Intervista a Marco Pagani

Tourist Trophy: un sogno. Uno degli ultimi e rari baluardi di un motociclismo che non c'è più che cerca in tutti i modi di restare fedele a se stesso, a dispetto di un mondo che vuole la sicurezza come arbitro delle scelte a dispetto del libero arbitrio. Un motociclismo in cui non è la sola prestazione a stabilire la grandezza del pilota ma è la scelta, il desiderio di affrontare la sfida, a decretare lo spessore umano. La sfida contro qualcosa di assoluto. Un sogno che può divenire realtà se si decide di perseguirlo. Solo pochi hanno il coraggio di accettare questa sfida e oggi abbiamo il grandissimo piacere di fare qualche domanda a uno di questi moderni cavalieri che ha deciso di sfidare il Mountain, l'isola dei folletti dispettosi e dei gatti senza coda: Marco Pagani.

Alla sua prima esperienza al TT vanta come biglietto da visita il primato di essere l'italiano debuttante più veloce di sempre al Manx GP, il gran premio che si corre nel mese di Agosto proprio sul tracciato che in questi giorni sta ospitando il più titolato Tourist Trophy.

Ciao Marco, ormai ci siamo. Abbiamo seguito il tuo inizio di stagione a dir poco travagliato e vogliamo chiederti prima di tutto a che punto sei.

La prendo con filosofia, non sono stati i sei mesi che mi aspettavo. Purtroppo tanti problemi, tanti ritardi e tante sfortune. Quando mi hanno buttato giù al Mugello oltre ad aver piegato la forcella, le piastre, aver rotto il radiatore, la marmitta, il serbatoio, la pulsantiera e il telaietto anche la centralina per acquisire i dati della moto è impazzita e solo pochi giorni prima della partenza siamo stati in grado di risolvere il problema. Se penso che in quattro anni la mia moto non aveva mai subito grandi danni, incorrere in questo tipo di problemi poco prima della partenza del TT mi ha indispettito non poco.

Guardando all'Agosto dell'anno scorso, al tuo debutto al Manx Gp anche lì hai avuto una serie di sfortune iniziali, poi però hai segnato un tempo che ti ha consacrato come l'esordiente italiano più veloce di sempre sul percorso del TT. Forse anche questa volta doveva esserci un pò di sfiga prima.

Quest'anno siamo riusciti a far peggio. Avevo preventivato di fare almeno 1000 chilometri e qualche gara e per fare questo avevo comprato 3 bidoni di benzina, ad oggi non ho finito il primo bidone. Avrò fatto 250 chilometri a dir tanto. Non sono riuscito a fare chilometri con la moto. Comunque siamo in ballo e balliamo.

Un palcoscenico che solo pochi hanno in coraggio di calpestare. Come è nata questa tua idea di andare al TT.

Bisogna partire da lontano, a quando mio fratello più grande portò a casa una moto da pista e da lì è scattato l'amore. Tuttavia visto che i miei erano contrari alle moto ho dovuto attendere dopo il diploma per potermi comprare la prima moto, una Yamaha R6. Ho fatto il passaggio dal motorino, il Fitfy, all'R6 ed ho iniziato a uscire con la compagnia di mio fratello in cui c'era Roberto Robiano che andò a fare il TT. Dal vederlo come una cosa lontana ho visto che invece era fattibile. Era il 2003 ma soprattutto a causa di un incidente mortale di un caro amico la cosa è stata accantonata.

E poi cosa ti ha fatto tornare su quel progetto iniziale?

Ho iniziato a girare in pista ma sono rimasto scottato da questa esperienza. In Italia tutto è fatto a scopo di lucro. Se uno è da solo e non ha soldi o conoscenze non può arrivare da nessuna parte anche se ha talento e potrebbe dire la sua anche a alti livelli.

E tu avresti potuto dire la tua anche in pista, i risultati parlano per te.

Mi sono tolto la soddisfazione di partecipare come wild car alla CIV superstock 1000 e partire al fianco di Loris Baz. Oggi lui è in motogp. Il fatto è che in pista ti scontri contro un muro che non ha nulla a che vedere con la meritocrazia. Tuttavia nonostante questo ho sempre cercato di ritagliarmi i miei spazi, la prima stagione fatta di 5 gare, dopo uscite sporadiche degli anni precedenti, l'ho fatta nel 2009 a 27 anni. Poi nel 2013 son rimasto senza possibilità economiche e avendo scartato la possibilità della pista, interogandomi sul mio futuro, su cosa mi sarebbe piaciuto fare davvero, mi sono dato subito risposta: fare il TT.

