Giovanni Castiglioni - L'incontro

Ci sono moto e moto, e poi c’è MV. MV è qualcosa in più del semplice concetto di moto come mezzo di trasporto o anche come elemento dispensatore di emozioni. MV ha un elemento intangibile che crea un aurea magica intorno a quell’assemblaggio di parti meccaniche e particolari che si materializzano in modelli di moto da un fascino unico.

MV è tornata in vita grazie alla spregiudicatezza di uno dei più grandi innovatori, ma anche sognatori, della nostra storia motociclistica ed industriale, Claudio Castiglioni che, grazie al fidato e consolidato rapporto con  Massimo tamburini ha realizzato quella che per molti è stata definita la moto più bella al mondo, la MV F4. Oggi però MV non è solo F4 e Brutale, le moto ideate e prodotte da uno dei più riusciti binomi nella storia industriale e di design, ma è una azienda totalmente italiana in grado di creare modelli nuovi e aumentare continuamente le quote di mercato e moto prodotte ogni anno.

 Per capire e comprendere quello che c’è dietro questa crescita ma soprattutto per conoscere meglio chi ha raccolto un impegnativo e difficile compito, quello di continuare la strada segnata dal padre, abbiamo voluto incontrare l’attuale presidente MV Agusta, Giovanni Castiglioni.

Ripercorriamo la storia di un percorso  che lo ha proiettato in pochi anni dall’affiancare il padre fino al vertice di una azienda  che rappresenta l’eccellenza italiana. “Ho iniziato a lavorare in azienda nel 2001 al fianco di mio papà che mi ha sempre coinvolto nel suo lavoro. A quel tempo avevamo tre marchi: Cagiva, Husqvarna e MV. Facevamo circa 30.000 moto, valori molto diversi da quelli attuali di MV”.   Da quel 2001 molte cose sono cambiate e molte consapevolezze si sono acquisite. “Quando si è giovani puoi avere tutte le lauree che vuoi, ma alla fine conta la pratica, l’esperienza. Oggi mi rendo conto di quante cavolate sparavo 10 anni fa”.

La grande svolta personale che ne condizionerà gli anni futuri arriva nel 2010 “quando abbiamo riacquistato MV da Harley”, Il presidente ammette che “non era nei nostri piani  riacquistarla, avevamo preso altre strade. Allora la situazione era molto complessa, c’erano solo 2 modelli, con volumi di circa 2.000 moto prodotte ed una struttura di costi molto alta. Il panorama era critico, se a questo si aggiunge che mio papà era già malato,  io sconsigliai l’operazione di riacquisto. La decisione di rilevare MV fu una volontà precisa di mio papà”. Claudio Castiglioni venne a mancare nell’estate del 2011 e oggi la produzione è 5 volte tanto e i fatturati sono aumentati considerevolmente, con una razionalizzazione dei costi.

Claudio Castiglioni per anni ha rappresentato le moto in  italia, ed era logico essere titubanti sul futuro dell’azienda senza lui alla guida: la F4 era bella ma troppo poco per mantenere in vita una realtà produttiva. “ La fortuna è stata che oltre alla f4 e alla Brutale, era già stata realizzata la f3. C’era inoltre già il progetto della Rivale di cui mio padre aveva visto i primi disegni”.

 I primi passi furono quelli di introdurre la F3 sul mercato, poi le 800 e infine la Rivale, recentemente si sono aggiunte  alla gamma la Turismo Veloce e la Dragster, moto di ideazione e interpretazione della nuova gestione MV.  Sono questi  modelli a dar concretezza alla nuova MV e alle scelte aziendali “ Ci siamo concentrati sulla realizzazione di modelli, perché sono l’elemento fondamentale e vitale per una realtà produttiva: senza modelli vali nulla”. Progetti e investimenti in nuovi modelli in grado di suscitare nuove emozioni. E’ prevista la presentazione di una novità per il salone di Milano e l’inizio di un nuovo progetto sulla piattaforma 4 cilindri “un nuovo 4 cilindri per maximoto”. 

Una centralità degli investimenti sui modelli che magari ha portato a sacrificare lo sviluppo della rete commerciale “è sottodimensionata rispetto alla nostra realtà. Dobbiamo creare nuovi dealer sia nazionali che esteri. C’è tanto da poter fare in Stati come Francia, Germania, Stati Uniti, Brasile e Sudest asiatico”.

