Intervista a Carlo Pernat

Carlo Pernat non ha bisogno di presentazioni nell’ambiente delle due ruote. Con il suo contributo è stata scritta la storia del nostro sport, depositario di verità nascoste e infiniti aneddoti oggi abbiamo avuto il piacere di porgli qualche domanda andando alla ricerca delle emozioni che ha vissuto in tutti questi anni.

Sig. Pernat buongiorno, da anni è presente in questo ambiente vorrei prima di tutto chiederle com’è cambiato in questi anni l’ambiente.

Da quando sono entrato in questo ambiente, ed ormai sono quasi trent’anni, il motociclismo non è solo cambiato, è diventato tutto un’altra cosa. Dal punto di vista economico è cambiato tantissimo, in passato le sponsorizzazioni dei tabacchi davano un supporto notevole, era molto più facile dal punto di vista finanziario, le moto costavano meno ed era il pilota a comandare. La moto tipo era la 500 2tempi – la moto più bella della storia –  con quella moto era il pilota a comandare e faceva la differenza al 70%. Poi l’avvento della tecnologia ha cambiato le carte in tavola, adesso il concetto degli ultimi 10 anni è: se hai la moto competitiva puoi vincere, se non hai la moto non vincerai mai. Il pilota ora è facilitato ed è la moto a comandare. Tuttavia i piloti più forti vinceranno sempre,  il fattore umano se prima era il 70% oggi è al 40 % che è una bella differenza.

 Per un pilota dei nostri giorni per arrivare ad avere una moto vincente è sufficiente l talento o deve avere il bagaglio di sponsor al seguito?

A livello vittoria conta il pilota, il talento naturale lo vedi subito. Il pilota costruito ha bisogno di sponsor.  I principali campioni sono riusciti ad avere una moto vincente senza aver bisogno di sponsorizzazioni alle spalle. La sponsorizzazione serve per formare un pilota numero due. I piloti che non sono talenti devono portare il bagaglio di sponsor. Io ho vissuto come responsabile  i tempi padronali di Cagiva (’84-’89) e Aprilia (’90-’98), allora era molto più facile, avevi la casa dietro e personalmente facevo i contratti di 3 anni. Presi nel ’95 Valentino Rossi e gli feci un contratto di 3 anni, la stessa cosa con Biaggi. Tutti contratti a busta chiusa, oggi queste cose non esistono più. I contratti al massimo di 2 anni si fanno solo per campioni affermati, sui giovani le case non scommettono più e questo è un male, infatti talenti ne escono pochissimi e molti si bruciano.

A questo proposito che valutazione da alla gestione Dorna?

Io penso che vadano individuati due periodi. La sue entrata nel ’92 fu molto importante, diede una professionalità molto importante a livello marketing e televisivo, fece crescere il motomondiale in maniera esponenziale, poi dopo dal 2007 in poi non mi ritrovo con la politica messa in atto. Dorna è andata dietro alle case, soprattutto alla Honda, quando ha fatto l’800 che è stato un bagno di sangue. Ha fatto scappare case come Kawasaki , Suzuki e Aprilia. E’ stata un politica scellerata. Credo che alla fine oggi stiamo pagando questo modo di esasperate il tutto il maniera iperprofessionale.

Uno scimmiottare la formula uno?  Scimiottata male perché il mondo delle moto può valere in rapporto 1 a 10 con la formula uno. Il budget della auto non è lontanamente paragonabile a quello delle moto. Se BMW o Mercedes  fanno una campagna pubblicitaria mondiale per il lancio di un modello di auto nel mondo spendono 50 milioni di euro, con la stessa cifra fai 3 case ufficiali che corrono nel mondiale. Il rapporto è impietoso. Il fatto poi che il nostro mondo è legato ai personaggi più che alle case, basta vedere quanto è salito l’audience all’ultima gara in cui Valentino è tornato.  Ritengo che dobbiamo dire grazie a Valentino che ci ha portato a livello interplanetario.

Il problema  dal punto di vista mediatico sarà il dopo Valentino.

Gente come Valentino nasce ogni trent’anni. Lui è uno degli sportivi più famosi al mondo, ha un carisma che nessun altro avrà in futuro. Ce l’aveva un po’ Simoncelli che sotto quel lato era molto simile a Vale. Potrebbe esserci Marquez che è un puro fenomeno però il carisma di Valentino non lo avrà neanche se vincerà, perché l’empatia e la spontaneità sono una cosa che hai o non hai ed è appunto su queste doti, al di là dei risutati, che Valentino ha creato qualcosa che nessuno ricreerà.  Passiamo da Agostini a Valentino, nel mezzo pur avendo avuto grandissimi campioni e fenomeni puri nessuno è riuscito a fare quello che sono riusciti a fare loro due.

Nella sua professione ha trattato con grandissimi campioni, con chi ha creato un rapporto umano che è andato oltre i rispettivi ruoli ?

Il rapporto umano più bello l’ho avuto con Capirossi, che per me è come un fratello. Poi posso dire che la frase che mi ha data più soddisfazione me la sono sentita dire da Simoncelli quando mi disse “Belin Carletto”, lui mi chiamava Belin, “ti avessi conosciuto prima sarebbe stato bellissimo”.

E le emozioni più intense vissute in questi anni?

Aneddoti potrei raccontarne a migliaia: i rapporti con Biaggi, Valentino, la Parigi Dakar, Mamola con la prima volta che in Giappone scappò la prima gara…ce ne sarebbero mille, ma se dovessi identificare l’emozione più intensa vissuta è stata in Africa nell’86 quando a bordo di un elicottero, alla conclusione della terz’ultima tappa della Parigi Dakar, Hubert Auriol in lacrime dopo aver portato la moto al traguardo con entrambe le gambe spezzate mi disse di chiamare Castiglioni e dirgli che avevamo battuto le Honda. Quella è senza dubbio la cosa più emozionale vissuta.

Ha chiamato in causa Claudio, posso chiedere un ricordo? Io posso dire che Claudio era la moto, se potessi fermare il tempo lo fermerei in quegli anni, dal ’84 al ’90 compreso tutto quello che ho  fatto. Un signore Vero ed un appassionato vero, mangiava pane e moto.  Si lavorava 27 ore al giorno ma lo facevi con passione, ed appena entravi in Cagiva la sentivi questa passione.

L’emozione che vorrebbe rivivere ? Credo il primo mondiale con Biaggi, anche perché personalmente mi battei per riavere Biaggi dopo che era andato via dalla Honda e vederlo già sul gradino più alto del podio alla prima gara fu un’emozione fantastica.

E una che le è mancata? Vorrei vivere il 2006 quando Loris si meritava di vincere il mondiale e quel maledetto giorno a Barcellona fu centrato dal signor Gibernau. Quella è una emozione che mi manca perché Loris lo meritava quel mondiale, glielo hanno scippato.

Grazie a chi ha scritto le pagine del nostro sport.

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