Un pensiero che forse in tanti hanno avuto ma resta un sogno, tu come lo hai fatto diventare reale?

Ho iniziato a informarmi sul come funziona davvero. Mi sono imbattutto nel sito italiano Roadracingcore, lì ho conosciuto quella che attualmente è la mia fidanzata, con lei sono andato a vedere l'Ullster TT e lì mi sono innamorato di quel mondo. Vedendoli girare mi sono detto che potevo farlo anche io. L'idea era fare l'Ullster col mio BMW e poi traghettare e con il 600 fare il Manx GP.

Un progetto ambizioso per chi non ha nessuno dietro.

Soprattutto economicamente parlando, tanti sacrifici ma era un'esperienza che volevo fare, prima di tutto a livello umano. Mi sono impegnato tutto l'anno per realizzare questo progetto ma poi la concomitanza dei due eventi mi ha imposto di sceglierne uno, e ho scelto il Manx GP.

Con un risultato che ha stupito molti. L'esordiente italiano più veloce di sempre, una media di 117 sul tracciato dove si corre il TT. Tuttavia nei giorni precedenti avevi dichiarato di puntare a quella media. Da dove è nata quella ipotesi di risultato su un circuito mai calcato prima ?

E' difficile fare calcoli su un tracciato con buche, avvallamenti e mille altri fattori contestualizzati, tuttavia avevo fatto dei miei calcoli sulla carta che mi dicevano che potevo girare al Manx a 117 mph. Se non avessi avuto problemi avrei sbagliato invece ci ho preso. Io penso che 119 lo avrei anche fatto, ho visto il potenziale dell'anno scorso e tornare a casa con un potenziale podio, un potenziale record newcomer sarebbe stata un biglietto da visita diverso.

Quali sono stati i riscontri dopo quel risultato ?

Ci sono stati solo apprezzamenti. Non mi aspettavo qualcosa di più, l'interessamento che c'è stato, anche a livello di media, nato però da un rapporto personale. Non è arrivata la Gazzetta o altri a dirmi “sei andato bene”, gli aiuti di sponsor e da persone esterne derivano da amicizie comuni.

Hai parlato di una parte vitale per chi ha la passione della moto, l'aspetto economico. Abbiamo seguito il tuo crowdfunding su internet. Hai messo a disposizione gli spazi sulla carena della moto che correrà al Senior TT a tutti coloro che credevano in te o volevano supportarti dando loro visibilità mettendo il loro nome. Come hai vissuto questa esperienza, hai avuto i riscontri attesi?

Questa idea mi era stata proposta già lo scorso anno da amici, tuttavia allora non ero nessuno nell'ambiente. Mi ero riproposto di realizzarla per il TT qualora avessi fatto un buon Manx. Abbiamo scelto di uscire con questa proposta a fine Gennaio, dopo le feste di Natale. Sui riscontri attesi anche in quel caso ho fatto precisi calcoli partendo da dati empirici. In questo caso mi sono messo in gioco in prima persona, contattando direttamente conoscenti e presentando loro il progetto. E' stato un lavoro impegnativo in termini di tempo. Quello che mi ha stupito è stata la risposta immediata. Le mie stime erano di 2 mesi per raggiungere l'obiettivo prefissato, invece in tempi molto più veloci l'ho raggiunto. A questo poi è seguita una ulteriore risposta che mi ha fatto sbagliare le previsioni, fortunatamente in eccesso questa volta.

Una grossa gratificazione e al tempo stesso una bella motivazione.

Sono veramente orgoglioso di quello che mi ha scritto la gente e come hanno inteso il progetto. Tanti hanno deciso di dare un aiuto a Don Chischiotte contro i mulini a vento.

Il motociclismo romantico che ormai si è perso e si legge solo sui libri. Penso che in molti abbiamo voluto mettere la propria firma in questa avventura, mettendo il loro nome sulla carena perchè credono ancora alla poesia. Come hai vissuto questi mesi di preparazione?

Avrei voluto mettere in campo qualcosa di più professionale ma avendo un lavoro che mi impegna tutti i giorni e dovendo fare quasi tutto in prima persona, molte delle cose che avevo in mente non sono riuscito a concretizzarle. Non sono potuto andare in moto quanto volevo. Per uno come me a cui non piace il computer ho passato tutte le sere davanti a uno schermo a fare da team manager, pubbliche relazioni e curare rapporti con fornitori di materiali a cui spesso ho dovuto sollecitare i componenti. Tutto questo mi ha impegnato per ore e ore.