Alcuni hanno affermato che MV potrebbe realizzare anche 20.000 moto annue. Grandi numeri per una realtà e soprattutto per un prodotto come MV .“Come obiettivo long-term potrebbe essere. Tuttavia non mi sono prefissato numeri precisi. Potrebbe essere raggiungibile con il giusto mix di nuovi prodotti e nuovi mercati”. Sicuramente l’aumento della produzione non sarà inseguita snaturando quelle che sono le caratteristiche di MV “non entreremo mai in fasce di prezzo basse.  Non faremo mai la battaglia di prezzi. Altri marchi possono vendere 800 a tre cilindri a prezzi inferiori ai nostri, ma quelle sono moto di massa, le MV sono moto elitarie”.

Proprio pensando alla concorrenza e dove questa ha dislocato la produzione o l’assemblaggio, in paesi con un costo del lavoro ed una fiscalità imparagonabile a quello italiano, il confronto con una realtà che ha tutta la filiera produttiva nel nostro paese è immediato. “Non è una questione di essere concorrenziale. Io non mi sono mai posto l’idea di andare a produrre in Thailandia perché risparmio in forza lavoro. Per i volumi che facciamo a noi non cambia nulla, questo diventa un elemento determinate solo quando vengono realizzati milioni di pezzi”.

 Eppure è indubbio che oggi è difficile fare impresa in italia. “Il problema italiano è quello dell’ accesso al credito”. Pensando a quello che MV rappresenta per il nostro paese, oltre che di immagine e come patrimonio storico, anche solo per un aspetto occupazionale e sociale, chiedo come lo stato si relaziona a un’azienda che è molto di più di un brand e che tipo di supporto potrebbe dare “a noi lo stato non ha mai dato nessun tipo di supporto. Però non è tanto lo stato che dovrebbe intervenire o aiutare, è il circuito bancario che dovrebbe essere maggiormente a sostengo di determinate realtà. In secondo luogo ci dovrebbe essere la possibilità di applicare alcuni strumenti che ci sono. Mi riferisco a bandi europei di tecnologia ed innovazione, quei settori in cui noi investiamo maggiormente. Ci dovrebbe essere la possibilità di metterli in pratica, di applicarli”.  Penso però a realtà in cui alcuni i governi obbligano le proprie amministrazioni, le proprie istituzioni a viaggiare esclusivamente con mezzi prodotti da loro imprese nazionali “sarebbe bello che lo stato obbligasse i propri corpi ad usare solo mezzi italiani. Sarebbe ancor più bello però, se intervenisse in quei casi in cui l’operato dello straniero ha risvolti occupazionali, penso a quanto vissuto con Husqvarna e alle 200 persone licenziate”.

MV ha scelto di continuare a produrre nel nostro paese e non solo continua ad investire su prodotti e su rete commerciale ma dallo scorso anno è tornata a essere presente nelle competizioni con ottimi traguardi conquistati e di immagine. “Posso dire che  la vittoria a Philip Island  è stata una grandissima emozione. Se le vittorie poi  ti fanno vendere più moto è un altro paio di maniche, ma sicuramente il brand awaraness (notorietà del marchio, NDR) aumenta. E’ evidente che il prodotto nella Supersport c’è,  la F3 è una moto oltre che bellissima esteticamente decisamente efficace e prestante , ma tornare alle competizioni implica grossi impegni. “E’ un impegno smisurato, sia finanziario che di tempo da dedicare. Quando abbiamo deciso di tornare Il mio sogno era prima un podio, poi, dopo quello di Rolfo l’anno scorso, desideravo la vittoria . Non nascondo che in SS abbiamo grandi obiettivi, già quest’anno abbiamo i riferimenti che non avevamo lo scorso anno e i risultati si vedono.” .La scelta di tornare però non si è limitata alla sola Supersport, con Corti la MV è presente anche nelle SBK. “Anche lì è un grande impegno,  le 1.000 la stiamo sviluppando per l’anno prossimo. Questo  è l’ anno zero. Avevamo due possibilità: sviluppare la moto  autonomamente, testandola noi, oppure fare un anno con una moto di serie ma svilupparla in pista, confrontandoci con gli altri. Siamo partiti tardi ed ogni gara portiamo componenti da provare. A tutti gli effetti stiamo lavorando per la Evo del prossimo anno. Essere iscritti come Factory lascia porte aperte per sperimentare e provare, è meno restringente ”.

