterà poi in seguito Andy. L’allenamento prosegue, il caldo aumenta, ora si sfiorano livelli tropicali che mettono a dura prova sia il nostro fisico che il suo, non ancora al massimo della forma dopo l’infortunio patito in America a gennaio.Già l’America, la patria del Supercross, quello che si svolge nei palazzetti con migliaia di persone che ti fanno sentire il loro calore, che ad ogni numero dei piloti esplodono in boati da pelle d’oca.Là ci sono i piloti più forti della specialista, che pochi italiani oltre a lui in questi ultimi anni lui hanno osato sfidare. La giornata scorre veloce, papà Winkler è sempre presente ad ogni sessione fino a quando, dopo un paio di errori di Andy dovuti alla stanchezza, si allontana: “vado via, non riesco a guardare, non vorrei che si facesse male” .In quel momento lo spirito del genitore si è materializzato, penso che negare la moto al figlio quando era piccolo fosse una forma di protezione, perchè su due ruote più che in altri sport, la possibilità di farsi male è reale. Vedendoli però non si può fare a meno di pensare che il loro legame sia speciale, rafforzato anche dal fatto della condivisione di una passione comune, peril cross. Si è fatto tardi, la lunga giornata volge la termine, è giunto il momento di caricare la moto sul furgone, prima però bisogna scaricare la tensione ed eccolo ripartire per una lunga sequenza di salti e trick: per fortuna era che stanco… Salutiamo papà Aldo e poco più tardi davanti ad una pizza incomincia la nostra chiaccherata. Quando sei salito in moto la prima volta?Non molto presto i miei erano contrari, io insistevo molto ma niente, poi mio papà un giorno mi disse: “adesso provi, se riesci ad andarci e non cadi ti prendo la moto altrimenti no”.Avevo sette anni, mi sono impegnato tantissimo e ci sono riuscito! La mia prima conquista. Il tuo approccio con le moto non è arrivato presto come spesso accade, quando hai cominciato con le corse?Fino ai sedici, diciassette anni non ho fatto gare, all’inizio essendo appassionato di Bmx, skate e quelle robe lì, mi piacevano i salti, volevo fare freestyle ma c’è stato il divieto dei miei genitori e allora ho fatto la cosa che più gli si avvicinava, il Supercross che mi era sempre piaciuto. Due anni fa poi è capitata l’occasione di prendere un terreno, abbiamo fatto la pista da Supercross, da allora ho fatto quasi solo quello. Mentre mi parla rimango stupito da quel suo modo di fare molto “Take it Easy” che contrasta nettamente con quella che per Andy sembra essere quasi una necessità, quella dello stare perennemente in movimento cercando possibilmente qualcosa di adrenalinico da fare. Come si svolge una tua giornata tipo ?Vedi… io, a differenza dei miei amici che si svegliano tardi, è da parecchio che mi alzo presto alla mattina mi alleno, studio e al pomeriggio o alla sera aiuto mio papà in ditta.Lo studio non è che mi faccia impazzire però mi tornerà utile un domani quando smetterò di correre, in moto mi diverto molto, mi considero un free-rider sono uno tecnico che fa salti strani, particolari, ho però degli obbiettivi che vorrei raggiungere è per quello che mi alleno duramente.  Come è andata quest’anno in America?Mi ero appoggiato a Micheal Leib che ha un team laggiù, avrei dovuto fare tutto il campionato solo che mi sono fatto male subito, senza neanche cadere, in una curva il piede ha fatto una leva strana e mi sono rotto il legamento crociato del ginocchio.Non  volevo però tornare  a casa, ho fatto anche le gare successive con il risultato che mi sono poi rotto anche il collaterale e il menisco, forse ho esagerato mi sarei dovuto fermare.Una volta tornato in Italia mi sono fatto operare, sarei dovuto risalire in moto ad agosto ma scalpitavo non riuscivo a stare senza moto. Mi sono impegnato, ho fatto tanta fisioterapia e sono riuscito ad accorciare di molto i tempi di recupero anche se devo stare attento. Queste prime gare saranno di prova, per vedere come va in attesa che la guarigione sia completata. Avevi già vissuto l’esperienza del Supercross lo scorso anno, sbaglio?Lo scorso anno ero andato in America per quella che doveva essere semplicemente una vacanza, poi ho preso una moto in affitto e cosi si è trasformata in una conoscenza del mondo Supercross un modo per verificare il livello mio e degli altri piloti. Mi stavo divertendo talmente tanto che non volevo più tornare indietro! Abitavo sulla spiaggia, facevo surf, andavo a girare con la moto, in skate, era fantastico! Qui abito a Torino in centro dove non c’è niente, al massimo puoi solo andare in Skate. Il mondo del Supercross Americano è veramente cosi come appare dal di fuori ?Tutto quello che circonda il Supercross è bellissimo, le piste, l’organizzazione, il pubblico, le ragazze. La prima gara che ho fatto me la sono proprio goduta. Per me era un sogno essere li, era da quando avevo cinque anni che guardavo quelle gare in televisione con mio papà ed ora ero lì, stupendo.  Parlando di ragazze, il fascino del pilota attirava? Si però è complicato anche per via delle distanze, per loro vicino vuol dire magari tre ore di macchina, io fra gare e allenamenti non è che avessi tutto questo tempo libero, ho conosciuto molte più ragazze facendo surf, lì ero più rilassato non avevo la tensione della gara… è stato bello. .  Provare l’esperienza dei rally come tuo papà non ti ispira?Grazie alle storie di mio papà io sono innamorato del deserto senza esserci mai stato, mi piacerebbe vivere il deserto come lo ha vissuto lui, anche perché identifica il mio modo di essere.Io preferisco partire all’ avventura con i miei due migliori amici sul furgone  e andare per l’Europa a fare Surf, senza soldi mangiando quello che riusciamo a pescare. Per quanto riguarda i Rally rientrano nei miei progetti  futuri  ma ora voglio far bene nel supercross, l’obbiettivo è tornare in America e qualificarmi per la finale. Oltre ad andare in America  cosa ti piacerebbe fare?Un’alltra cosa che vorrei fare a breve è il Back-flip con la moto.In gommapiuma l’ho già fatto più volte su terra ancora mi manca… ma io mi sento pronto è da quando avevo quattro anni e guardavo i video di Pastrana che il Back-flip  è un mio pallino. Parlando di rampe e di freestyle termina la mia giornata in compagnia di Andy che salutandomi sale sul furgone, quello stesso con cui gira in Italia e Europa per le gare e che durante le vacanze gli permette di “inseguire”  le sue onde e godere di quelle emozioni che rendono la vita più bella.Grazie mille Andy della disponibilità ed un grosso in bocca al lupo!

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