Quando in realtà dovresti solo pensare a come guidare la moto. Con questo vissuto mi viene da chiederti "lo rifaresti?".

Quest'anno era necessario e obbligatorio fare così. L'anno prossimo vorrei fare qualcosa di maggior livello. Avere dei collaboratori che si occupino di questi lati che poco c'entrano con l'andare in moto.

Per crescere sempre di più?

La cosa fondamentale è fare chilometri con il mille che ha un comportamento diverso rispetto al 600. Poi l'anno prossimo con chilometri alle spalle, persone che si occupano di tutto quello che mi sottrae tempo, soprattutto all'allenamento fisico, potersi presentare per fare un buon TT 2016. Anche se ora sono concentrato totalmente sull'edizione di quest'anno.

La domanda è dovuta: come ti approcci al mountain?

Lo vivo in due maniere. Fino ad ora lo ho respinto, ho dovuto affrontare diversi problemi per esserci e per cui la componente filosofica ho dovuta metterla da parte. Quando posso rilassarmi e pensare a quello che sto facendo mi vengono i brividi. Pensare di essere al cancelletto di partenza della senior, ricevere la pacca sulla spalla e partire e completare quella gara è fantastico. Comunque vada, concludere la gara, a prescindere dal risultato ,è la miglior cosa che avrò fatto a livello sportivo nella mia vita. Trovarmi lì con i top rider, su un tracciato che hanno calcato miti assoluti come Dunlop e gli altri grandissimi, è una cosa che mi resterà per sempre e che spero di poter fare il più a lungo possibile e fin quando la carta di identità me lo permetterà.

Ogni tanto ti vengono i pensieri che il tracciato vuole il suo tributo. Tanti sono stati vittime del TT, come esorcizzi questo aspetto?

Non ho fatto il lavoro preparatorio che ho fatto per la gara al Manx, ossia studiarmi il tracciato con la playstation, in quanto penso che ormai questo sia acquisito. Continuo a ripetermi che non bisogna prendere sotto gamba nulla. Ogni tanto mi guardo un board camera di qualche pilota o mi faccio un giro con la play. Il lavoro che ho fatto le ultime settimane è stato quello di prendere l'homeboard di Hickman, che ha una moto come la mia e con gli stessi rapporti che utilizzerò, mi guardo le marce che usa e le traiettorie che fa. Sicuramente poi penso che la montagna vuole il suo tributo, l'anno scorso sono partito al fianco di Tim Moorhead, il professore cinquantenne inglese che quel giorno morì.

Non andando a sbattere contro nulla tra l'altro.

Probabilmente è stato preso in contropiede dal vento che c'era sulla montagna, era un po' fuori traiettoria e ha messo le ruote giù dall'asfalto dove c'è un rigagnolo e lì è caduto. Non devi pensare solo al muretto, alla casa, all'albero, lì devi pensare a tutto e stare concentrato su dove devi mettere le ruote ogni singolo centimetro.

Come hai vissuto quel giorno.

L'ho scoperto dopo che era lui. L'ho visto però sulla montagna con la moto fuori pista. Devi essere freddo, se hai scelto di fare questo lo porti a termine, quello che ti sprona non è pensare “a me non capita”, ma pensare che sei lì per divertirti per dare il meglio e avere testa. L'improvvisazione non paga mai.

Da come parli e dalle tue analisi anche extramotociclistiche non ci sembri il tipo che improvvisa, tre sono le gare a cui sei iscritto.

Superbike, stock 1000 e Senior TT. La cosa che mi fa stare meno tranquillo è il fatto di aver fatto pochi chilometri con la moto, dovrò andar molto umilmente e i primi giorni dedicarli a trovare il feeling con la moto.

Che rapporto hai con la moto, alcuni ci parlano, la coccolano, Marco Pagani come vive la moto?

Spero che non si rompa mai (Risata NDR).A parte gli scherzi con la moto non ci parlo, le voglio bene perchè abbiamo fatto belle cose insieme, la uso da 4 anni e mi ha dato tante soddisfazioni e spero ci sia un rapporto di reciproca stima.

Quella stima che ogni motociclista non può non avere verso una grande persona che ha deciso di intrapredere una avventura che molti possono solo sognare e lui ha fatto divenire sua, senza un nome alle spalle, senza spinte e senza troppi soldi ma solo con una grande passione, determinazione e caparbietà. Un esempio per tanti, da parte nostra il miglior in bocca al lupo per questo e per i prossimi TT.

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