Si può solo immaginare cosa può significare vedere la propria moto davanti a tutti, ed inevitabilmente chiedo se l’emozione che vorrebbe vivere Giovanni Castiglioni può essere la conquista del titolo mondiale. “Sicuramente sarebbe una grandissima emozione, ma una emozione che vorrei vivere sarebbe quella di entrare in azienda e dire “guarda cosa abbiamo fatto”, prima avevamo un obiettivo cinquennale di 10.000 moto prodotte, poi 12 mila, 14 mila ed ora siamo a 20.000”.

Ecco che emerge il lato imprenditoriale di Castiglioni, e non posso non porgli la domanda che penso possa averlo condizionato nelle scelte.  Quanto pesa il cognome Castiglioni. Adesso la pressione la sento meno. Ricordo però, che solo pochi anni fa, quando mi son trovato in mano l’azienda con mio papà venuto a mancare,con solo due modelli di moto, tutti mi davano per spacciato: 3 mesi e chiude, dicevano. Invece oggi la produzione è quadruplicata. L’azienda è sana. Certo, il cognome è stato pesante da portare all’inizio, è  come se  il figlio di Carl Lewis  si presenta alla gara dei 100 metri partendo  ultimo, senza preparazione, in salita e al contrario”.

Momenti complessi, anche perché non c’era più il legame con l’altra figura legata al padre, Massimo Tamburini. Fu la loro unione a creare quei modelli di MV passati alla storia, l’intuizione di Claudio e il design di Massimo”essere su quei livello è estremamente difficile”.

 Tuttavia nuovi modelli sono stati creati, ultima in ordine cronologico la splendida dragster “era stata ideata come limited edition, prevista solo in 500 pezzi. Oggi siamo arrivati a 2.000 ordini, con una richiesta ben superiore alla programmazione”.

Forse il successo di questo deriva dal non aver snaturato quello che sembra essere un dogma aziendale: realizzare moto in grado di creare l’effetto wow. “Quando sei al semaforo e vedi una MV non devi restare indifferente. Noi abbiamo una nostra filosofia: se una moto non ha l’effetto wow non viene messa in produzione. Abbiamo fatto dei prototipi ma non sono mai andati oltre quel primo gradino perché non creavano l’effetto wow. Se fai una MV o ti piace e dici “wow” oppure non ti piace e dici “ma cos’è”, il “si bella, carina…non può essere MV”.

Visitando l’azienda, e guardando come queste moto vengono create, poter toccare con mano una f3 Ago pronta per essere spedita ad un privilegiato acquirente, l’effetto wow è reale e sebbene ci siano adesivi Cagiva e immagini che continuamente richiamano al grandissimo Claudio Castiglioni è chiaro che oggi quel cognome ha un peso diverso. “La grandissima pressione del cognome è un po’ scesa. Oggi se mi guardo indietro posso dire che un pezzo di storia della MV l‘ho fatta anch’io”.

La simbolica unione e passaggio di consegne forse è avvenuta nel recente evento realizzato proprio negli stabilimenti MV, in ricordo di Claudio Castiglioni, un megaraduno internazionale che ha visto i nuovi modelli MV parcheggiati fianco a fianco con le moto dei marchi realizzati sotto la guida del padre “L’evento mi ha reso felice, vedere tutte quelle moto prodotte da mio padre parcheggiate di fianco a quelle attuali ha dato consistenza al fatto che abbiamo una bella azienda che non può solo che migliorare”. In quell’occasione oltre a MV l’altro grande marchio presente, oltre alle ducati prodotte fino a metà anni ’90 e qualche Husqvarna,  era Cagiva, e non posso non chiedere se ci sono progetti o programmi per un marchio storico e dal valore emozionale senza pari. “Voglio rilanciarlo. Quando il progetto MV sarà consolidato e si avrà il tempo materiale per dedicarsi a  nuovi progetti cercheremo di andare a prendere una nicchia di mercato come abbiamo fatto per MV”. Fra le nicchie papabili non si può non pensare al settore dove Cagiva ha mosso i primi passi e conquistato le prime prestigiose  vittorie “il primo pensiero è quello dell’off-road. Se dipendesse da me, per rilanciare Cagiva, produrrei delle off-road di alto livello, moto da competizione.  La Cagiva è nata col cross enduro e se deve tornare quella è la sua collocazione”.

 Con i pensieri che già vanno verso un piccolo elefantino ancora davanti ringrazio il dr. Castiglioni per il tempo concesso  e dopo aver visto come vengono realizzate  vere e proprie opere d’arte in movimento a due ruote e dopo questa breve chiacchierata ho la certezza che Castiglioni continuerà a regalarci emozioni, sia nelle competizioni che nelle moto di serie.

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